Numero 46/2022

17 Novembre 2022

Stefano, Skjuma e la sua Torino BeerGuide

Stefano, Skjuma e la sua Torino BeerGuide

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Un paio di settimane fa ero a Torino, città elegante, dinamica e con un’importante storia alle spalle.

Di questa signora mi viene subito in mente il Regno di Sardegna, i Savoia, Cavour e Garibaldi, la classe operaia, la Fiat, Primo Levi, Giorgio Tosatti e da tifoso granata il dolore di Superga con la scomparsa del Grande Torino nel 1949.

Il gioco del calcio è qualcosa di marginale per quello che ha rappresentato questa squadra.

Il Grande Torino era al di sopra del tifo di parte. Era l’orgoglio di tutti, un simbolo di forza, lealtà, di rinascita dopo il dolore della seconda guerra mondiale.
Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola e tutti gli altri giocatori del Grande Torino allora avevano anche un grande ammiratore, Peppino Deiana commerciante sardo originario di Selargius. Aveva conosciuto i suoi campioni e ne era orgoglioso.
I “suoi amici” solitamente, quando si trovavano in trasferta, gli inviavano ogni volta una cartolina di saluti con tutti i loro autografi e lo fecero anche la mattina del 4 maggio 1949 prima di tornare da Lisbona dove avevano giocato un’amichevole.
Fu l’ultimo messaggio che inviarono a Peppino e alla propria gente come per dire che loro non dimenticavano mai chi sportivamente li amava. Quel pomeriggio del 4 maggio 1949 il loro aereo si schiantò sulla collina di Superga.
Tutta l’Italia, sportiva e non, cadde nel lutto purtroppo consacrandoli a Leggenda.
Un romantico preambolo per raccontare a Stefano Pau, non amante del calcio, che non è necessario avere la passione per questo sport per essere tifoso di una squadra, a volte si è semplicemente orgogliosi di qualcuno che abbia incarnato i veri valori della nostra società.
A questo punto vi chiederete chi è Stefano.
E’ nato a Villaurbana un piccolo paesino in provincia di Oristano, fuori dal “continente” come Peppino Deiana, ed è socio del pub Skjuma e creatore della “Torino BeerGuide”.
Conosciamolo insieme…

 

Sfatiamo alcuni luoghi comuni: Torino é una città fredda, non accogliente e il carattere sardo chiuso, diffidente; se questo fosse vero sarebbero “particolarità” incompatibili, invece hai deciso di rimanere e legarti a questa grande città… cosa ti è successo?
Ma certo Piero, sfatiamo questi luoghi comuni. Il carattere dei torinesi è molto affine a quello dei sardi. Non si tratta di freddezza o diffidenza, è semplicemente riservatezza. Torino è una città molto ospitale e molto più calda dei suoi rigidi inverni, è solo che si fa conoscere poco alla volta.
Torino mi ha dato tanto e sono fiero di potermi definire un torinese (anche se di adozione).

 

Raccontami un po’ come sei arrivato a Torino, aprire Skjuma e come mai questo nome…
Come molti ragazzi sono arrivato a Torino solo per frequentare l’università, ma intanto conosci persone e vivi esperienze che ti legano indissolubilmente alla città in cui vivi.
Qui ho conosciuto mia moglie Martina, che ora lavora con me al pub, e sempre qui a Torino ho mosso i miei primi passi nel mondo della birra artigianale.
Durante i primi anni all’università, circa il 2007, ho conosciuto un ragazzo che lavorava da Eataly che mi ha fatto bere la mia prima birra artigianale, una Isaac di Baladin. Da lì in poi è stata una continua ricerca alla scoperta di nuove birre. A quel tempo l’idea di aprire un pub era solo uno scherzo, così ho proseguito i miei studi e ho lavorato nel settore IT per circa 10 anni.

Faccio un rapido salto di anni in avanti fino ad aprile 2019: questa è la data in cui io e mia moglie abbiamo deciso aprire il nostro locale. Era un periodo lavorativo abbastanza difficile per tutti e due, così ci siamo decisi a cambiare drasticamente le nostre vite approdando in un settore per cui entrambi nutrivamo una grande passione.
Era un’esperienza nuova e non eravamo sicuri di poterla affrontare da soli, così abbiamo chiesto a Luca (un caro amico di vecchia data, ora nostro socio) di seguirci in questo progetto. È stata la scelta giusta, in tre ci siamo dati manforte a vicenda.

Il nome ‘skjuma…beh è stato semplicemente il migliore che siamo riusciti a trovare per il nostro locale. Ci siamo arrivati dal longobardo skūm durante uno dei nostri brainstorming. Conservo ancora una nota con alcuni dei nomi che stavo valutando. Provo a rileggerli ancora oggi e mi sembrano tutti terribili, vuoi un esempio? Yōō ovvero la pronuncia di Yew che è l’albero del tasso, oppure Hval che sarebbe ‘balena’ in norvegese. Ripeto, terribili.
‘skjuma ci è sembrato molto più rappresentativo per noi. Volevamo dare risalto a ciò che c’è di più sottovalutato in un bicchiere di birra: la schiuma. Certo non sottovalutato per un beer geek, ma di certo lo è per un bevitore che possiamo definire “abituale ma non consapevole”.
‘skjuma è scritto così riprendendo l’alfabeto IPA (ahah fortunata coincidenza) ovvero l’alfabeto fonetico internazionale.

 

 

 

2 cose da fare e 2 da non fare a Torino
Certamente una delle cose da fare è andare a bere da ‘skjuma! Scherzo ovviamente, ma passate a trovarci lo stesso.
Va bene, seriamente, non voglio raccomandare i soliti Museo egizio e Mole Antonelliana, queste cose le lasciamo alle guide turistiche.
Prima cosa da fare: andare al Gran Baloon che si tiene nella zona di Borgo Dora la seconda domenica di ogni mese. È un mercato molto suggestivo degli antiquari di zona che ti farà conoscere una nuova faccia di Torino. Già che sei lì vai a pranzo a “i due scalini”, tappa obbligatoria.
Seconda cosa da fare: versa il vino sugli agnolotti, mi ringrazierai in seguito.
Prima cosa da non fare: non ascoltate i torinesi (i nati a Torino, i torinesi veri e propri sono praticamente estinti). Per molti di loro Torino è una città brutta da cui bisogna scappare. Dai invece retta a chi ha scelto di stare qui, perché è una città stupenda che può sempre sorprenderti.
Seconda cosa da non fare: bere birra scadente. Torino è piena di birrifici e pub che offrono birre d’eccellenza, non è proprio il caso di farsi del male.

Quando sono passato al vostro Pub ho notato che in tap list non c’erano nomi di birrifici famosi. Questo deriva forse da un vostro lavoro di ricerca birraria? Avete deciso di proporre anche nuove realtà? Qual è la direzione che volete dare al locale?
In Italia c’è il problema che la maggior parte dei birrifici riescono a farsi notare solamente nella propria regione e in alcune limitrofe. Questo genera un problema per tutti i bevitori curiosi come me: in qualunque pub vai trovi sempre (o quasi) le stesse birre. Tutte birre eccellenti, ma mi piace anche esplorare nuovi territori.
È questo che cerchiamo di fare in ‘skjuma: assaggiamo birre sempre nuove e cerchiamo di proporre qualcosa di diverso. Siamo orgogliosi di essere stati i primi a Torino a proporre con grande successo birrifici come Oltremondo, Lievito & Nuvole, Sothis, Birrificio del Catria, Wyatt Brewing Co. e tanti altri. Tutti birrifici con grandi storie alle spalle e che producono birre incredibili, ma non hanno avuto la giusta visibilità.

 

 

Qual è la birra che ti è rimasta nel cuore perchè bevuta in un momento particolare della tua vita?
Posso rispondere senza pensarci troppo: Black Barrels – Vedova Nera. È stata la mia prima birra a fermentazione spontanea. Quando ho bevuto questa birra era probabilmente il 2014 e non avevo idea di cosa fosse, ma è stato amore a primo sorso. Ormai non potrò più berla, Renzo Losi ha chiuso Black Barrels anni fa e questa birra potrò assaporarla solo più nei miei ricordi.

 

Visto che sei nato in Sardegna cosa ne pensi del panorama birrario attuale della tua regione?
Devo dire che negli ultimi anni il panorama è esploso. Prima si conosceva solo Barley per le sue birre eccezionali, poi Birrificio di Cagliari e P3 Brewing, ma ora tutta l’isola è in pieno fermento con tanti birrifici in crescita come Harvest, Canesciolto e Zemyna.
Ma non solo i birrifici sono cambiati, anche i bevitori si sono fatti più esigenti. Quando ero ragazzo era presente un pub a Oristano, uno solo e proponeva altro che birre della grande distribuzione. Certo non c’era molto margine per farsi una vera cultura birraia. Fortunatamente anche in un piccolo centro come Oristano la situazione sta cambiando e stanno emergendo realtà interessanti.

 

Avrai conosciuto personaggi legati all’ambiente… chi ti ha colpito di più?
Direi Marco Giannasso di Draco’s Cave. Marco è un mastro affinatore che produce delle intriganti birre barricate. Basta parlare 5 minuti con lui che già assapori le sue birre. Ha un incredibile passione e un amore in quello che fa che riesce perfettamente a trasmetterlo. Mi ha colpito.

 

Prima ho raccontato una storia sportiva, ma so che il calcio non ti è mai piaciuto a differenza della musica. Com’è nata questa tua grande passione?
Non sembrerebbe ma dal punto di vista musicale la Sardegna è un po’ la Norvegia italiana: posti un po’ desolati e tantissimi metallari. Mi sono appassionato come tanti alla musica metal quando ero adolescente e in quello stesso periodo ho iniziato a suonare la chitarra che ancora oggi è una passione che mi porto dietro.

 

Birra ma non solo; nel locale ho notato una serie di bozze di tatuaggi in mostra sul muro, degli scaffali con giochi e libri, un vecchia console per videogame funzionante, un giradischi vintage… tutte vostre passioni da raccontare?
Caspita, direi di si! I tatuaggi sono una passione recente, ho fatto il primo solo nel 2018, ma sai come si dice “sai quando fai il primo ma non sai quando fai l’ultimo”. Le opere che hai visto esposte sono una mostra temporanea dello studio Imago Amens di Torino. Artisti davvero talentuosi.
I giochi sono arrivati poco dopo l’apertura del locale. Era estate e ci piaceva l’idea che la gente potesse svagarsi con qualche gioco di società.
La libreria invece è stata una cosa più ragionata. Io e mia moglie adoriamo la letteratura, anche se mi rendo conto che difficilmente un avventore possa avere la voglia di iniziare un libro in un pub (anche se qualcuno è stato sorpreso col libro in mano), ci piaceva l’idea di inserire delle opere, magari brevi da poter leggere in un paio di serate, che in passato avevamo apprezzato particolarmente. Dal canto mio ho inserito in libreria con un certo orgoglio alcune delle opere di Bulgakov e Gogol che adoro.
Il giradischi invece è a disposizione di chiunque voglia portarsi i vinili da casa.
La console è un Super Nintendo d’annata. Per me è un ricordo importante di quando ero bambino e di quando andavo a giocare a Super Mario dai figli dei vicini di casa.

 

A Skjuma avete Spirits e un menù gastronomico vario, originale e di qualità… valori aggiunti per caratterizzare il locale?
Ci sembrava assurdo proporre ottime birre per poi servire pane, salame e Jack Daniel’s, volevamo che il menù potesse reggere il confronto con le birre. Prepariamo al locale tutto ciò che possiamo per acquistare meno prodotti pre-lavorati possibile. Prepariamo noi il nostro pastrami (che ormai è diventato la nostra punta di diamante), guacamole e hummus.
Per gli spiriti abbiamo adottato la stessa attenzione. Abbiamo selezionato le bottiglie con molta attenzione con un occhio di riguardo maggiore per i whisky ma solo perché li conosciamo meglio.

 

“Torino BeerGuide” è un tuo progetto recente. Com’è nato? Ci puoi illustrare le sue funzionalità e quali sono i tuoi obiettivi?
Il Torino BeerGuide è nato una sera da ‘skjuma quando un gruppo di ragazzi si è presentato al locale durante “il miglio dorato”, ovvero una passeggiata dove si va di pub in pub a bere una pinta in ognuno di loro.
Così ho pensato di scrivere un portale per permettere alle persone di creare un percorso per il miglio dorato e guidarle attraverso le birrerie artigianali di Torino. Mi sembrava una cosa un po’ fine a se stessa, così ho pensato di coinvolgere direttamente le attività. Ora ogni pub può pubblicare liberamente la propria tap-list e gli eventi direttamente nell’homepage del BeerGuide.
Di recente mi sono spinto oltre. Sto creando, per le attività che vorranno aderire, tutta un’infrastruttura per la gestione del pub. Dalla gestione del magazzino alla gestione elettronica delle comande, prenotazioni e gift card. In più verrà messo a disposizione un sito vetrina con menù indipendente per ogni locale.
Sono già a buon punto e qualche locale sta iniziando a testare la piattaforma.
Il prossimo passo sarà cercare di estendere questa idea su scala nazionale.

 

 

Hai idea di farlo evolvere anche in una applicazione per smartphone?
Ritengo che al momento non ce ne sia bisogno. Una web app è accessibile da qualsiasi dispositivo dotato di un browser.
Più che evoluzione la vedrei come un’involuzione: trasformarlo in un’app per smartphone significa fare i conti con problemi di compatibilità tra diverse versioni di Android e iOS e autorizzazioni dai vari marketplace.

 

A questo punto ti chiedo un po’ della “concorrenza”… oltre al vostro qual è il tuo locale preferito di Torino e perchè?
Te ne cito ben due e senza far dispetto agli altri (vado a bere con piacere un po’ da tutti).
Il primo è il Dogana Torino. Abito letteralmente a 100m da lì quindi già prima di aprire ‘skjuma era il locale che frequentavo più spesso. Ottime birre e persone fantastiche: credo ci sia poco da aggiungere.
Il secondo (ma non per importanza) è Le birre del Carlino. Locale piccolo e molto intimo ma magistralmente gestito da Roberto Scotto. Persona squisita che è in grado di far sentire a casa anche l’avventore più timido.

 

Un tuo sogno nel cassetto?
Questa Piero è proprio una domanda di rito, ma forse è anche la più difficile. Di sogni nella vita ne ho avuti veramente tanti, alcuni seri e altri ridicoli. Da ragazzo ero certo che sarei diventato un musicista di professione, ma il sogno si è deteriorato lungo la strada. Per carità, mi piace ancora suonare, ma ora lo faccio con uno spirito diverso.
L’ultimo sogno era di aprire un birrificio mio e sto facendo il percorso del publican per arrivare a quel risultato. Ma chissà come andrà, tra sognare e concretizzare un sogno c’è sempre un lungo percorso con tante diramazioni e a volte è bello cambiare strada. Fossi diventato un musicista, ora non sarei publican e col senno di poi non cambierei niente. Insomma, per sprecare una frase fatta: il bello del viaggio è il panorama, non la destinazione.

 

Fammi felice e dimmi che non hai MAI pensato di tifare per la Juventus… 🙂
Forse è successo da bambino, ma avevo 4 anni. Insomma non conta… 😉

 

Quando sono entrato a Skjuma ho subito percepito nel locale un’aria diversa, sembra di essere un po’ a casa. Se fossi il protagonista del film “La fine del mondo” lo inserirei sicuramente nel mio Miglio Dorato dei pub quindi lasciate le sciarpe della vostra squadra a casa e andate da Skjuma per bere una birra artigianale in serenità.
Stefano come Peppino Deiana è originario della Sardegna.
Come lui è un “commerciante” che cerca, grazie alla sua passione e conoscenza, non solo di vendere birre ma raccontarle e sicuramente come i giocatori del Grande Torino con fierezza non dimentica mai le sue origini.
Ha anche un sogno da inseguire e spero riesca a raggiungerlo magari non solo a Torino.
Anche lui come noi è sicuro che “Bere Birra è il dannato sostegno a questa vita”.

 

 

“Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”
(
Indro Montanelli)

 

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Piero Garoia
Info autore

Piero Garoia

Sono nato nel lontano millenovecentosess… il secolo scorso, a Forlimpopoli, paese natale di Pellegrino Artusi padre della cucina italiana.
Appassionato di musica, cinema, grafica e amante della fotografia.
La passione per la Birra Artigianale nasce tra gli scaffali di una libreria sfogliando un piccolo manuale per fare la birra in casa.
I disastrosi tentativi di produrla mi hanno fatto capire che diventare homebrewer non era proprio la mia strada.
Ho scelto allora di gustare la birra con gli amici, tutti appassionati, “credenti” che artigianale sia significato di unicità e qualità.
Non sono un docente, nemmeno un esperto, ma ho un obiettivo, mantenere vivo un piccolo mondo romantico dove la cultura della birra sia sinonimo di valori, socializzazione e condivisione di esperienze.
Coltivo le mie conoscenze partecipando a eventi, degustazioni, incontri e collaboro con l’Unper100 un’associazione di homebrewer forlivesi.
Mi affascina il passato delle persone, ascoltare le loro storie e capire come vivono le loro passioni.
Gestisco anche un mio blog semiserio www.etilio.it e mi piace pensare che questo possa contribuire a “convertire” più persone possibili al pensiero che “artigianale è meglio”.
Ho ancora tanti sogni nel cassetto e altrettanta voglia di concretizzarli.
Far parte del “Giornale della Birra” cosa significa? Vuol dire avere l’opportunità di comunicare a molte più persone quello che penso e mi appassiona.