Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 16/2016

23 aprile 2016

La morte ha il gusto del luppolo: ventiduesimo capitolo

La morte ha il gusto del luppolo: ventiduesimo capitolo


 

«Ahhhh!!!!»

La stretta morsa con la quale Alberico attanagliava la spalla vecchia e porosa dell’Abate fece urlare quest’ultimo.

Sentiva il muscolo molliccio, stanco ed avvizzito di lui compresso tra le sue dita…

Una sensazione esaltante, in vero!

Per meglio dire, sarebbe stata una sensazione esaltante se solo non si fosse trovato in quella delicata situazione: era cascato con tutti e due i piedi nella trappola che McOwen aveva scavato proprio per lui!

Che sciocco era stato, a credere di poter processare dei nobili e ricchi Signori senza pagarne lo scotto, senza che vi fosse la benché minima reazione da parte dei potenti interessati!

Che cosa avrebbe dovuto fare?

Come districarsi in quel vespaio?

Come avere salva la vita?

«PIANO! PER DIO ONNIPOTENTE!» tuonò l’Arcivescovo.

Quasi come se quell’ordine gli fosse pervenuto dalle labbra del Papa stesso, Alberico, istintivamente, mollò la presa.

L’Abate cadde in ginocchio, luccicanti lacrime colmarono i solchi rugosi delle sue gote.

«Padre Alberico, potreste gentilmente calmarvi?»

«Avete ragione, Eccellenza…» disse rivolgendosi all’alto prelato, «è inutile che io mi inalberi, se il mio destino è già segnato…»

«Oh, come siete drastico e melodrammatico!»

Alberico mise le mani nelle tasche del suo abito talare, quasi arreso.

Le sue mani sfiorarono i due oggetti metallici che erano custoditi all’interno di esse: due pugnali dalla corta lama e dall’impugnatura minuscola.

Non erano utensili adatti ad un prete, questo era innegabile! Ma, ad onor del vero, non lo erano neppure gli strumenti di tortura…

Lui…

Lui era un prete un po’ particolare, sotto diversi punti di vista.

Lui era un Inquisitore Vaticano, ed il suo compito era quello di giungere alla Verità con ogni mezzo!

Il ruolo che ricopriva, quindi, lo esponeva a molteplici rischi, incluso quello di subire agguati mortali.

Per Dispensa Papale, in caso di difesa della propria incolumità, il Messo Pontificio era autorizzato ad uccidere, senza per questo incorrere nella Dannazione Eterna.

I pugnali di Alberico servivano, appunto, allo scopo di difesa.

E mai come in quella situazione il prete si sentiva minacciato.

Un pericolo mortale!

Il Messo Pontificio riprese in mano la propria autocoscienza, assieme alla salda impugnatura delle lame:

«Drastico? Melodrammatico? Oh, io non credo proprio! Mi sono sempre considerato  Realista… e credere che il mio destino sia segnato… è estremamente realista, a mio avviso».

«Avete… oh, Santo Cielo!» l’Arcivescovo rise sguaiatamente «Avete equivocato, mio caro! Nessuno vuole uccidervi, qui dentro! Ve lo posso giurare!»

«Allora… come mai mi avete attirato qui?»

«Come mai credete che vi abbiamo attirato qui?»

«Ho tanti difetti, miei buoni Signori, ma tra questi non annovero l’ingenuità! L’Abate è una vostra pedina ed il racconto che mi ha narrato… beh, sapevate che avrei tirato le somme… queste somme…»

«Lo devo ammettere, Padre Alberico!» fu McOwen a rispondere «Siete più perspicace di quanto avessi inizialmente supposto!»

«Sembrate divertito da ciò, McOwen».

«E come non esserlo?»

«Non saprei,» rispose sarcasticamente Alberico, facendo finta di non provare quel terrore infinito che, in realtà, lo stava dilaniando «magari perché vi attende un processo?»

«Dite pure la Morte, non temete di usare le parole giuste nel discorso giusto!»

McOwen era…

Era semplicemente spavaldo!

Tronfio, borioso, certo che le cose fossero andate esattamente come aveva pianificato…

Alberico sapeva che era esattamente così, ma non poteva nascondere la testa sotto alla sabbia!

Doveva guadagnare tempo e trovare un modo di fuggire.

Perdere una battaglia per poi vincere, infine, la guerra!

«Dunque, se lo dite voi… sì, credo che la condanna, nel vostro caso, sarebbe esemplare. Ma adesso ditemi, spiegatemi!»

«Che cosa?» chiese il Conte.

«Come mai sono ancora vivo? Che cosa volete o credete di ottenere da me? Anche perché non credo di essere ancora vivo solo perché voi vi sollazziate per avermi gabbato… sbaglio?»

«Ah!!! Ve l’ho già detto che adoro la vostra perspicacia, Padre?» McOwen continuava a prendersi gioco di lui!

Quanto avrebbe voluto, Alberico, sguainare una delle piccole armi che tanto gelosamente conservava e piantarla nella morbida e grassoccia gola del suo fastidiosissimo interlocutore!

Ma non poteva.

Non ancora.

Non era in pericolo reale, imminente.

Non avrebbe scambiato la legittima difesa per una giustificazione alle barbarie!

Lui era un uomo dai solidi principi morali!

Non avrebbe insudiciato la sua anima per quel vile cane rognoso!

Stette in silenzio, lasciando che l’eloquenza del nulla spronasse quello sgradevole individuo a rispondergli in modo pertinente.

Funzionò.

«Quello che vogliamo da voi, Padre Alberico, è risolvere l’annosa questione. A voi serve un colpevole, giusto? A noi serve restare impuniti. Possiamo trovare un accordo, non trovate?»

«Vorreste corrompermi?»

«No! Un uomo come voi, così integerrimo e solido, non credo che sia corruttibile con il vil denaro».

«Questa è la prima affermazione sensata che vi sento pronunciare, McOwen!» rispose Alberico.

«Beh, dato che siamo qui… procedo con la spiegazione. Sono sicuro che la mia… la nostra versione dei fatti vi piacerà. Voi avete risolto questo difficile caso. Dapprima avete pensato che il delitto del povero Frà Malcom fosse avvenuto in relazione al prospero commercio di birra intrapreso e sviluppato dal Monastero. Scioccato, poiché i conti erano regolari, senza macchia né ammanchi ingiustificati, quindi non riconducibili ad un movente, avete perso l’orientamento… Nulla di cui vergognarsi, in vero! Capita anche ai migliori di sbagliarsi! Avete poi scoperto che tale Frank era un creditore di Malcom. Ma Malcom, divenuto Frate per scappare dai propri debiti, aveva veramente trovato tra le mura dell’austerità il caritatevole amore di Cristo, divenendo così un Pio Pastore di uomini. Mosso dalla mano di Satana in persona ed aiutato da un complice, per capirsi il sicario che ora giace esangue nel convento, Frank ha ucciso il frate in un modo efferato e blasfemo! Suggerirai, nel tuo rapporto, che l’utilizzo del luppolo negli omicidi aveva una connotazione eretica, quasi che fosse un rito Satanico. In seguito, accecati dalla Furia del Diavolo, Frank l’assassino ed il suo complice hanno continuato a seminare morte, colpendo tutti coloro i quali avevano collaborato con Frà Malcom nella produzione di birra. La morte fu dispensata dai due fino al momento in cui non li avete colti sul fatto, durante l’ultimo omicidio, e li avete eroicamente catturati. Certo, non vi è stato possibile processarli; uno è morto sotto alla lancia di un valente soldato della guardia cittadina che sarà prontamente promosso per il suo eroismo e l’altro, Frank, ha ingaggiato una lotta con voi. Poiché durante la colluttazione lo avete colpito con una grossa pietra sul cranio e lo avete ucciso… beh, diciamo che non ha potuto difendersi al processo! Però, sicuro della loro colpevolezza e della loro demoniaca possessione, vi è stato possibile purificarne i corpi e le anime dando alle fiamme i resti mortali sul rogo che meritano i figli di Satana».

Alberico era sbigottito: non solo quel trio di nobili malfattori voleva restare impunito, ma esigeva anche di modificare a proprio piacere il resoconto che Alberico avrebbe giurato vero dinnanzi al Papa!

Era intollerabile, questo era certo!

Vi era ancora da capire come lo avrebbero costretto a giurare il falso.

«Questa pittoresca versione regge, se volessimo far finta che Satana stesso abbia deciso di risalire gli inferi per venire a seminare morte in un buco dimenticato da Dio al confine del mondo!»

«Se la racconterete voi, sono sicuro che reggerà!»

«Manca un dettaglio, in tutto ciò! Frank. Non ho avuto il piacere di interrogarlo… e non so neppure dove sia. Se sulla pubblica piazza ci sarà solamente un corpo che va a fuoco… beh, il volgo, per quanto ignorante, sa contare fino a due».

«Di questo non dovete preoccuparvi, Padre.» detto ciò McOwen schioccò le dita.

La una porticina laterale entrarono due soldati, due mercenari di McOwen che trascinavano, uno per una spalla e l’altro per l’altra, un pesante corpo dal cranio sfondato.

Era il corpo esanime di Frank, lo stesso Frank che aveva visto parlare con Frà Peter nel birrificio.

«Lo avete ucciso?»

«Cominciava ad esigere troppi denari per svolgere il suo lavoro… tratteneva una parte non concordata del ricavato dai nostri debitori… dovevo punirlo comunque, tanto vale che sia il mio capro espiatorio, non trovate?»

«Ed io dovrei raccontare tutta questa farsa?»

Sorridendo, McOwen si rivolse all’Arcivescovo:

«Eccellenza, ho la gola secca, a furia di parlare… Volete, di grazia, raccontare a Padre Alberico l’altra versione, quella in cui anche lui è morto in conseguenza della colluttazione? Sono certo che ve la ricordiate; quella in cui accompagnate voi stesso, in segno di rispetto estremo, le spoglie del Messo Pontificio a Roma, per poter anche, così facendo, tranquillizzare Sua Santità sulla risoluzione del caso, lodando l’eroico Padre Alberico! »

McOwen si voltò nuovamente verso Alberico, attonito.

Un ghigno demoniaco si dipinse sul volto del nobile assassino.

Alessio Lilliu
Info autore

Alessio Lilliu

Sono nato a Cuneo, ridente capoluogo di provincia piemontese.
Ho sempre amato la Natura e, seguendo questo amore, ho frequentato l’Istituto Tecnico Agrario ed ho proseguito i miei studi conseguendo, nel 2012, la Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari a pieni voti.
Ho sempre adorato la cultura in ogni sua forma, ma ho sempre odiato gli stereotipi.
In particolare lo stereotipo che ho sempre rigettato è quello che riguarda la relazione tra “persone studiose” e “persone fisicamente poco attraenti”. Per ovviare a tale bruttissimo stereotipo all’età di 11 anni cominciai a praticare Judo e ad oggi sono cintura nera ed allenatore di questa disciplina marziale.

Dal 2010 gestisco un’attività commerciale, l’Edicola della Stazione Ferroviaria di Cuneo.
Ho ricoperto nel 2011 anche il ruolo di Vice-Responsabile della qualità all’ingresso in un macello del cuneese e, una volta terminato il mio percorso di studi, nel 2012 per l’appunto, ho deciso di rendere il settore alimentare parte ancor più integrante della mia vita. Creai la Kwattzero, azienda di cui sono socio e che si occupa di prodotti disidratati a freddo e di produzione di confetture ipocaloriche, ricavate tramite un processo brevettato di mia invenzione e di mia esclusiva proprietà. Obiettivo finale della ditta è quello di arrivare a produrre i propri prodotti con un consumo energetico pari a zero tramite l’installazione di fonti di energia rinnovabile, per esempio pannelli fotovoltaici.

Per quanto riguarda la mia passione per la scrittura, nacque in tenera età ed in particolare attorno ai sette anni, quando rubavo di nascosto la macchina da scrivere di mio padre, una vecchia Olivetti, per potermi sbizzarrire a sognare e fantasticare su terre lontane e fantastici eroi.

La mia passione per la scrittura venne ricompensata nel 2010 quando pubblicai il mio primo romanzo, “Le cronache dell’Ingaan”. La mia produzione letteraria prosegue a tutt’oggi con nuovi romanzi.

Dal 2012 sono Presidente di Tecno.Food, associazione che riunisce i Laureati e gli Studenti delle Scienze alimentari in seno all’Università degli Studi di Torino.

La nuova ed affascinante sfida che sto cominciando ad affrontare con enciclopediadellabirra.it mi permette di unire due mie grandi passioni: la scrittura e la birra!

Adoro sperimentare sempre nuove cose e nuovi gusti e questa è un’occasione davvero unica.