Numero 53/2020

28 Dicembre 2020

Alessandra Agrestini: “la birra è come la musica”

Alessandra Agrestini: “la birra è come la musica”

Tweet


Cos’è per voi la birra? Una domanda facile per alcuni, troppo complessa per altri, ma ognuno ci darà una risposta basata sul proprio vissuto, perché la birra per comprenderla bisogna viverla. Nella vita di Alessandra Agrestini i ricordi di birra più lontani sono legati agli odori, odori che non ha mai dimenticato, anzi che hanno svegliato nella sua mente “in continuo fermento” la voglia di capire, di conoscere sempre di più questa bevanda in tutti i suoi aspetti. Perseverante autodidatta, oggi collabora con diverse associazioni del settore in qualità di docente e giudice nei concorsi nazionali ed internazionali.

.

.

Ringraziamo Alessandra Agrestini per la sua disponibilità e tempo dedicatoci e vi invitiamo a leggerla tutta d’un sorso.

Alessandra, dicono di te che sei “una mente in continuo fermento, che ti entusiasmi quando si parla di birra artigianale”. Raccontaci la tua storia: qual è la tua professione e come nasce la tua passione per la birra?
Nasco all’ombra di uno dei birrifici storici italiani, Pedavena, uno degli esempi di azienda con una grande attenzione alla vita della comunità locale. Consiglio a tutti di fare una visita per conoscere la storia dei fratelli Luciani e di Pedavena, anche se ora quei fasti sono lontani. Alle elementari nella gita con la classe ho visto la splendida sala cotta di questo impianto; ricordo ancora perfettamente l’odore del mosto durante la visita. Credo sia stato questo l’inizio di un lungo percorso fatto di curiosità e di studio e che mi ha portato oggi a scrivere per alcune riviste e blog di settore, fare lezioni per diverse associazioni birrarie e a fare il giudice anche a livello internazionale. Il 2020 è stato un anno davvero pessimo da questo punto di vista e molti concorsi non si sono svolti, così come si sono perse le lezioni in presenza. Spero si possa tornare presto a viaggiare, perché ho patito parecchio questo forzato “casalinghismo”.


Ci puoi raccontare di più del tuo lavoro in questo campo, quali esperienze ti hanno segnato maggiormente?
Come per molte persone, dopo anni a provare birre diversissime tra loro, ho deciso di provare a mettere una base teorica; l’inizio è coinciso con un corso di degustazione, ma poi ho affiancato parecchio studio personale ed un confronto continuo con amici esperti che mi hanno aiutato a crescere. Ricordo ancora la prima giuria, la prima lezione, il primo articolo. E quella tensione iniziale che – oggi come allora – è la molla che mi spinge a mettermi in gioco in un percorso ricco di sempre nuove sfide e che mi sta dando parecchia soddisfazione. Tra le esperienze professionali piacevoli di questo ultimo anno mi piace citare la UB Academy, un insieme di monografie online condiviso con altri docenti di livello, che mi ha impegnato parecchio nella preparazione, ma di cui vado parecchio fiera, per gli ottimi riscontri avuti. Altro momento importante del mio percorso è stato la scelta – da subito – di non legarmi professionalmente ad alcun birrificio, per consulenze o altro, per mantenere una libertà di espressione, priva di conflitti di interesse.


Come vedi la situazione craft beer in Italia oggi? Quali consigli daresti agli operatori del settore?
Non è mai facile dare consigli perché il nostro territorio è molto composito e ricco di diversità che caratterizzano anche il mondo della birra artigianale. E in un momento complesso come quello attuale è davvero difficile anche solo fare un’analisi, figuriamoci trovare delle soluzioni universali. Forse l’unico consiglio che mi sento di dare è quello di fare rete, di attivare collaborazioni virtuose e di non chiudersi a riccio, lasciando spazio a negatività e vittimismo. I momenti di scoramento possono capitare, ma poi si deve reagire. Ho visto molte belle iniziative in questo senso che spero non verranno abbandonate e che mi fanno essere fiduciosa per il futuro.


Donne e birra: quali pensieri, ricordi ti vengono in mente? Secondo te è un concetto su cui merita ancora discutere?
Ho il massimo rispetto per le associazioni “in rosa”, ognuno deve essere libero di portare avanti le proprie battaglie nel modo che ritiene più efficace. Personalmente ho sempre cercato di far parlare prima di tutto la mia professionalità, anche se talvolta ho avuto a che fare con persone che – ad esempio – cambiavano espressione quando scoprivano che la loro birra al concorso era stata giudicata da una donna. Oppure quando si trovavano di fronte una docente donna, in un corso birrario che nella loro testa era “maschio”. Salvo poi ricredersi nel confronto successivo. Detto questo, mi piacerebbe che si iniziassero a superare alcuni stereotipi che continuano ad inquinare il nostro mondo birrario (e non solo). E mi piacerebbe anche che si cominciassero a stigmatizzare certi comportamenti, invece di trincerarsi dietro sorrisini di circostanza che – ahimé – vedo ancora troppo spesso.


Non sappiamo se sia una domanda legittima da porre ad un giudice ma tentiamo lo stesso: qual è la tua birra preferita e perché?

Nei concorsi si giudica sempre alla cieca e solo se una birra arriva a premio si riesce ad abbinare la sensazione dell’assaggio al nome del prodotto. E nei concorsi internazionali è spesso impossibile riuscire a riassaggiare quella birra che ci è piaciuta parecchio, perché irreperibile in Italia. In ogni caso, se c’è una cosa che ho capito in tutti questi anni di “pratica” è che la birra è come la musica; c’è una birra perfetta per ogni momento, così come c’è una canzone perfetta per ogni stato d’animo. Non ho una birra preferita; ho delle birre che, in qualunque angolo del mondo mi trovi, mi fanno sentire “a casa” e non mi tradiscono mai. Ed è un elenco in continuo aggiornamento.

Tweet


Info autore

Lina Zadorojneac

Nata in Moldavia, mi sono trasferita definitivamente in Italia per amore nel 2008. Nel 2010 e 2012 sono arrivati i miei due figli, le gioie della mia vita: in questi anni ho progressivamente scoperto questo paese, di cui mi sono perdutamente infatuata. Da subito il cibo italiano mi ha conquistato con le sue svariate sfaccettature, ho scoperto e continuo a scoprire ricette e sapori prima totalmente sconosciuti. Questo mi ha portato a cambiare anche il modo di pensare: il cibo non è solo una necessità, ma un piacere da condividere con la mia famiglia e gli amici. Laureata in giurisprudenza, diritto internazionale e amministrazione pubblica, un master in scienze politiche, oggi mi sono di nuovo messa in gioco e sono al secondo e ultimo anno del corso ITS Gastronomo a Torino, corso ricco di materie interessanti e con numerosi incontri con aziende produttrici del territorio e professionisti del settore. Il corso ha come obiettivo la formazione di una nuova figura sul mercato di oggi: il tecnico superiore per il controllo, la valorizzazione e il marketing delle produzioni agrarie e agro-alimentari. Così ho iniziato a scrivere per il Giornale della Birra, occasione stimolante per far crescere la mia professionalità.