Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
24 agosto 2015

Il Bestiario della birra: quante ce ne tocca sentire!!

Il Bestiario della birra: quante ce ne tocca sentire!!

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I preconcetti, i falsi miti e i luoghi comuni sulla birra si sprecano. In un Paese come il nostro in cui bere buona birra artigianale è considerato ancora snob, e il mondo birrario è ancora poco esplorato, non mancano le dicerie e le chiacchiere in merito, che provengono quasi sempre da chi poi la birra non la beve neppure.

Sfatiamo (ancora una volta, in certi casi) un po’ di questi miti. Non dico nulla di nuovo in questa lista, ma, come si suol dire, repetita iuvant!

  • Quante volte, anche in certi pub, ci sentiamo dire “Ho una birra bionda e una doppio malto”? Doppio malto, a livello di caratteristiche di una birra, non ci dice proprio nulla, tranne che si tratta di una birra indicativamente sopra il 6% vol. E se vogliamo capire quanto ne sa il barista, ci basta chiedere “Sì,ma… che tipo di birra è?” per creare spesso attimi di puro panico. Doppio malto è semplicemente una definizione legislativa che indica le birre con un tasso alcolico sopra il 6% e un grado Plato (ovvero la misura del contenuto di zuccheri nel mosto) maggiore di 14,5. Tale classificazione è utile solo allo Stato per regolamentare la quantità di tasse da imporre ai prodotti alcolici. Più aumenta il tasso alcolico, più il prodotto verrà tassato. Tutto qui! Quindi, occhio a ciò che ordinate quando andate in un pub: se vi ignorano o vi prendono in giro per la vostra doppio malto, non hanno poi tutti i torti!
  • “Guarda che la birra ti fa ingrassare!”. Bene, vi svelo un segreto: tutto, e ripeto TUTTO, fa ingrassare, se assunto in porzioni pantagrueliche. Quindi, è ovvio che se bevi 2 litri di birra ogni sera, prima o poi cominci a mettere su peso, è matematico. Ma la birra, a differenza degli altri alcolici, ha un apporto calorico decisamente inferiore: dalle 30 calorie per una birra chiara a bassa gradazione alle 60 calorie per una birra scura più alcolica (quantità calcolata per 100 ml di prodotto). Se pensiamo che un succo di frutta senza zucchero apporta ugualmente dalle 30 alle 40 calorie, e che la stessa quantità di vino ne contiene dalle 70 alle 90, si fa presto a fare un confronto. La “pancia da birra” è una leggenda metropolitana smentita da più studi scientifici: essa dipende da un insieme di fattori (alimentazione sregolata, scarsa attività fisica, predisposizione ereditaria, largo consumo di alcol) che poco ha a che fare con un buon bevitore di birra, che assaggia, prova, degusta, ma sempre in modo moderato.

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  • “Non c’è niente di più dissetante di una buona birra ghiacciata”. Eeeeck! Sacrilegio, bestemmia, blasfemia! Oltre a rischiare una bella congestione, non c’è nulla di peggio che bere una birra tenuta nel freezer (tranne forse una weizen calda, che sa di qualcosa andato a male!). Più una birra è fredda, meno corposa risulta. Si perdono tutti gli aromi e i sapori che ne formano il bouquet e la struttura. Le birre ghiacciate sono una trovata di certi birrifici industriali le cui birre già sanno di poco, o niente, e consigliano a viva voce di berle fredde per non far capire al cliente che sta consumando un prodotto mediocre, tutto qui. Ogni stile di birra che si rispetti ha la sua temperatura ideale di servizio, online ci sono molte tabelle indicative, ma credo che un estimatore di birra riesca a sentire e a capire già al primo sorso se una pilsner è stata servita troppo calda o se una complessa birra trappista è troppo fredda per catturarne i vari gusti al palato.
  • “Le birre nelle bottiglie verdi sono più dissetanti”. Sì, ho sentito pure questa bestialità! Ci sono persone che bevono birra in base a questa strana teoria per la quale la birra nelle bottiglie marroni o comunque scure sa di vecchio. Ah, il potere delle “illusioni ottiche”, chiamiamole così. Le bottiglie sono generalmente marroni per il semplice motivo che il nemico numero uno della birra è la luce. Il vetro scuro serve a prevenire che essa penetri all’interno del liquido, scatenando delle reazioni in alcuni componenti del luppolo che portano poi la birra a puzzare e risultare imbevibile. Le bottiglie verdi si usano semplicemente perché costano meno, e spesso chi le adopera tratta il luppolo prima del suo utilizzo, rendendo inattiva la reazione della luce con i suoi componenti.

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  • “Usa la birra al posto della crema solare, così ti abbronzi prima!”. Ammetto che questa non la sapevo! Ho letto un po’ in giro, e in pratica sostengono che luppolo e lieviti contenuti nelle birre siano ottimi stimolanti della melanina. Magari teoricamente è pure vero, ma per quanto portentosi, luppoli e lieviti non hanno anche la capacità che possiede una buona crema nello schermare i raggi solari. E in più, spruzzati di birra, sotto il sole per ore, ci si ritroverebbe appiccicosi come carta moschicida e con un afrore in stile “Eau d’alcoolique” mica indifferente!

 

Queste sono solo alcune delle bestialità riguardanti la birra che mi è toccato sentire. Ma penso che ognuno di noi ne abbia sentite altrettante, se non di più, da parte di amici e conoscenti poco informati in materia. Ci stancheremo prima noi di sentirli sempre ripetere le stesse cose, o si stancheranno prima loro di essere puntualmente smentiti? Beh, nel dubbio, beviamoci una pinta!

Alessia Baruffaldi
Info autore

Alessia Baruffaldi

“Ero una quasi astemia qualsiasi, fino a quando, alla “tenera” età di 23 anni, ho fatto conoscenza con una giraffa di Augustiner Oktoberfest…”

Nasce così la mia passione per la birra, più o meno 7 anni fa. E da allora non si è più fermata.
Solitamente, le donne si emozionano e si entusiasmano di fronte ad un negozio di vestiti, di scarpe, di profumi… Io mi entusiasmo davanti ad una libreria, a qualsiasi cosa che raffiguri dei gufi o la Scozia… e davanti ad uno scaffale pieno di bottiglie di birra!
E’ più forte di me, appena entro in un supermercato, vado subito in direzione del reparto birre, che solitamente viene sempre diviso dal reparto “vini&liquori”, e proclamo il mio insindacabile giudizio: in questo supermercato vale la pena che io ritorni?
Comincio a passare in rassegna ogni cambio di colore delle etichette, ed esploro, esploro, esploro.
A volte con piacevolissime sorprese e scoperte di nicchia, e quando poi esco dalla cassa con 4-5 bottiglie mi sento soddisfatta e felice come una bimba che ha svaligiato un reparto di caramelle, o una fashion-addicted che ha trovato un paio di Louboutin al 90% di sconto.
Stessa sorte tocca ai locali che frequento: come decido se vale la pena ritornarci? Semplice! Do un’occhiata al listino delle birre che propongono alla spina o in bottiglia e, se possibile, faccio una perquisizione visiva diretta del frigo. Se tengono solo birre da supermercato, prendo un’acqua frizzante, e mentalmente pongo un bollino sulla porta dello sventurato pub con scritto “MAI PIU’”.
E’ decisamente snob come cosa, lo so, ma è più forte di me.
Ormai tra i miei amici sono considerata LA “birramaniaca” (anche se c’è chi beve molto più di me!). Vedono la passione che ci metto nel provare gusti nuovi, nell’informarmi sui vari birrifici, nel collezionare le bottiglie delle birre che ho assaggiato (al momento sono circa a 280, ma sarebbero molte di più se ogni volta che vado in un pub poi avessi il coraggio di chiedere di portarmi via il vuoto a perdere, ma non è molto carino girare fuori da un pub con una bottiglia di birra vuota in mano senza sembrare un’ubriacona!), leggo, sperimento, cerco di partecipare al maggior numero di fiere birrarie che la distanza (e ahimè,il mio portafogli) mi permettono…

Insomma, coltivo più che posso questa mia passione, forse un po’ insolita per una ragazza, ma che ci posso fare se mi trovo più a mio agio tra gli scaffali di un beer shop, piuttosto che in un negozio di vestiti?
Per questo ho aperto da qualche mese un mio blog sul fantastico mondo della birra artigianale (avventurebirrofile.altervista.org), supportato dalla pagina Facebook de Le avventure birrofile della Ale.