Numero 18/2021

3 Maggio 2021

L’amicabirraia Alessia Devoli

L’amicabirraia Alessia Devoli

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Alessia Devoli è una giovane mastra birraia in cerca del suo birrificio perfetto. Abbiamo chiesto ad Alessia di raccontarci la sua storia che, come quella di tante donne in questo campo e non solo, è costellata di episodi felici e non. Dal suo racconto capisco che Alessia è una donna sensibile, generosa e sempre pronta ad aiutare i più deboli e bisognosi.

Diventare mastra birraia non è sempre stato il suo sogno, ma l’avvicinamento al mondo delle fermentazioni e soprattutto l’incontro con delle persone positive che l’hanno incoraggiata apprezzando il suo impegno e lodando le sue conoscenze, le hanno fatto capire che questa è la strada da intraprendere per il suo futuro.

Da poco è nato su Instagram il nuovo progetto di Alessia: “Amicabirraia”, dove tutti gli homebrewers e semplici curiosi possono seguire i consigli di Alessia sul come approcciarsi per la prima volta alla produzione di birra in casa. Il suo progetto ha un approccio olistico e mette a suo agio chiunque.

Ringrazio Alessia per il tempo che ci ha dedicato ed il suo racconto.

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Alessia, raccontaci la tua storia: qual è la tua professione e come sei arrivata ad occuparti di birra nel tuo percorso di vita?

La storia della mia professione parte all’incirca dalla quarta elementare quando decido, e dico a tutti, che sarei voluta diventare una guardia forestale. Dopo qualche anno mi sono iscritta all’Istituto Professionale Agrario e durante gli studi, in realtà ho cambiato idea. Durante l’ultimo anno mi sono appassionata molto alle fermentazioni, in particolare alla vinificazione, tanto è che decisi di iscrivermi all’Università di Viticoltura ed Enologia. Dopo pochi mesi però mi resi conto che lo studio universitario mi stava davvero stretto ed ero confusa e incerta sul mio futuro. Finché a forza di cercare su Google soluzioni alla mia incertezza mi sono imbattuta sul sito fresco fresco dell’ITS Agroalimentare del Piemonte che tra i corsi proponeva proprio il Mastro Birraio. Piccola curiosità divertente: bevevo birra industriale e sapevo poche cose sulla birra artigianale. In due anni di corso ho assorbito quanto più possibile e ho iniziato a produrre birra in casa per applicare ciò che imparavo. Durante il corso ho capito che volevo lavorare in produzione quindi essere una mastra birraia, e me ne convinsi ancora di più durante il mio primo tirocinio. Dopo due brevi ma intense esperienze in birrificio, oggi sono una mastra birraia alla ricerca del suo birrificio e nel frattempo lavoro come Agrotecnico freelance in uno studio.

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Quali sono i progetti di cui ti occupi ad oggi che hanno la birra come protagonista?

Da circa un mese e mezzo ho lanciato il mio progetto amicabirraia su Instagram per portare contenuti legati alla birra artigianale ma in particolar modo alla sua produzione. Amicabirraia, infatti, nasce con lo scopo di aiutare le persone che si approcciano per la prima volta alla produzione di birra artigianale in casa, ma anche a chi è già un homebrewer a tutti gli effetti, e vuole approfondire o migliorare qualche fase. L’idea di creare amicabirraia è nata lo scorso anno, verso fine aprile durante il lockdown. La pandemia ha compromesso anche i miei progetti lavorativi in ambito birrario e avevo e ho una forte necessità di esprimere la mia passione. Complici alcuni conoscenti che proprio durante il lockdown si misero all’opera con la produzione casalinga ed erano in cerca di suggerimenti e aiuto, ho pensato di estendere questo aiuto anche ad altre persone. I contenuti sul web probabilmente non mancano ma richiedono tempo e sforzo nel capire da dove iniziare, con me si crea subito un rapporto diretto.

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 Tu sei una delle socie dell’Associazione le Donne della Birra: vuoi raccontarci di più su quest’esperienza?

Non ricordo precisamente come sono venuta a conoscenza dell’Associazione, probabilmente su Facebook. Comunque non ho interagito subito con loro ma ho iniziato a seguire le loro attività sui social e dopo circa un annetto ho avuto l’occasione di partecipare ad un loro evento a Torino. Lì ho conosciuto Elvira la presidente e l’ambasciatrice per il Piemonte. Proprio a quell’evento ho deciso di iscrivermi all’associazione come socia professionista. Diciamo che la mia decisione è arrivata alla conclusione di un periodo “caldo” dal punto di vista delle discriminazioni di genere subite. Avevo bisogno di confrontarmi con altre donne del settore, che sono tutt’altro che un gruppo chiuso e super femminista a cui appunto, probabilmente non avrei preso parte. Il femminismo non è delle donne ma è di tutti.

Questo mi ha dato l’accesso agli eventi organizzati con l’associazione e dall’associazione. Ho avuto modo di conoscere le altre socie piemontesi e di partecipare attivamente alle attività proponendo a giugno 2020 un corso di tre incontri per homebrewers alle prime armi. Ma le collaborazioni sono appena iniziate perché ho altre attività in cantiere con l’associazione.

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Quali sono secondo te le difficoltà maggiori che una donna può incontrare o incontra in questo mestiere?

Purtroppo le discriminazioni di genere mi hanno dato parecchio filo da torcere, dal corso fino alla carriera lavorativa. Negli anni in cui l’ho vissuto proprio sulla mia pelle facevo quasi finta di niente per paura di essere esagerata, o la solita donna che si lamenta. Il problema è che il maschilismo c’è, e si vede dal semplice fatto che mi preoccupo di essere quella che si lamenta. Grazie ad amicabirraia ho avuto la possibilità di confrontarmi con altre donne che hanno lamentato anche loro lo stesso clima. La nostra professionalità non ha la stessa valenza di quella dei nostri colleghi maschi. Questo secondo me è il grande callo da estirpare. Non va bene far finta di niente, perché così facendo non diamo modo al cambiamento di attuarsi. Quindi ne parlo, ne ho parlato anche sul profilo di amicabirraia, e invito tutti a parlarne perché nel 2021 non abbiamo più voglia di essere rifiutate per un tirocinio lavorativo o ricevere apprezzamenti lascivi sul posto di lavoro.

 

Quali sono i tuoi piani per il futuro e come vedi la situazione della birra artigianale oggi e nei prossimi anni?

Le domande sul futuro sono per me sempre agrodolci, soprattutto in questo periodo incerto. L’unica cosa certa è che voglio portare avanti amicabirraia e aiutare quante più persone possibili a scoprire l’affascinante mondo della birra artigianale mettendoci loro le mani per primi, e poi mi piacerebbe essere mastra birraia di qualche bel birrificio.

Per quanto riguarda la birra artigianale italiana vorrei forse lanciare una riflessione. La birra artigianale italiana ha un enorme potenziale che secondo me non è stato ancora sfruttato appieno. Vuoi per la massiccia presenza della birra industriale, vuoi per la tradizione vinicola, la birra artigianale ancora non è riuscita ad imporsi come meriterebbe. Quanti ristoranti propongono la carta delle birre? Gli addetti ai lavori possono diffondere il verbo, certo, ma ci vuole anche apertura da parte del mondo della ristorazione che rimane ancora molto attaccato al vino. Io spero che nel futuro, il settore della birra artigianale sia più florido, venga conosciuto e apprezzato da sempre più persone e sia meno chiuso in sé stesso.  Parlando con alcuni colleghi, anche di birrifici neonati, ho visto che molti stanno iniziando ad agire a livello locale. Imponendosi sul territorio e facendosi conoscere dalla comunità locale che è esattamente lo strumento vincente con cui la craft revolution negli States ha saputo cavalcare l’onda.

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Ci racconti una birra, un evento, un incontro che ti è rimasto maggiormente impresso e perché?

Ho scelto di ricordare due avvenimenti importanti della mia vita birraria.

In primis il mio esame all’ITS agroalimentare- mastro birraio. Ricordo che ero veramente in ansia perché ero una delle poche se non l’unica a portare una birra da me prodotta in casa. Le variabili che fosse uscita male o che non piacesse agli esaminatori erano davvero troppe. Finché alla fine della mia discussione dell’elaborato e del loro assaggio si alzò un applauso. Penso di essermi sentita per la prima volta gratificata e quell’applauso mi ripagò di tutti gli sforzi di un anno veramente duro. Precisamente l’applauso partì nientepopodimeno che da Andrea Camaschella. Ancora oggi sono incredula nonostante sia molto grata per questo gesto che mi è stato donato.

Per il secondo ricordo dobbiamo raggiungere gli Stati Uniti d’America precisamente una piccola cittadina immersa nel selvaggio West Virginia. Visitai il West Virginia, o meglio, la città di Fayetteville a fine marzo 2019, dove tutt’oggi risiede un mio lontanissimo cugino. A Fayetteville proprio in quei giorni stava aprendo un secondo microbirrificio artigianale Freefolk Brewery e ricordo che andammo lì decisi per fare un refill ai growler (contenitori di vetro da circa 2L per la birra da asporto). Purtroppo però la birra non era ancora pronta e il locale non ancora attivo. Ma la titolare incuriosita anche dalla mia storia (dettagliatamente raccontata da mio cugino) ci invitò ad entrare a vedere gli ultimi lavori finali e a parlare con il mastro birraio. Vi venne incontro questo ragazzo alto e barbuto di nome e Jeff e iniziò a farmi un sacco di domande sulla birra artigianale in Italia e sui miei studi. Parlammo anche del progetto di Freefolk Brewery e di quanto lui avrebbe voluto puntare sulle session beers. Poi mi chiese di aspettarlo e dopo un po’ se ne tornò con un libro. Il libro è Session Beers di Jennifer Talley. Mi disse che lo voleva dare a me perché potessi apprendere le cose che lui aveva appreso e scoperto, ma soprattutto perché Jennifer Talley, mastra birraia con alle spalle una montagna di premi, mi potesse dare coraggio a continuare. Questo libro per me è come un tesoro raro, e rileggo più volte alcuni passaggi con le sottolineature di Jeff. Perché sì, non è un libro nuovo ma ha sottolineature, piccoli appunti e macchie di birra. Mi è rimasto davvero impresso questo incontro perché era un periodo in cui stavo mettendo un po’ da parte la birra artigianale e Jeff con la sua spontaneità mi ha fatto ricordare chi ero e cosa volevo.

 

 

 

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Info autore

Lina Zadorojneac

Nata in Moldavia, mi sono trasferita definitivamente in Italia per amore nel 2008. Nel 2010 e 2012 sono arrivati i miei due figli, le gioie della mia vita: in questi anni ho progressivamente scoperto questo paese, di cui mi sono perdutamente infatuata. Da subito il cibo italiano mi ha conquistato con le sue svariate sfaccettature, ho scoperto e continuo a scoprire ricette e sapori prima totalmente sconosciuti. Questo mi ha portato a cambiare anche il modo di pensare: il cibo non è solo una necessità, ma un piacere da condividere con la mia famiglia e gli amici. Laureata in giurisprudenza, diritto internazionale e amministrazione pubblica, un master in scienze politiche, oggi mi sono di nuovo messa in gioco e sono al secondo e ultimo anno del corso ITS Gastronomo a Torino, corso ricco di materie interessanti e con numerosi incontri con aziende produttrici del territorio e professionisti del settore. Il corso ha come obiettivo la formazione di una nuova figura sul mercato di oggi: il tecnico superiore per il controllo, la valorizzazione e il marketing delle produzioni agrarie e agro-alimentari. Così ho iniziato a scrivere per il Giornale della Birra, occasione stimolante per far crescere la mia professionalità.