Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 15/2018

11 aprile 2018

Birre di tutti i giorni – Viaggio tra gli scaffali del supermercato: la Duvel

Birre di tutti i giorni – Viaggio tra gli scaffali del supermercato: la Duvel

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Ritorna anche per il 2018 l’appuntamento alla scoperta delle birre che possiamo facilmente reperire tra gli scaffali della grande distribuzione: ne conosciamo bene, almeno di vista, nomi ed etichette; magari ne abbiamo anche acquistate alcune, ma ben poco sappiamo della loro storia e produzione.

Il Giornale della Birra è qui anche per questo, quindi bando alle ciance e prepariamoci per un bel viaggio in Belgio, alla scoperta della birra Duvel, prodotto di punta del colosso birrario Duvel-Moortgat, di cui fanno parte, tra le altre, La Chouffe (di cui abbiamo parlato nei mesi scorsi) e il nostro Birrificio del Ducato, acquisito recentemente dal gruppo.

 

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La Duvel nacque nel lontano 1871 a Puurs, in Belgio, per opera di Jan-Léonard Moortgat, che insieme alla moglie, decise di aprire un birrificio senza né arte né parte, ma semplicemente cominciando a produrre birra basandosi esclusivamente su tentativi e prove varie. Trovate le ricette giuste, le birre del signor Moortgat diventarono presto famose sia a Puurs che nelle cittadine limitrofe, arrivando ben presto ad essere particolarmente amate dalla borghesia della capitale Bruxelles. Agli albori del 1900, il birrificio Moortgat era annoverato tra l’elenco dei 3000 produttori birrari operanti in Belgio.

Agli inizi del Ventesimo secolo, i figli di Jan-Léonard, Albert e Victor, entrarono nell’impresa di famiglia: Albert in qualità di mastro birraio, Victor invece come distributore; andava lui stesso a Bruxelles con il suo bel carro trainato da cavalli a consegnare le birre ai vari clienti.

L’avvento della Prima Guerra Mondiale portò il birraio Albert a stretto contatto con gli inglesi, da cui imparò le tecniche di produzione tipiche delle loro ales; nel 1915 decise di creare una birra speciale ispirata al metodo produttivo inglese, mettendosi in testa di utilizzare solamente i migliori ingredienti inglesi. Intraprese così un lungo viaggio alla scoperta dei birrifici anglosassoni e alla ricerca dei ceppi di lieviti più adatti al suo scopo, venendo accolto per molto tempo in maniera decisamente poco affabile. Solo nel 1918 riuscì ad ottenere quel che desiderava da un birrificio scozzese, e potè tornare a casa con l’agognato ceppo di lieviti, da cui derivano tutt’ora anche i lieviti utilizzati al giorno d’oggi dal birrificio.

 

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Una volta giunto a casa, e con l’aiuto del fratello Victor, Albert cominciò subito il lavoro di ricerca e sperimentazione per creare la ricetta perfetta: una volta ottenuto il connubio ideale, la nuova birra venne finalmente prodotta e, per celebrare la fine del primo conflitto mondiale, venne chiamata “Victory Ale”.

Questa birra ebbe fin da subito un grande successo. Nel 1923, durante una serata di degustazione organizzata per i notabili di Puurs, il signor Van De Wouwer, il calzolaio del paese, fu talmente deliziato dai nuovi sapori provati che esclamò: “Questa è un vero Diavolo (“Duivel” in fiammingo-olandese)!”. La definizione piacque così tanto che, da quell’anno in poi, la birra venne prodotta ed etichettata, appunto, con il nome di Duvel, che resiste ancora oggi: una scelta oltremodo coraggiosa, se pensiamo alla profonda tradizione cattolica delle Fiandre di quell’epoca.

Il successo della birra Duvel continuò a crescere in tutto il Belgio, e la sua produzione aumentò in maniera esponenziale. Nel 1958 cominciò l’esportazione all’estero, e l’Olanda fu la prima tappa di questa operazione di espansione che continua ancora oggi.

Negli anni ‘60, per rinnovarsi un po’, il birrificio cominciò a produrre la Green Duvel, una birra fermentata una volta soltanto, e quindi più leggera della sorella maggiore, che riscosse da subito un grande successo nei pub e nei bar vicino al birrificio stesso, in cui venne distribuita.

In questo periodo, il birrificio Moortgat era guidato dalla terza generazione della famiglia, composta da Bert, Marcel, Leon ed Emile: è a loro che venne l’idea di creare un bicchiere apposito per la migliore degustazione della loro amata birra.

La fine degli anni ‘60 vide quindi la nascita del primo bicchiere a tulipano, ideato dai Moortgat, inoltre, per contenere tutti i 33 cl. di una bottiglia. Le forme arrotondate di questo bicchiere sono create apposta per offrire la migliore esperienza sensoriale nell’assaggio degli aromi e dei sentori carichi e corposi della Duvel, mentre il restringimento verso l’alto risulta utile per conservare la carbonatazione ideale.

 

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Un ulteriore passo in avanti avvenne negli anni ‘90, sotto la guida della quarta generazione Moortgat, che pur continuando ad investire per garantire la massima qualità della propria birra, decise di virare verso una campagna utile a consolidare e aumentare la propria posizione nell’ambito dei mercati internazionali. Ad oggi, la birra Duvel continua a produrre le sue birre nel rispetto della ricetta e dei tempi di produzione originari, ed è distribuita in più di 60 Paesi, inclusa l’Italia.

 

La Duvel ha all’attivo tre tipi di birra:

  • Duvel: la classica, ha sentori amari e un tratto distintivo luppolato; il suo particolare processo produttivo dura circa 90 giorni e garantisce carattere, effervescenza e un piacevole retrogusto dolce di alcol. Viene prodotta con acqua pura, orzo lasciato germinare per 5 giorni, luppoli sloveni e cechi (adatti per definirne l’aspetto amaricante), e lieviti scozzesi, derivanti dal ceppo originario importato da Albert Moortgat. Durante tutte le fasi produttive, la birra viene continuamente controllata da specialisti. Il contenuto alcolico è particolarmente elevato (8,5% vol.).
  • Duvel Tripel Hop: prodotta per la prima volta nel 2007, per ottenere una birra dai sentori amari ancora più marcati, dopo sei diverse ricette ha visto la luce definitiva nel 2016, grazie ad un sondaggio proposto tra i consumatori, che hanno decretato come l’aggiunta di luppoli Citra in dry-hop fosse la scelta più giusta per la nuova creazione. Il volume alcolico è del 9,5%.
  • Duvel Barrel Aged: non presente in Italia, si tratta di una birra ancora in fase di “sperimentazione”, uscita a giugno 2017. La Duvel viene fatta invecchiare in barili provenienti da due distillerie di bourbon americane, con il risultato di una birra più dolce, ma ancora più alcolica della versione classica.

 

Termina qui il nostro breve viaggio alla conoscenza della birra Duvel; non mancate al prossimo appuntamento tra gli scaffali del supermercato, sempre sul Giornale della Birra!

 

 

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Alessia Baruffaldi
Info autore

Alessia Baruffaldi

“Ero una quasi astemia qualsiasi, fino a quando, alla “tenera” età di 23 anni, ho fatto conoscenza con una giraffa di Augustiner Oktoberfest…”

Nasce così la mia passione per la birra, più o meno 7 anni fa. E da allora non si è più fermata.
Solitamente, le donne si emozionano e si entusiasmano di fronte ad un negozio di vestiti, di scarpe, di profumi… Io mi entusiasmo davanti ad una libreria, a qualsiasi cosa che raffiguri dei gufi o la Scozia… e davanti ad uno scaffale pieno di bottiglie di birra!
E’ più forte di me, appena entro in un supermercato, vado subito in direzione del reparto birre, che solitamente viene sempre diviso dal reparto “vini&liquori”, e proclamo il mio insindacabile giudizio: in questo supermercato vale la pena che io ritorni?
Comincio a passare in rassegna ogni cambio di colore delle etichette, ed esploro, esploro, esploro.
A volte con piacevolissime sorprese e scoperte di nicchia, e quando poi esco dalla cassa con 4-5 bottiglie mi sento soddisfatta e felice come una bimba che ha svaligiato un reparto di caramelle, o una fashion-addicted che ha trovato un paio di Louboutin al 90% di sconto.
Stessa sorte tocca ai locali che frequento: come decido se vale la pena ritornarci? Semplice! Do un’occhiata al listino delle birre che propongono alla spina o in bottiglia e, se possibile, faccio una perquisizione visiva diretta del frigo. Se tengono solo birre da supermercato, prendo un’acqua frizzante, e mentalmente pongo un bollino sulla porta dello sventurato pub con scritto “MAI PIU’”.
E’ decisamente snob come cosa, lo so, ma è più forte di me.
Ormai tra i miei amici sono considerata LA “birramaniaca” (anche se c’è chi beve molto più di me!). Vedono la passione che ci metto nel provare gusti nuovi, nell’informarmi sui vari birrifici, nel collezionare le bottiglie delle birre che ho assaggiato (al momento sono circa a 280, ma sarebbero molte di più se ogni volta che vado in un pub poi avessi il coraggio di chiedere di portarmi via il vuoto a perdere, ma non è molto carino girare fuori da un pub con una bottiglia di birra vuota in mano senza sembrare un’ubriacona!), leggo, sperimento, cerco di partecipare al maggior numero di fiere birrarie che la distanza (e ahimè,il mio portafogli) mi permettono…

Insomma, coltivo più che posso questa mia passione, forse un po’ insolita per una ragazza, ma che ci posso fare se mi trovo più a mio agio tra gli scaffali di un beer shop, piuttosto che in un negozio di vestiti?
Per questo ho aperto da qualche mese un mio blog sul fantastico mondo della birra artigianale (avventurebirrofile.altervista.org), supportato dalla pagina Facebook de Le avventure birrofile della Ale.