Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 50/2018

13 Dicembre 2018

La Birra si fa sempre più Social!

La Birra si fa sempre più Social!

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La birra da migliaia di anni è un collante della società, offre spunti di convivialità e condivisione. Davanti ad un bel bicchiere di nettare brassicolo si perdono le differenze di razza, colore, lingua e rimane solo il desiderio di brindare insieme. La socialità della birra è un fenomeno che esiste da sempre e oggi è vivo più che mai. I numerosi eventi dedicati alle birre che raccolgono professionisti e amatori da ogni parte del mondo ne sono un esempio. E a rendere ancora più variegato e diffuso il mondo della birra sono proprio gli strumenti di ultima generazione: i social media.

Usarli è ormai una costante della nostra vita. Toccare lo schermo del nostro smartphone sull’icona del social media che più utilizziamo è diventato un must, per sentirci connessi col mondo e essere, appunto, sociali. La birra dunque non può esimersi dall’apparire su queste piattaforme, soprattutto in un momento come questo nel quale di questa bevanda si parla sempre più.

Blogmeter, società specializzata nella social media intelligence, ha realizzato una Top Brands dedicata al settore delle birre, analizzando le performance di tutte le pagine Facebook, Twitter, Instagram e Youtube dei principali brands di birra presenti sul mercato italiano. Di 30 produttori presi in esame, 5 brands sono risultati essere i migliori a livello di engagement, interazioni, con gli utenti nel trimestre dal 1 gennaio al 31 marzo 2018.

 

 

Prima in classifica senza troppe sorprese è Ceres, divenuta molto popolare negli ultimi anni proprio per la sua originale ed ironica comunicazione social. Il brand di birra danese sviluppa, nel trimestre di riferimento, un engagement ottenuto per il 73% su Facebook e per il 27% su YouTube. Il post di Ceres che ha ottenuto maggiore successo, oltre 30mila interazioni, è un post spiritoso dedicato all’orzo.

 

 

Medaglia d’argento per Birrificio Angelo Poretti, storico birrificio lombardo fondato nel 1877 e, dal 2002, di proprietà del gruppo Carslberg. Con centomila tra fan e follower sui suoi canali social, Poretti stacca di parecchio i suoi competitor di settore. In terza posizione si classifica l’olandese Bavaria, la cui attività social si concentra quasi esclusivamente sul suo canale Facebook, che infatti raccoglie il 100% delle interazioni. Stessa sorte per la quarta classificata, la celebre birra irlandese Guinness che ha un engagement proveniente per il 100% da Facebook. Al quinto posto della nostra Top Brands troviamo Birra del Borgo, birrificio artigianale italiano nato a Borgorose nel 1999. L’attività social del brand è spaccata quasi a metà tra i canali Facebook e Instagram, che raccolgono rispettivamente il 45% e il 54% delle interazioni totali.

 

 

Osservare come i grandi marchi si comportano in internet può essere utile per capire gli interessi degli utenti, ma anche per individuare, grazie all’elevato numero di feedback che hanno, le potenzialità e, soprattutto, i limiti che la rete offre. Infatti, che si possegga una piccola attività locale o si gestisca un celebre brand, è importante sapere cosa la gente dice di noi online. Tutto il movimento che viene generato dalle interazioni, magari non serve ad aumentare il numero di birre vendute, ma permette alla realtà birraria di conoscere e di farsi conoscere, di parlare di sé e di inviare messaggi chiari e diretti su chi è e su cosa sta realizzando. Questo crea una vicinanza che consente di instaurare un legame solido con gli utenti, consentendo di farli passare da semplici generatori di contenuti a consumatori finali.

La tecnologia ci dà la possibilità di eliminare i confini fisici e di arrivare in tempo reale ovunque si voglia con un semplice click. Anche all’interno di un birrificio, con la possibilità di affiancarsi al birraio e dare consigli, suggerimenti o semplicemente esprimere i propri gusti. Lo scambio continuo di lodi, critiche ed esperienze personali tra utenti e azienda favorisce la generazione di nuovi input per l’evoluzione dei prodotti. È quello che ha realizzato il birrificio scozzese Brewdog creando MashTag, the world’s first ever twitter beer, come la definisce lo stesso produttore, realizzata appunto seguendo le indicazioni dei propri follower raccolte su Twitter. Naming, grado alcolico, ingredienti e via dicendo sono stati concordati tramite tweet dando vita ad una Pale Ale con aggiunta di Yuzu e Hibiscus. MashTag adesso è realmente in vendita.

 

 

Ma c’è di più. Non solo social, ma anche veri e propri beer network possono essere utilizzati dai produttori per aggiudicarsi una vetrina sulla piazza virtuale. Ovvero delle piattaforme tematiche che spostano l’attenzione dalle semplici foto e post al prodotto che si sta bevendo: la birra diventa il perno centrale intorno al quale ruota tutto il meccanismo.

Tramite i beer network, infatti, gli utenti possono scegliere ed eventualmente aggiungere, se non è già presente nel database, la birra che stanno assaporando, assegnarle un giudizio e taggare il locale nel quale si trovano. Il risultato è una mappa sociale del beer world, che aggiorna in tempo reale luoghi, prodotti e produttori, con tanto di giudizi e classifiche.

Il più noto è Untappd, un’applicazione per smartphone, nata negli USA, ma utilizzata anche in Italia. Ad ogni check-in l’utente guadagna punti e sblocca badge che servono a mostrare agli altri utenti le proprie competenze: quante tipologie di birra sono state bevute, in quanti luoghi diversi, in quali occasioni. Più badge si hanno e più si è degustatori socialmente attivi. Inoltre, su Untappd non ci si registra su un luogo fisico, ma direttamente sul prodotto che si sta consumando ed è possibile allargare la condivisione delle opinioni birrarie anche sui profili privati degli altri social network, ampliando notevolmente la platea di riferimento. Esiste anche un’area dedicata agli operatori del settore, “Untappd for business”, dove i proprietari di locali e i produttori possono inserire i propri esercizi commerciali, gli eventi e le nuove produzioni. Si ha così un’interazione diretta ed immediata che permette di creare conoscenza e di rimanere aggiornati su tutte le novità del momento.

 

 

Infine, attenzione al target. I Millennial o generazione Y sono i giovani dai 20 ai 35 anni che hanno più dimestichezza con le piattaforme social, sia generaliste che tematiche. Non c’è niente di più normale e scontato per questi cibernauti di socializzare con la propria rete di contatti, condividendo pensieri, immagini e spaccati della loro quotidianità.  Si aspettano inoltre che i messaggi dedicatigli rispecchino il loro modo di essere e le loro aspettative. Non basta un sito internet aziendale per dire di essere presenti online, è necessario avere almeno un profilo social, così da coinvolgere i potenziali consumatori e creare un continuo scambio comunicativo bidirezionale.

I Millennial sono fruitori attivi della rete e il desiderio di comunicare i loro interessi è vivo e si diffonde tramite il FoAF, Friend of a friend, ovvero il passaparola. Preferiscono provare qualcosa che altri hanno già testato e commentato online piuttosto che affidarsi ai tradizionali canali informativi. Ecco perché per i birrifici artigianali i social media diventano canali di comunicazione privilegiati che offrono l’opportunità di interagire con i potenziali consumatori in maniera diretta ed immediata e pongono le basi per una longeva fidelizzazione.

Come recita uno degli assiomi base della comunicazione, non basta saper fare e fare, ma dobbiamo assolutamente anche farlo sapere. La comunicazione è fondamentale se vogliamo che il nostro lavoro sia conosciuto e riconosciuto e per farlo nella maniera più rapida e, si spera, efficace possibile bisogna che la birra assuma dei sentori … virtuali.

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Maria Giulia Ruberto
Info autore

Maria Giulia Ruberto

La mia passione per la birra nasce esattamente due anni fa, quando per la prima volta mi sono cimentata nella spillatura dietro al bancone di un bar. Non so se si possa definire una vera e propria passione, ma so che quando sono lì a “creare” le mie birre, mi sento al posto giusto. Così ho deciso di chiudere in un cassetto i cinque anni investiti nel prendere la laurea in Comunicazione per seguire la mia nuova strada di barista. Da lì è stato un vortice, mi sono trasferita dalla Toscana al Trentino, ho seguito corsi formativi sulle birre e ho deciso di rispolverare la mia passione per la scrittura, chiaramente in ambito birrario. E da qui in poi: avanti a tutta birra!