Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 27/2016

7 luglio 2016

Pintalpina: birrificio di solidarietà

Pintalpina: birrificio di solidarietà


 

L’Italia vanta un panorama ricchissimo di realtà produttive di birra, il cui elemento chiave è l’alta qualità delle produzioni: riconoscimenti e premi sempre più frequenti a livello di competizioni internazionali attestano oggettivamente l’eccellenza delle competenze e capacità dei mastri birrai nazionali.   Ma alcuni birrifici si caratterizzano per qualità che sono molto più importanti delle mera bontà oggettiva della birra prodotta. Il Birrificio Pintalpina è una di queste perle: in primo luogo, infatti, è un percorso di vita per ragazzi e ragazze che necessitano di un’attenzione in più, permettendo loro di avviarsi in un cammino di dignità, autorealizzazione, conquista di piccoli e grandi obiettivi di autonomia e lavoro.

Ho avuto l’onore di conoscere ed intervistare Simone Pancotti presidente della Cooperativa Sociale Elianto,  che gestisce il birrificio: passione, amore e solidarietà fanno davvero la differenza rispetto alle “normali” birre artigianali!

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Quando e come è nato il vostro birrificio artigianale? Come si è sviluppato e concretizzato il progetto di coinvolgere persone diversamente abili nella produzione della birra?

Pintalpina è un progetto ideato dall’Associazione Prometeo-Onlus di Sondrio e dalla Cooperativa sociale di tipo “B” Elianto. L’associazione Prometeo nasce nel dicembre 2005 da un gruppo di educatori ed amici che decide di unire le proprie forze e competenze professionali per metterle a disposizione di soggetti deboli al fine di promuovere, mediante l’associazionismo, la cultura del tempo libero ed i valori umani e sociali che caratterizzano la vita di ognuno di noi.

Nel 2013 i soci dell’associazione decidono di investire nella progettualità di un birrificio artigianale e sociale in cui impiegare e formare ragazzi con disabilità: il progetto viene valutato positivamente e circa metà dei fondi necessari per l’iniziativa sono stati donati da diverse organizzazioni, tra cui Fondazione di comunità Provaltellina-onlus, BIM Bacino Imbrifero Montano della Valtellina e Fondazione Cariplo. I fondi mancanti sono stati versati dall’associazione Prometeo-Onlus di Sondrio.

Per seguire direttamente la gestione commerciale ed educativa del birrificio e degli altri laboratori protetti presenti, l’Associazione si è ampliata, coinvolgendo altre persone che avevano voglia di creare qualcosa di innovativo, offrendo le loro competenze: il 7 marzo 2014 è così stata fondata la Cooperativa sociale di tipo “B” Elianto. La Cooperativa è costituita attualmente da 11 soci, che attraverso profili professionali e ruoli diversi  intendono promuovere l’integrazione sociale dei cittadini svantaggiati, la valorizzazione delle diversità, l’equità sociale e la promozione del lavoro a misura umana.

Tutto ciò che la cooperativa riesce a ricavare viene reinvestito al suo interno per permettere il continuo svilupparsi di idee e opportunità di lavoro per persone con diverse abilità.

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La produzione della birra è un’arte complessa e richiede attenzione non solo per ottenere validi risultati produttivi, ma anche per garantire la sicurezza degli operatori: come riuscite a conciliare le necessità imprenditoriali con la gestione del lavoro dei ragazzi diversamente abili?

Molta attenzione è stata posta alle questione della sicurezza e della logistica sin dalle fasi d’ideazione del progetto. A tavolino sono state sperimentate e simulate diverse configurazioni per verificare quali potessero rispondere meglio e nel modo più sicuro alle esigenze della nostra utenza.

Dall’ideazione alla realizzazione alcune modifiche sono state apportate, perché una cosa è progettare mentre un’altra è vivere la realtà del quotidiano. Dietro ad ogni decisione, alla scelta logistica di ogni attrezzatura o di altri materiali c’è il pensiero di come organizzare lo spazio perché sia più funzionale possibile per chi vive l’ambiente del birrificio. Piccole modifiche vengono periodicamente apportate perché è solo con l’esperienza diretta e dal confronto con i ragazzi coinvolti che si possono capire meglio le loro esigenze.

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Il vostro birrificio realizza cinque birre differenti: quale è la filosofia produttiva che le contraddistingue? Come selezionate le materie prime da impiegare per la brassatura?

Esatto, le birre attualmente in produzione sono diventate 5: Nìgula, Sbrega, Witela, Fòrbes e Sumartì. Ci riforniamo dai principali distributori nazionali che importano le principali materie prime dall’estero per quanto concerne malti e luppoli, mentre stiamo cercando di inserire nelle birre di volta in volta qualcosa più vicino al nostro territorio. Questo è stato il caso della Fòrbes, una Italian Grape Ale con mosto d’uva conferitoci dalle antiche Cantine Balgera di Chiuro. Il vigneto da cui deriva il mosto è coltivato nella vicina Valgella, a non più di 5 kilometri dal birrificio. Anche nell’ultima etichetta nata, ovvero Sumartì, è stata portata avanti la stessa logica ovvero la birra è in stile Saison con la caratterizzazione di una  importante porzione di segale autoctona Valtellinese prodotta da una piccola azienda a Teglio, che dista 8 Km dal birrificio. Sempre in quest’ottica la cooperativa-birrificio sta sperimentando coltivazione di segale, grano saraceno e orzo, nella speranza di maturare competenze per avviarne la produzione in maggiori quantità che possano essere utilizzate direttamente nelle proprie produzioni.

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Ritornando agli aspetti più umani ed etici, quale opportunità offre il lavoro in birrificio  alle persone diversamente abili coinvolte nella produzione della birra? Come cambia la vita di questi ragazzi grazie all’impegno lavorativo?

L’idea di aprire un birrificio sociale nasce dall’esigenza di offrire la possibilità a giovani con disabilità di conquistare, attraverso un lavoro, un ruolo sociale attivo riconoscibile dalla comunità. Se è vero che il lavoro non esaurisce da solo l’essere adulto,  esso rappresenta sicuramente uno strumento essenziale di costruzione del diritto di cittadinanza, elemento cardine dell’identità adulta, fattore importantissimo di socializzazione  e di realizzazione di se stessi.

D’altro canto non si può parlare di inserimenti lavorativi senza parlare di formazione, non solo di abilità o mansioni (addestramento a un lavoro) ma soprattutto dell’imparare a lavorare, cioè a diventare autonomi integrando le proprie capacità con quelle degli altri, assumendosi responsabilità, imparando a rispettare tempi e ruoli, strutturando cioè sempre di più la propria identità adulta.

Per questo il birrificio propone due percorsi, il tirocinio (curriculare o alternanza scuola-lavoro e extra curriculare) e il lavoro protetto.

Molto interessante la forma distributiva che perseguite, appoggiandovi ad altre realtà sociali: quali sono le caratteristiche del vostro consumatore “modello” e quale messaggio desiderate comunicargli?

I nostri consumatori ideali sono le persone che hanno la curiosità di vedere cosa c’è dietro la bottiglia, le persone che bevono una birra e nel frattempo guardano l’etichetta e si fanno delle domande… significa ricercare persone che hanno il desiderio di relazionarsi con noi! … e noi cerchiamo proprio questo: la relazione!  Il messaggio che desideriamo comunicare è che tutti hanno capacità, competenze, emozioni e sentimenti e si devo trovare il modo e il tempo per valorizzare ognuno di noi per la propria specificità indipendentemente dalla sfortuna di vivere una svantaggio. E’ un processo culturale difficile che passa attraverso l’accettazione prima di sé stessi e poi degli altri e che ha come obiettivo il riconoscimento dell’altro e dell’identità altrui.

 

Bere la Birra Pintalpina è molto più di un’esperienza sensoriale, vuol dire fare del bene alla nostra società… ed i veri appassionati di birra non dovrebbero mancare questa opportunità importante!

Maggiori informazioni sul birrificio sono reperibili sul sito web aziendale www.pintalpina.it

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!