Numero 47/2019

22 Novembre 2019

Le “minacce” alla coltivazione del luppolo: un guida (quasi) completa

Le “minacce” alla coltivazione del luppolo: un guida (quasi) completa

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Prima di effettuare qualsiasi intervento colturale bisognerebbe sempre fare un’analisi di costi, benefici e possibili svantaggi che questo comporta, in particolare quando si pensa di ricorre a fitofarmaci costosi e potenzialmente inquinanti. In genere occorre fare una stima delle potenziali perdite di raccolto in caso di non intervento e l’effettivo costo di quest’ultimo, solo quando i costi si equivalgono è conveniente intervenire. Inoltre, se per eccessive pratiche di prevenzione non ci sono grandi controindicazioni, quando si parla di eccesso nell’utilizzo di erbicidi o insetticidi, le conseguenze possono compromettere l’equilibrio ambientale che si è creato. Un’insetticida oltre a debellare i parassiti può anche avere effetti devastanti sui predatori che li tenevano sotto controllo oppure un diserbante non indicato può eliminare anche l’erba utile ai fini del luppoleto (come le azotofissatirci). Al momento in Italia gli unici fitofarmaci consentiti nella coltivazione di luppolo sono a base di rame e zolfo, concessi anche in regime biologico. Per certificare altri prodotti è necessario mandare una richiesta al Ministero dell’Agricoltura dimostrando che queste sostanze sono già utilizzate in altri stati con caratteristiche ambientali simili al nostro, come Francia, Slovenia, Spagna; dopodiché è necessario che l’azienda produttrice certifichi il prodotto per quella coltivazione, operazione costosa che viene giustificata solo in caso di un cospicuo ritorno economico. Considerato lo scarso sviluppo dei luppoleti italiani questa condizione non si è ancora verificata.

Malattie fungine:

Annerimento della radice (Phytophthora citricola): come indica il nome questa malattia colpisce la radice e causa un annerimento della stessa fino a farla marcire ed arrivando a far seccare la pianta. E’ caratteristica dei terreni privi di drenaggio e con ristagno d’acqua, ma può manifestarsi anche in altri tipi di suolo se si esagera con l’irrigazione. Essa è diffusa soprattutto negli USA. La malattia è caratterizzata dalla presenza di radici infette piene d’acqua e annerite, con un confine ben definito tra tessuto malato e tessuto sano. La malattia si può diffondere per diversi centimetri dalla corona fino alla base dei tralci. Nei casi più severi le foglie  ingialliscono e i fusti appassiscono durante i periodi umidi o quando la pianta soffre per un’eccessiva irrigazione. Con l’avanzare della malattia le foglie diventano nere pur rimanendo attaccate ai tralci. La pianta può seccare definitivamente con l’arrivo dell’inverno o all’inizio della nuova stagione. I patogeni dell’annerimento della radice sopravvivono nel suolo come spore dormienti anche per 18 mesi. In presenza d’acqua e radici ospiti le spore germinano e infettano la pianta direttamente o possono liberare zoospore in grado di muoversi che sono attratte da composti rilasciati dalle radici (etanolo e zuccheri). Le zoospore si stabiliscono sulle radici e successivamente producono miceli che infettano le radici ospiti. In Italia non ci sono prodotti per la cura di questa patologia e l’unica pratica efficace è la prevenzione evitando terreni stagnanti, non eccedendo con l’irrigazione, evitando di danneggiare le radici e impiantando varietà resistenti (Brewers Gold, Bullion, Cascade, Columbia, Nugget, Olympic, Tettnanger e Willamette)

 

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Pseudoperonospera (Pseudoperonospora humuli) è la malattia fungina più diffusa a livello globale. La perdita di qualità e quantità varia da non significativa fino alla perdita totale del raccolto, contestualmente alla resistenza della varietà e dal periodo in cui è stata contagiata. I primi sintomi possono comparire in primavera durante lo sviluppo delle foglie, se le spore erano già presenti nelle radici, le foglie appaiono più piccole ed arricciate verso il basso, lo spazio tra un nodo fogliare e l’altro è più ristretto. Con il progredire della fasi fenologiche e con lo sviluppo della malattia vi è la comparsa di parti scure e necrotiche sulle foglie fino ad arrivare ad avere macchie e appassimento dei coni che acquisiscono il tipico aspetto a strisce.La causa principale della comparsa di questo fungo è l’umidità, quindi evitare di bagnare le foglie. E’ importante tagliare i rami contaminati e bruciarli lontano dal campo poiché le spore possono contagiare anche la radice, intaccando le sue riserve di carboidrati e rendendo la pianta sempre più debole, nei casi più gravi può causarne la morte. L’utilizzo di solfato di rame può aiutare a contrastare la malattia. Non vi sono varietà immuni, ma ce ne sono alcune più resistenti come: Cascade, Fuggle, Magnum, Newport, e Perle. Si evidenzia che la varietà Cluster è particolarmente suscettibile a questa malattia. Per prevenire questa patologia, oltre alle pratiche già citate, è consigliabile utilizzare rizomi certificati privi di questa malattia ed eliminare le foglie vicino al terreno poichè sono quelle più esposte all’umidità.

 

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Oidio (Podosphaera macularis) è una delle più importanti malattie fungine del luppolo, può causare seri danni al raccolto e in alcuni casi ne abbassa a tal punto la qualità da impedirne la commercializzazione. La malattia si presenta con colonie bianche e polverose su foglie, gemme e coni. Durante i periodi di rapida crescita della pianta, sono spesso visibili pallide vescicole prima della sporulazione. L’infezione dei boccioli e dei giovani coni ne causa la malformazione e l’appassimento prematuro. I coni possono sviluppare una caratteristica muffa bianca, ma in alcuni casi è visibile solo sotto bratte e bratteole. La malattia colpisce principalmente tessuti giovani come gemme, boccioli ed è stato notato che le foglie diventano più resistenti man mano che invecchiano. Lo sviluppo della patologia è favorito dalla crescita veloce della pianta, da un’alta umidità, il tempo nuvoloso e un clima mite, con temperature comprese tra i 10° e i 27° C.
Per la prevenzione dell’Oidio pratiche come la potatura primaverile e la rimozione del primo metro di foglie sono etremamente utili, inoltre l’irrigazione a goccia permette di limitare l’umidità che favorisce l’insorgenza della muffa. Infine effettuare il raccolto in tempo limita il diffondersi della patologia sui coni. I Solfati di rame e zolfo formano una barriera protettiva nei confronti dell’Oidio, ma il loro utilizzo deve essere limitato a prima della fioritura in modo che il prodotto o non rimanga tra le brattee dei coni. Varietà resistenti come Newport, Nugget, Cascade e liberty, o con maturazione precoce come il Fuggle possono aiutare a tenere bassi livelli di infezione.

 

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Verticillosi: malattia fungina causata da Verticillium alboatrum e V. dahliae. Non è specifico del luppolo, quindi è importante il controllo delle infestanti perchè possono fungere da vettori. I primi sintomi generalmente compaiono in concomitanza con la fioritura e variano a seconda dell’aggressività della patologia. Nei casi meno gravi può causare ingiallimento e appassimento di alcune foglie e rami, mentre in quelli più gravi causa la frattura dei fusti che, internamente, risultano di colore brunastro e successivamente la morte della pianta. Le spore del Verticillium possono sopravvivere per diversi anni nel terreno ed attaccare la pianta dalle radici per poi diffondersi attraverso i canali che trasportano nutrimento in tutta la pianta. Per questo motivo, anche se generalmente questo fungo causa meno danni delle malattie sopracitate, è essenziale controllarne i livelli, infatti una volta che il campo risulta infestato è estremamente difficile debellarlo. I metodi di prevenzione prevedono la selezione di varietà resistenti, se possibile, come Cascade e Perle, l’utilizzo di rizomi certificati, il controllo delle infestanti e la rimozione delle piante contagiate.

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Malattie virali

Apple mosaic virus è la principale virosi che affligge il luppolo e può causare una perdita di alfa acidi nei coni del 50%. La malattia induce una clorosi ad anelli o ad archi sulle foglie che possono diventare necrotiche. La gravità dei sintomi è strettamente legata alle condizioni ambientali; infatti si manifestano in modo più severo quando a un periodo di tempo fresco con temperature stabili sotto i 25° C segue un periodo di grande caldo. Questa caratteristica fa si che piante infette non manisfestino sintomi per diverse stagioni fino a quando non si presentano condizioni favorevoli. La principale causa di diffusione del virus a mosaico è l’utilizzo di rizomi infetti durante l’impianto; è anche possibile diffondere il virus attraverso l’utilizzo di strumenti che sono venuti in contatto con esso per cui è importante lavare sempre l’attrezzaura prima e dopo l’utilizzo. Attualmente non ci sono prodotti per la cura di questa patologia, perciò l’unica difesa possibile è la prevenzione. Diventa quindi fondamentale acquistare rizomi certificati, lavare sempre la strumentazione e, quando si trovano piante infette, devono essere estirpate e bruciate.

 

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Nematodi del luppolo

Ci sono diverse specie di nematodi che si nutrono delle radici del luppolo, ma sono considerati di poca importanza nell’economia generale del luppoleto. La natura perenne del luppolo, la grandezza del sistema radicale e la sua rapida crescita durante il periodo primaverile suggeriscono che abbia una grande capacità di tollerare questi parassiti, pertanto non è considerato conveniente intervenire contro di essi.

 

Danni da insetti

Acari la principale minaccia in questo caso è nota con il nome di “ragnetto rosso” (Tetranycus urticae), non attacca solo il luppolo, ma anche molte piante orticole e ornamentali; è un fitofago che si nutre del citoplasma delle foglie e causa su esse depigmentazioni e bruciature. Le infestazioni più si caratterizzano per defogliazione e una grande presenza di tele di ragno che causano una diminuzione del vigore delle piante. La lotta biologica si dimostra efficace, coccinelle, crisope e acari predatori sono suoi nemici naturali e si possono trovare facilmente in commercio.

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Afidi del luppolo (Phorodon humuli) misurano tra 1mm e 2.5mm, possono essere alati o no e si trovano principalmente sulla parte inferiore delle foglie; sono fitofagici, causano indebolimento e afflosciamento delle foglie e nei casi più gravi della pianta intera. Il periodo in cui sono più attivi è in tarda primavera (maggio) quando i tessuti del luppolo sono già sviluppati, ma poco legnosi, e inoltre le temperature miti ne permettono la proliferazione. L’eccesso di concimazione con azoto ne favorisce l’attacco per cui si consiglia di non eccedere con questo elemento. Sono sensibili ai predatori naturali già citati per il ragnetto rosso. Inoltre, per la coltivazione biologica, alcune fonti consigliano l’utilizzo di essenze erbacee, come il macerato di ortica, per tenerli distanti (funzione repellente).

 

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Insetti  defogliatori

Sono vari: bruchi, coleotteri, limacce,ecc. Se tenuti sotto controllo non causano grossi danni. In caso di infestazione possono condurre alla morte della pianta e l’unico rimedio possibile in Italia è la rimozione delle parti infestate e l’eliminazione dei defogliatori, generalmente bruciandoli entrambi lontano dalla piantagione. La minaccia più pericolosa in questo senso viene dalla Processionaria (Thaumetopoea pityocampa) che sviluppa grandi colonie e può causare in breve tempo infestazioni in grado di danneggiare seriamente la piantagione.

 

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Minacce abiotiche

In questa categoria rientra l’eptacloro un insetticida utilizzato negli anni ’70 ed ora proibito, ma si è rivelato essere estremamente resistente nel terreno perciò è possibile rilevarne tracce ancora oggi. Il luppolo è estremamente sensibile a questa sostanza e, per alcune varietà, la dose necessaria per compromettere la piantagione è inferiore alla soglia di rilevazione dei test chimici del terreno. La contaminazione, durante la prima stagione non dà sintomi, ma spesso impedisce alle piante di creare un adeguato sistema radicale, causando appassimento e molto spesso la morte durante l’estate dell’anno seguente. Se si ha il sospetto che in passato un campo possa essere stato trattato con eptacloro è essenziale, prima di stabilire la piantagione, fare delle prove di impianto in modo da scoprire la reazione delle piante.

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Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!