Numero 03/2020

16 Gennaio 2020

Boccali da birra bavaresi: non solo una tradizione!

Boccali da birra bavaresi: non solo una tradizione!

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Per tutti gli appassionati della birra un viaggio a Monaco di Baviera costituisce un must, una sorta di pellegrinaggio laico che bisogna fare almeno una volta nella vita in uno dei luoghi simbolo della cultura brassicola mondiale. Chi non ha in mente l’Oktoberfest e  le procaci ragazze teutoniche con in mano giganteschi  boccali di birra traboccanti schiuma?

Il boccale appunto è uno dei simboli più legati, nell’immaginario comune, alla birra ed alla sua festa per eccellenza. Quello portato dalle ragazze di cui sopra è il classico boccale di vetro da un litro (il cosidetto maß, cioè la “misura”, che anticamente corrispondeva a 1,069 litri), dal manico potente, di grande spessore per conservare al meglio la temperatura e dalla bocca larga, da dove sprigionano tutti gli aromi e la schiuma si raccoglie compatta. A questi boccali in vetro si affiancano  altre tipologie, nei più svariati materiali, dal peltro alla ceramica, alla porcellana, al legno, fino ad arrivare (per chi può permetterselo) all’argento.

 

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Tutte queste tipologie, nate anticamente, oggigiorno sono andate via via sparendo nell’uso comune, per essere sostituite dal più comune vetro, e restare essenzialmente oggetti per collezionisti e fare bella mostra di sé in qualche vetrinetta. Il nome tedesco per il boccale è krug, se in vetro detto glaskrug, se in ceramica o altro materiale diverso dal vetro steinkrug (da stein, cioè “pietra”). L’origine, come abbiamo detto, è sicuramente molto antica. Come si legge in un interessante capitolo del libro The Beer Stein Book: a 400 Year History di Gary Kirsner, reperibile su Wikipedia (purtroppo solo in inglese) alla fine del 1400-inizio 1500 alle brocche allora in uso iniziarono ad essere aggiunti i coperchi per motivi sanitari. In quel periodo, come anche successivamente, imperversava per l’Europa la peste bubbonica, e si riteneva che gli insetti che si posavano sugli alimenti potessero esserne una delle cause. Le autorità tedesche allora imposero l’uso dei coperchi per prevenire possibili contaminazioni della birra. In rete si trovano anche altre ipotesi più o meno fantasiose, per cui i coperchi sarebbero stati aggiunti ad esempio per evitare che chi ballava con il bicchiere in mano potesse rovesciare la birra, o per evitare gli sputi dei vicini di tavolo!

 

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Sia come sia, queste brocche sono perfettamente funzionali al loro uso. Il coperchio incernierato permette di tenere il bicchiere con una mano sola, utilizzando il pollice per alzarlo e poter bere. Nei secoli si sviluppò poi un vero e proprio artigianato artistico. Le brocche iniziarono a diventare più complesse, i materiali più pregiati e i vari laboratori si sbizzarrirono con le decorazioni e ogni città tedesca aggiunse i propri simboli. La città di Creussen, nella parte est della Germania divenne un importante centro di produzione, usando per prima la smaltatura per rifinire i boccali.

Oggigiorno i boccali artigianali sono ormai molto rari ed anche molto costosi (fate una ricerca su internet per giudicare), riservati ad un pubblico di veri amanti degli oggetti artistici. Quello che si può trovare in vendita nelle vetrine di Monaco è tutto di produzione asiatica o sudamericana, e chiaramente i prezzi sono molto più accessibili. Si trova un po’ di tutto, dai boccali veramente kitsch, con decorazioni improbabili (si potrebbero paragonare al duomo di Milano nella bolla con la neve che cade!) a oggetti un po’ più belli e un po’ più sobri. Cosicché chiunque voglia portarsi a casa un  ricordo della Baviera possa, senza svenarsi, essere accontentato. È il bello ed il brutto della globalizzazione. Per chi poi non può proprio andarci, la rete offre possibilità di shopping online (anche se non è la stessa cosa!). vi consiglio il sito della Hofbrauhaus, il famoso birrificio di Monaco, dove a prezzi abbastanza contenuti si possono trovare boccali di una certa qualità, e marchiati col famoso simbolo.

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Info autore

Enrico Garda

Sono nato a Torino nel 1961 (ormai viaggio per i 60!), ma mi considero lombardo di adozione, perché abito in provincia di Lecco da ben 45 anni, dove mi sono sposato con Patrizia e ho avuto 3 figli (ho già anche 2 nipotine). Sono stati proprio i miei figli, conoscendo la mia passione per la birra, che un Natale di due anni fa mi hanno regalato un kit per fare la birra in casa. La scintilla devo dire che non è scoccata subito. Il kit è rimasto in cantina per qualche mese. In questo tempo ho meditato, mi sono informato, ho letto e poi…mi sono lanciato nel vuoto. E dico proprio nel vuoto perché “Nessuna esperienza precedente può averti preparato per assistere alla carneficina a cui assisterai fra poco”, come dice Dan Aykroyd a Eddie Murphy in Una poltrona per due. Naturalmente esagero, però i problemi che si devono affrontare durante la preparazione della nostra bevanda preferita sono tanti e a volte difficili da risolvere. Ho pensato allora di mettere a disposizione la mia piccola esperienza (ho fatto fino ad ora una decina di birre diverse, provando tecniche e stili vari) di homebrewer molto casalingo a chi vuole entrare in questo mondo veramente affascinante. Ho una predilezione per le birre tedesche, che sono, come loro, intendo i tedeschi, asciutte e di poche parole. Pochi fronzoli, niente gusti strani, il malto ed il luppolo che dominano su tutto. Ma mi piace anche sperimentare. Se qualcuno vorrà poi condividere con me le sue esperienze ben venga. Ho poco da insegnare e tanto da imparare.