Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 35/2018

27 agosto 2018

Croazia: alla scoperta delle “birre di tutti i giorni”

Croazia: alla scoperta delle “birre di tutti i giorni”

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Una vacanza in Croazia vuol dire sole, acqua splendida, vuol dire tramonti favolosi e grigliate in riva al mare nelle konobe (taverne) sparse un po’ dovunque,  ma vuol dire anche birra (pivo in croato)  ad accompagnare i nostri pranzi e le nostre cene. La birra è una specie di bevanda nazionale, anche più del vino, che pure questa terra produce, forse grazie alla lunga dominazione asburgica che anche in questo ha lasciato traccia, oltre che in certe architetture urbane, soprattutto nelle zone centrali del paese, ed in un rigore abbastanza teutonico della popolazione.

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Anche la Croazia ha risentito di quello che da un po’ di anni a questa parte è il “rinascimento birrario”, cioè l’ascesa irresistibile dei piccoli produttori indipendenti, con la riscoperta del valore della birra artigianale (segnalo a questo proposito il bell’articolo apparso sul portale Osservatorio Balcani e Caucaso: LINK), ma purtroppo è difficile trovare questi prodotti, a meno che non li si vada a cercare appositamente, perché hanno una diffusione molto limitata ed in alcuni casi le birre non sono neanche prodotte in bottiglia, ma si trovano solo spillate alla spina.

 

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Durante la nostra vacanza di quest’anno nell’isola di Losinj (in italiano Lussino) le birre che abbiamo assaggiato sono state quindi quelle della grande distribuzione, le uniche che si potevano trovare, che comunque hanno anche loro i loro pregi. Intanto bisogna dire che quello che si trova e va per la maggiore sono solo birre a bassa fermentazione. Si contendono gli scaffali due marchi: la Ožuisko, prodotta a Zagabria, la capitale, e la Karlovačko, prodotta a Karlovac, città a sud di Zagabria. Sono tutte e due birre di antica produzione: la Ožuisko è prodotta dalla Zagrebačka Pivovara (Birrificio di Zagabria) dal 1892, che dal 2012 è parte del Gruppo Molson Coors, mentre la Karlovačko è prodotta dal 1854 da un birrificio oggi parte del Gruppo Heineken. Tra le due birre c’è una competizione degna di un derby calcistico; ci sono i tifosi dell’una e i tifosi dell’altra, che mai si sognerebbero di passare all’altra squadra.

 

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La Ožuisko è in effetti una märzen, stile tedesco appartenente al gruppo delle pale lager; erano birre prodotte a marzo appunto, al termine della stagione birraria, più alcoliche e luppolate per potersi conservare nei mesi estivi ed essere consumate a settembre e ottobre (sono le birre servite all’Oktoberfest). La Ožuisko ha un bel colore dorato tendente all’ambrato, poco amaro e una bella intensità aromatica. La Karlovačko invece è una lager più tradizionale, più secca e più luppolata, con un colore decisamente più chiaro. Tutte queste birre si possono trovare in vari formati: dalla 33 cl in vetro  al mezzo litro, alla 66 cl, al litro fino ad arrivare a quello che per noi è quasi un’eresia: bottiglioni di plastica da 2 litri che finché sono in frigo tengono la temperatura, ma la perdono rapidamente una volta tirati fuori.

 

 

Ultima arrivata nel panorama birrario croato è la Pan, una lager senza infamia e senza lode prodotta dal gruppo Carlsberg, delle tre sicuramente la meno interessante.

Caratteristiche  della Croazia sono anche le birre cosiddette radler (in pratica quelle che da noi, quando ero ragazzino, si chiamavano birra e gazosa): birre leggerissime (2° circa) ottenute miscelando la birra base con limone o succo di pompelmo rosa. Per chiamarle birre ci vuole un certo coraggio (della birra conservano forse solo un leggero amaro), ma devo dire che quando tornavamo dalla spiaggia dopo una giornata di sole e vento il bottiglione da due litri finiva piuttosto rapidamente!

 

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Finisco questo breve excursus tra le “birre di tutti i giorni” in Croazia con una birra reperibile anche in supermercato e che ho trovato ottima: la Karlovačko Crno (crno in croato vuol dire nero): è una birra sempre a bassa fermentazione di tipo schwarzbier, poco corpo, buon gusto di tostato, buon livello alcolico (6°), si accompagnava a meraviglia con alcune grigliate casalinghe di cevapčići (le famose polpettine di carne del Balcani) che ci siamo fatti in tenda.

Insomma, se passerete le vostre vacanze in Croazia, che siate in riva al mare a godervi un tramonto, o in un chiosco a gustarvi sardelle o calamari alla griglia, o che vi stiate assaporando un burek (sono una specie di gustosissima pasta sfoglia salata ripiena di formaggio o carne), che una buona birra vi accompagni. Cin Cin ( o meglio živjeli in croato) !

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Enrico Garda
Info autore

Enrico Garda

Sono nato a Torino nel 1961 (ormai viaggio per i 60!), ma mi considero lombardo di adozione, perché abito in provincia di Lecco da ben 45 anni, dove mi sono sposato con Patrizia e ho avuto 3 figli (ho già anche 2 nipotine). Sono stati proprio i miei figli, conoscendo la mia passione per la birra, che un Natale di due anni fa mi hanno regalato un kit per fare la birra in casa. La scintilla devo dire che non è scoccata subito. Il kit è rimasto in cantina per qualche mese. In questo tempo ho meditato, mi sono informato, ho letto e poi…mi sono lanciato nel vuoto. E dico proprio nel vuoto perché “Nessuna esperienza precedente può averti preparato per assistere alla carneficina a cui assisterai fra poco”, come dice Dan Aykroyd a Eddie Murphy in Una poltrona per due. Naturalmente esagero, però i problemi che si devono affrontare durante la preparazione della nostra bevanda preferita sono tanti e a volte difficili da risolvere. Ho pensato allora di mettere a disposizione la mia piccola esperienza (ho fatto fino ad ora una decina di birre diverse, provando tecniche e stili vari) di homebrewer molto casalingo a chi vuole entrare in questo mondo veramente affascinante. Ho una predilezione per le birre tedesche, che sono, come loro, intendo i tedeschi, asciutte e di poche parole. Pochi fronzoli, niente gusti strani, il malto ed il luppolo che dominano su tutto. Ma mi piace anche sperimentare. Se qualcuno vorrà poi condividere con me le sue esperienze ben venga. Ho poco da insegnare e tanto da imparare.