Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
19 febbraio 2014

La rivoluzione della “corona!”

La rivoluzione della “corona!”

Tag:, , , , , ,

In copertina: Dettaglio costruttivo di un moderno tappo a corona.

Quale appassionato di birra potrebbe immaginare la storia della propria bevanda preferita senza l’invenzione del tappo corona?
Elemento semplice, poco costosto e di piccole dimensioni, ma di grande genialità pratica,  ha giocato, infatti, un ruolo non secondario nello sviluppo della produzione e conservazione  non solo della birra in bottiglia, ma di una innumerevole varietà di bevande alcoliche e non spiritose.

Prima della sua invenzione, le bottiglie di bibite frizzanti esistevano già, ma si trattava di confezioni destinate ad una vita commerciale molto limitata e ancora lontana dai grandi commerci tipici dell’era industriale. Spesso, infatti, i primi tentativi di trasporto della birra e delle bevande gassate in bottiglia si caratterizzarono per problemi gravisssimi: fuoriuscita del liquido, evaporazione dell’anidride carbonica.
William Painter fu il primo a capire che era necessario trovare un modo migliore per sigillare le bottiglie, pur consentendo il contatto tra tappo di metallo e bevanda contenuta. Il tappo, fu così brevettato il 2 febbraio del 1892 a Baltimora e utilizzato esclusivamente dalla Crown Cork and Seal Company (oggi denominata Crown Holdings) fino al 1911.

 

Il modello brevettto da William Painter.

Si trattava di un tappo dalla forma estremamente semplice, fatto di metallo, con un’estremità corrugata che assomiglia in certo qual modo a una corona rovesciata (da cui ha preso il “soprannome” corona), estremamente semplice ed economico da realizzate. Assolutamente a prova di fuoriuscite, era rivestito originariamente al suo interno da un sottile disco di sughero a sua volta ricoperto da una pellicola speciale che sigillava il contenuto della bottiglia, evitando che venisse in contatto diretto con il metallo.
Negli anni Venti la società già vantava parecchie filiali in tutto il  mondo, ma per sopravvivere al proibizionismo dovette spostare la sua attenzione dalle birre alle bibite gasate e negli anni ’30 anche ai sistema di chiusura delle lattine.

 

Ricca collezione di tappi a corona.

 

Nella seconda metà degli anni ’60, sempre negli Stati Uniti, vennero creati i “tappi corona a vite”, che permettono di evitare l’uso degli apribottiglie e di poter richiudere e preservare la bevanda avanzata, grazie all’apposita filettatura sul collo della bottiglia.
Altra innovazione importante per la riduzione dei costi, fu la sostituzione verso la fine degli anni ’60 del sughero con la plastica.
Oltre all’aspetto puramente tecnico rivestito da queste chiusure, il tappo è diventato spesso elemento strategico e caratterizzante del prodotto e del marketing: oggi sono numerosi i collezionisti in ambito birrario e non solo!  Alcuni di questi tappi hanno raggiunto livelli di rarità e valutazioni economiche di rilievo: non è insolito, infatti, trovare collezionisti che conservano i pezzi migliori come vere e proprie antiche e preziose monete!

Redazione Giornale della Birra
Info autore

Redazione Giornale della Birra

La Redazione del Giornale della Birra, tra un boccale e l’altro, prepara gli articoli che vedete su queste pagine.
Inoltre, da’ spazio a tutti gli amici e visitatori del sito che ci inviano i loro contributi, indicandone gli autori. Contattaci se vuoi collaborare con noi!