Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
10 febbraio 2016

Vuoto a rendere: un nuovo progetto Made in Campania

Vuoto a rendere: un nuovo progetto Made in Campania


 

Loco for Drink, azienda campana leader nell’importazione e distribuzione di bevande, lancia un nuovo progetto che mira a rendere più sostenibile e green il consumo della birra: perfezionare la logistica della distribuzione oltre la capillarità e puntualità nelle consegne, al fine di provvedere al recupero per il riutilizzo delle bottiglie vuote.

Una sfida nuova, fortemente voluta da Fabio Ditto, General Manager di Loco for Drink, che si avvierà in fase sperimentale con le birre Hacker Pschorr e Auerbrau, con l’obiettivo di estendere il progetto a gran parte delle birre importate e distribuite da Loco for Drink.

In esclusiva per www.giornaledellabirra.it, l’intervista al patron di Loco for Drink

 

Signor Ditto, come è cresciuta la sua azienda e quale è stata l’evoluzione dei valori imprenditoriali che hanno fatto maturare la scelta di investire in un progetto ad alta sostenibilità ambientale, come quello del vuoto a rendere?

Ho fondato l’azienda Loco for Drink per passione. Da ragazzo, grazie ad una zia Bavarese, mi recavo spesso  con la famiglia a trovarla in Germania e a Monaco con l’OktoberFest ho scoperto  l’universo della  birra. Una creazione artigianale, complessa e piena di storia. Nel 1999 nasce Loco for Drink che oggi conta 200 clienti in tutta la Campania (birrerie principalmente ma anche pizzerie e ristoranti), 15 impiegati e 6 agenti coinvolti nella distribuzione. Negli ultimi 5 anni l’azienda è cresciuta notevolmente non solo grazie ad una ampia scelta di prodotti di gamma, ma anche grazie alla creazione di figure professionali che si occupano di formazione e consulenza nello start up. I valori imprenditoriali sono sempre gli stessi: passione, professionalità. Ho sempre incentrato ogni attività su un etica che privilegia il rapporto con il territorio e l’impegno per la sua valorizzazione: a cominciare dalla Campania e da Napoli in particolare. Una visione lungimirante dei benefici privati e collettivi provenienti dalla tutela e dalla valorizzazione dei servizi. In questo spirito, ho sviluppato una diversificazione del mio impegno imprenditoriale. Il progetto Var si colloca su questa linea per preservare il territorio in cui opero. La sede aziendale, nella zona industriale ASI della provincia di Napoli, è sviluppata su 4000 mq di superficie con magazzino e uffici di rappresentanza . Dalla grande passione per la birra, nasce nel 2015 il progetto K Birr: una nuova produzione di birra napoletana di Loco for Drink realizzata in collaborazione con il Microbirrificio Chiari Sas che sarà lanciata sul mercato da metà febbraio 2016.

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Realizzare VAR comporta una organizzazione logistica molto più impegnativa sia nell’ambito dei rapporti con le aziende clienti, ovvero gli esercenti che vendono al dettaglio le vostre birre, sia con i birrifici. Quali sono gli elementi di forza del vostro progetto per superare questi ostacoli? Complessivamente si avranno dei benefici economici, oltreché ambientali? 

E’ una sfida nuova, specie per il mercato e la distribuzione della birra. L’idea  mi è venuta in Germania, dove il vuoto a rendere è legge dal 1992. I prodotti su cui lavoriamo, sono tutte birre tedesche di altissima gamma che seguono il “Disciplinare della purezza”, l’editto bavarese del 1516 voluto dal Duca Guglielmo IV. Da qui la sfida di importare in Italia anche questa pratica virtuosa. Le birre su cui sarà testato il progetto Var – Vuoto a Rendere sono la Hacker Pschorr e la Auerbrau, osservati del Disciplinare storico. Ma la sfida è quella di estendere il progetto a gran parte delle birre importate e distribuite da Loco for Drink. Per questo stiamo lanciando un progetto Var nelle pizzerie clienti per fare formazione agli esercenti e per sviluppare il progetto. Un tour gastronomico con finalità formative che partirà a marzo. Il vuoto a rendere, non è soltanto una buona pratica rispettosa dell’Ambiente, ma vuol essere una strategia commerciale a tutto vantaggio del cliente. Il vuoto a rendere permette infatti il riutilizzo delle confezioni con un concreto risparmio economico, dovendolo quantificare otteniamo un risparmio del 20%. Il vetro e il tappo e l’imballo esteriore non andranno dispersi in discarica, ma recuperati e riutilizzati. L’impatto ambientale è chiaro: una bottiglia di vetro, con il sistema del vuoto a rendere, può essere riutilizzata fino a 40 volte consentendo un risparmio energetico connesso alla produzione di bottiglie nuove.

 

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Al momento VAR partirà in forma sperimentale: quali sono i punti critici da superare? Quale la durata ipotizzabile della fase di messa a punto del sistema per renderlo applicabile a tutte le birre che commercializzate?

Il primo punto critico da affrontare è la formazione presso l’esercente: il quale deve sedimentare la pratica stessa, il riutilizzo della bottiglia riponendola nella apposita cassetta. In effetti il gestore per poter utilizzare il vetro a rendere deve stoccare la bottiglia e destinare degli spazi appositi per collocarli. Sfortunatamente in Italia non c’è una mentalità green e i gestori stessi credono sia più facile e semplice buttare le bottiglie nella spazzatura. Per il momento stiamo lavorando con il “vuoto a rendere” solo con birre tedesche, più sensibili al tema, ma crediamo molto nel progetto e siamo certi di poter essere un apripista anche per le altre aziende. I risultati anche in termini di fatturato porteranno sicuramente altri birrifici a credere nel progetto Var.

 

Infine, come verrà gestito il recupero e riutilizzo delle bottiglie rese da parte dei birrifici coinvolti nel progetto?

Grazie alla nostra esperienza ventennale siamo in grado di recuperare i vuoti e di spedirli alle case madri senza difficoltà. Chiaramente Il Vuoto a Rendere ci obbliga ad un ciclo di lavorazione più complesso e con più passaggi rispetto alla bottiglia usa e getta. Tuttavia io credo sia il futuro, soprattutto a Napoli dove la differenziata non è ancora una buona abitudine, Noi come Loco for Drink vogliamo, nel nostro piccolo, essere virtuosi e dare un servizio per contribuire alla crescita civica dei nostri clienti dimostrando concretamente anche un risparmio.

Ulteriori informazioni su Loco for Drink e sul progetto VAR sono disponibili sul sito web: www.locofordrink.it

 

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!