Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
30 gennaio 2016

La morte ha il gusto del luppolo: undicesimo capitolo

La morte ha il gusto del luppolo: undicesimo capitolo


 

Il cadavere del giovane Samuel, il frate che per primo aveva scoperto il corpo esangue di Malcom era stato posto su di un tavolo di legno, in una cella fresca ed isolata da quelle usate dai frati per riposare.

Alberico avrebbe studiato il corpo in pace, senza dare noia con il suo lavoro e con i mefitici odori della decomposizione ai frati.

Anche se, ad onor del vero, nessun confratello gli avrebbe arrecato disturbo, di questo ne era certo.

Una comunità distrutta, affranta…

Tutti spendevano un gran numero di parole, preghiere ed invocazioni, affinché il messo Papale riuscisse a trovare presto la soluzione di quella mattanza!

Nonostante lui, in quel momento, stesse deturpando il corpo di un Frate con le sue analisi, nessuno, neppure l’Abate, osò esprimere parere contrario rispetto a quella procedura, onde scovare al più presto indizi.

Indizi che, anche Alberico, sperava che lo conducessero dritto all’assassino.

Robert, il birraio con cui Frà Peter aveva litigato il giorno prima, sarebbe stato il sospettato numero uno se il cadavere che ora il prete aveva di fronte fosse stato proprio di Peter!

Per un attimo Alberico si sentì un verme: desiderare la morte di qualcuno, fosse anche al posto di un altro, per risolvere più facilmente un’indagine era, senza dubbio, meschino ed indegno dei Santi paramenti che indossava.

Fece il segno della Croce, chiedendo perdono al Signore per i suoi pensieri impuri e malvagi.

Si rimise al lavoro dopo aver tirato un sospiro che avrebbe voluto essere liberatorio.

Il cadavere presentava nella gola la verde poltiglia rinvenuta nella bocca di Malcom ed aveva gli stessi segni di strangolamento.

Il modus operandi sembrava il medesimo nei due omicidi.

Questo dava ad Alberico la ragionevole certezza che l’omicida fosse lo stesso in tutti e due i casi.

Anche se era realmente una cosa da poco, tale certezza era, seppur minimamente, consolatoria: doveva scovare un solo assassino invischiato nella rete di malversazione ramificata in quel convento.

Eh sì, perché, non sapeva ancora in che modo, ma perfino il giovane Samuel era stato corrotto dal Demonio, come Malcom e Peter.

Già… Peter…

E come loro chissà chi altri!

Decise che era giunto il momento di andare a parlare con il capo delle guardie cittadine.

Avrebbe richiesto l’ausilio della Forza Pubblica per poter arrestare i sospetti e per far condurre da lui chi avrebbe desiderato interrogare.

Ma prima di tutto, avrebbe dovuto interrogare nuovamente Peter.

E questa volta non sarebbe stato piacevole…

Soprattutto per lui.

Terminata quella che si sarebbe definita un’autopsia, il prete si diresse verso la sua cella.

Incontrò molti frati, ma nessuno osò rivolgergli la parola né tantomeno reggerne lo sguardo.

Entrò nella sua cella e prese la bolla papale che gli donava pieni poteri d’azione sull’indagine.

Trasse un profondo respiro, l’ennesimo, prima di avviarsi verso l’ufficio dell’Abate.

Una volta giunto lì, sulla soglia, bussò sulla porta di legno sgraziata e irta di schegge.

«Avanti!» la voce all’interno strozzata dall’angoscia.

«Salve, Abate».

«Alberico! Che nuove portate? Avete finito di straziare quel povero corpo?»

«Sì. Sentite, so che non vi piace il mio metodo, e so che…»

«Non mi piace? Dite sul serio? È un metodo blasfemo, in vero! Come si può pretendere di deturpare un corpo con tagli ed incisioni dopo che la vita lo ha già abbandonato? Non temete, mio caro! Ho appena finito di redigere una missiva per Sua Eminenza! Deve essere informato dello scempio che state compiendo!»

«Credevo che foste d’accordo… o per lo meno tollerante…»

«I sacri precetti ci vietano di…»

«I sacri precetti, soprattutto la loro interpretazione, non sono affar vostro! Né vostro, né mio! Vi ricordo ciò che ho in mano: è la Bolla Papale, redatta interamente di Suo pugno da Sua Santità in persona! In essa, ve la faccio rileggere, qualora vogliate, vi è scritto esplicitamente che posso infrangere, e leggo testualmente, “qualunque dottrina del buon costume, fatti salvi il proprio giuramento di Castità e, in questa deprecabile situazione, il Giuramento e Voto di Obbedienza è direttamente vincolato alla Nostra Illustrissima e Santissima Persona. Noi, dichiariamo inoltre che questa bolla è diretta emanazione dello Spirito Santo e che Padre Alberico opera a nome e per conto della Santa Sede che Noi presiediamo. Egli ha piena facoltà decisionale sia sui tempi, sia nei modi di condurre le indagini. Nello specifico, egli potrà avvalersi di ogni Cristiano, armigero o Nobile, Laico o Prelato, per trarre in arresto il colpevole o i sospettati dai quali potrà, con ogni mezzo di persuasione, ottenere informazioni e confessioni. Si investe infine il suddetto Padre, del Rango di Magister ed egli giudicherà e comminerà le sentenze di pena per il/i Reo/Rei” . Non vi sembra che il testo sia piuttosto esplicito?»

«Sì, ma buon Dio…»

«Ho deciso di procedere con un nuovo interrogatorio a Frà Peter».

«E dovevate informarmene?»

«Desideravo farlo. Egli, in attesa dell’inizio dell’interrogatorio, è da considerarsi in stato di arresto, pertanto vi ordino di condurlo personalmente in una cella vuota, ove non vi sia neppure un giaciglio».

«Questo è… inumano… lui… di cosa lo accusate?»

«Vedrete entro domani mattina il documento di arresto e lo controfirmerete. Ora, per cortesia, consegnatemi la chiave della cella di Frà Peter, quella di Frà Samuel e quella di Frà Malcom. A nessuno, voi incluso, sarà consentito, fino al termine della mia inchiesta, mettervi piede».

«Voi state esagerando… non ve lo…»

«Fate come vi è stato ordinato! Mi sto dirigendo verso il comando della guardia cittadina. Se non fate come vi ordino, questo monastero verrà letteralmente invaso dai soldati».

«Non osereste mai!»

«Volete mettermi alla prova?»

L’abate, sapendosi impotente e sconfitto, si rassegnò:

«Farò come mi ordinate».

«Eccellente».

Alberico si diresse verso la sua cella, in attesa che i suoi ordini venissero eseguiti.

Sarebbe andato l’indomani alla caserma; non c’era bisogno di allertare i soldati. Non prima del tempo…

Magari l’interrogatorio di Frà Peter si sarebbe rivelato dirimente e risolutore! Magari avrebbe confessato le sue colpe e quelle degli altri!

Attese il buio.

Si fece portare il rancio nella propria cella.

Alberico pregò tutto il pomeriggio, nella speranza che il Signore alleggerisse il suo cuore: quello che stava per compiere era un interrogatorio che non eseguiva mai a cuor leggero, foss’anche nei confronti di un colpevole.

Finite le preghiere, a notte fonda, il prete afferrò una borsa di cuoio dall’aspetto pesante.

Nel sollevarla un tintinnio metallico venne prodotto dall’interno di essa.

Si diresse, il passo pesante e lento di chi va al patibolo, verso la cella nella quale si trovava rinchiuso Frà Peter.

Ordinò a due giovani frati di seguirlo.

Una volta entrato nella cella, incurante delle parole del prigioniero, lo fece incatenare al muro.

Ogni cella di ogni convento era dotata di un anello al quale legare delle catene. La punizione corporale da parte di un superiore era non solo ammessa, ma consigliata in alcuni abiti.

Peter venne fatto sedere su di una scomoda sedia di legno alla quale mancava il sedile.

Aveva le cosce appoggiate sui bordi di essa, sulla mera struttura.

«Che diavolo mi state facendo? Che volete da me?»

Ancora nessuna risposta a Peter.

«Ho capito! Volete vendicarvi per come vi ho trattato l’altro giorno! Mi sembra eccessivo tutto ciò!»

«Comoda questa cella?»

«Che diavolo volete?»

«Fratelli,» disse Alberico rivolgendosi ai giovani frati che lo avevano accompagnato «Per favore, attendete qua fuori e non fate entrare nessuno. Soprattutto l’Abate. E non fate caso ai rumori che udirete. Ciò che sta per avvenire non si addice agli occhi di chi è debole di cuore».

Senza proferire verbo, i due abbozzarono un inchino ed uscirono.

Ora erano solo Alberico e Peter.

«Allora, Peter. Ve lo chiedo nuovamente: cosa sapete dei loschi traffici di Malcom?»

«Non so nulla! COME VE LO DEVO DIRE? Allora è per questo che sono qui? È perché non avete avuto soddisfazione dalla mia risposta?»

«Le domande le faccio io. E conserva la voce, non urlare ora. Non c’è ancora bisogno».

La voce di Alberico era calma, quasi atona.

Quella di Peter, invece, faceva trasparire tutto il cieco terrore che attanagliava l’intero suo essere.

«La mia pazienza ha un limite, Peter; neghi di conoscere i fatti in questione? Neghi di essere a conoscenza del fatto che Malcom tratteneva una cospicua parte dei pagamenti delle forniture di birra per lasciarsi andare ai piaceri della carne?»

«Sì! Sì, PER DIO!»

«E neghi anche di esser divenuto il suo erede di fatto? Neghi quindi di esser tu, ora, a capo di questa malversazione?»

«Sì! Dio mi sia testimone!»

«Ah, anche blasfemo!»

«No! Lo giuro! LO GIURO!»

Senza ascoltare oltre, Alberico aprì la borsa che si era portato dietro e da essa estrasse un martello di piccole dimensioni.

«Lo sai che cos’è questo?» chiese.

«NO! TI PREGO! CHE COSA VUOI FARMI! NO!»

Impassibile, Alberico afferrò la caviglia sinistra del frate, levò il sandalo e scostò il mignolo dalle altre dita.

Il colpo fu netto.

Lo schianto del metallo sull’osso fece rabbrividire anche lui.

Un urlo di cieco dolore permeò l’aria del convento.

«Ecco,» disse sadicamente lui « ora puoi urlare».

Alessio Lilliu
Info autore

Alessio Lilliu

Sono nato a Cuneo, ridente capoluogo di provincia piemontese.
Ho sempre amato la Natura e, seguendo questo amore, ho frequentato l’Istituto Tecnico Agrario ed ho proseguito i miei studi conseguendo, nel 2012, la Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari a pieni voti.
Ho sempre adorato la cultura in ogni sua forma, ma ho sempre odiato gli stereotipi.
In particolare lo stereotipo che ho sempre rigettato è quello che riguarda la relazione tra “persone studiose” e “persone fisicamente poco attraenti”. Per ovviare a tale bruttissimo stereotipo all’età di 11 anni cominciai a praticare Judo e ad oggi sono cintura nera ed allenatore di questa disciplina marziale.

Dal 2010 gestisco un’attività commerciale, l’Edicola della Stazione Ferroviaria di Cuneo.
Ho ricoperto nel 2011 anche il ruolo di Vice-Responsabile della qualità all’ingresso in un macello del cuneese e, una volta terminato il mio percorso di studi, nel 2012 per l’appunto, ho deciso di rendere il settore alimentare parte ancor più integrante della mia vita. Creai la Kwattzero, azienda di cui sono socio e che si occupa di prodotti disidratati a freddo e di produzione di confetture ipocaloriche, ricavate tramite un processo brevettato di mia invenzione e di mia esclusiva proprietà. Obiettivo finale della ditta è quello di arrivare a produrre i propri prodotti con un consumo energetico pari a zero tramite l’installazione di fonti di energia rinnovabile, per esempio pannelli fotovoltaici.

Per quanto riguarda la mia passione per la scrittura, nacque in tenera età ed in particolare attorno ai sette anni, quando rubavo di nascosto la macchina da scrivere di mio padre, una vecchia Olivetti, per potermi sbizzarrire a sognare e fantasticare su terre lontane e fantastici eroi.

La mia passione per la scrittura venne ricompensata nel 2010 quando pubblicai il mio primo romanzo, “Le cronache dell’Ingaan”. La mia produzione letteraria prosegue a tutt’oggi con nuovi romanzi.

Dal 2012 sono Presidente di Tecno.Food, associazione che riunisce i Laureati e gli Studenti delle Scienze alimentari in seno all’Università degli Studi di Torino.

La nuova ed affascinante sfida che sto cominciando ad affrontare con enciclopediadellabirra.it mi permette di unire due mie grandi passioni: la scrittura e la birra!

Adoro sperimentare sempre nuove cose e nuovi gusti e questa è un’occasione davvero unica.