Numero 13/2020

26 Marzo 2020

Etichette alimentari: il primo passo per capire una birra!

Etichette alimentari: il primo passo per capire una birra!

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Come per tutti i prodotti alimentari, anche per l’etichettatura della birra bisogna seguire delle precise regole, che sono descritte nel Regolamento (UE) 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. Molto spesso, quando compriamo una bottiglia della nostra bevanda preferita, tralasciamo di leggere l’etichetta, soffermandoci invece sulla tipologia o sulla marca. Al massimo cerchiamo la gradazione alcolica. Imparare invece a capire correttamente le informazioni che ci vengono date, oltre che interessante, ci può dire molto di più su ciò che berremo.

In questo primo breve articolo descriverò sinteticamente le informazioni obbligatorie in etichetta, per poi analizzare successivamente quello che si può leggere sulle etichette delle birre industriali e su quelle delle tipologie artigianali, facendo qualche esempio che tutti possiamo verificare.

 

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La prima indicazione obbligatoria è la denominazione dell’alimento. Nel caso della birra è sufficiente riportare “birra”, denominazione legale prevista dalla legge 1354/1962. Segue l’elenco degli ingredienti, cioè di tutte le sostanze impiegate nella produzione, che devono essere elencate in ordine decrescente di peso. Nel caso delle bevande alcoliche superiori a 1.2° non sarebbe obbligatorio, ma i produttori di birra generalmente lo indicano. Se sono presenti degli allergeni, questi devono essere evidenziati o con un carattere o un colore diverso o con dimensioni diverse. Insomma, devono essere chiaramente distinguibili. Anche gli elementi cosidetti “caratterizzanti”, sempre più spesso utilizzati, dovrebbero essere indicati. Sono elementi caratterizzanti ad esempio la frutta o i suoi derivati, come gli sciroppio aromi.

Per le bevande alcoliche va indicato poi, chiaramente il grado alcolico, espresso in termini di percentuale (ad esempio: 5,0% alc).

Un’indicazione molto importante è la durabilità del prodotto. Se si trova l’indicazione “da consumare entro”, questo indica che il prodotto è deperibile, e non potrà essere consumato oltre la data indicata. Nel caso della birra troveremo invece l’indicazione “da consumarsi preferibilmente entro il”, che vuol dire che è possibile ancora consumare il prodotto, senza rischi per la salute, ma ciò che potranno cambiare saranno le sue caratteristiche organolettiche. Attenzione però, questo non vuol dire che la birra può essere venduta oltre questa data, ma solo che può essere conservata da noi anche oltre, sapendo che il suo colore o il suo sapore potranno avere subito delle alterazioni.

 

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Devono poi essere indicate le condizioni di conservazione e uso, per sapere come conservare al meglio l’alimento e come comportarsi dopo la sua apertura.

Il paese d’origine ed il luogo di provenienza ed il nome o ragione sociale del produttore fanno poi parte della cosidetta “tracciabilità del prodotto”, cioè consentono al consumatore di conoscere in che paese è stata prodotto l’alimento e da chi. Questo può essere interessante per la birra ad esempio, perché spesso luogo di origine del produttore e luogo di produzione non coincidono. Si pensi ad esempio ad i colossi della produzione, che spesso sono olandesi o tedeschi come sede centrale, mentre la produzione vera e propria viene effettuata in Italia.

Infine devono essere indicate la quantità al netto, espressa in centilitri (cl) o litri e la dichiarazione nutrizionale, cioè l’indicazione del valore energetico riferita a 100 gr o 100 ml dell’alimento. Quest’ultima indicazione però non è obbligatoria però per le bevande alcoliche.

La legge prevede anche la possibilità di indicare in etichetta alcune indicazioni nutrizionali, che possono servire al produttore per valorizzare il proprio prodotto ed al consumatore di fare scelte più attente. Un esempio può essere il claim “senza glutine”. In questo caso ad esempio la legge stabilisce che il nutriente in questione dovrebbe essere presente in quantità vicino allo zero.

Per approfondire si può scaricare dalla rete l’opuscolo, chiaro e ben fatto, “Etichettatura degli alimenti”, edito dal Ministero della Salute.

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Enrico Garda
Info autore

Enrico Garda

Sono nato a Torino nel 1961 (ormai viaggio per i 60!), ma mi considero lombardo di adozione, perché abito in provincia di Lecco da ben 45 anni, dove mi sono sposato con Patrizia e ho avuto 3 figli (ho già anche 2 nipotine). Sono stati proprio i miei figli, conoscendo la mia passione per la birra, che un Natale di due anni fa mi hanno regalato un kit per fare la birra in casa. La scintilla devo dire che non è scoccata subito. Il kit è rimasto in cantina per qualche mese. In questo tempo ho meditato, mi sono informato, ho letto e poi…mi sono lanciato nel vuoto. E dico proprio nel vuoto perché “Nessuna esperienza precedente può averti preparato per assistere alla carneficina a cui assisterai fra poco”, come dice Dan Aykroyd a Eddie Murphy in Una poltrona per due. Naturalmente esagero, però i problemi che si devono affrontare durante la preparazione della nostra bevanda preferita sono tanti e a volte difficili da risolvere. Ho pensato allora di mettere a disposizione la mia piccola esperienza (ho fatto fino ad ora una decina di birre diverse, provando tecniche e stili vari) di homebrewer molto casalingo a chi vuole entrare in questo mondo veramente affascinante. Ho una predilezione per le birre tedesche, che sono, come loro, intendo i tedeschi, asciutte e di poche parole. Pochi fronzoli, niente gusti strani, il malto ed il luppolo che dominano su tutto. Ma mi piace anche sperimentare. Se qualcuno vorrà poi condividere con me le sue esperienze ben venga. Ho poco da insegnare e tanto da imparare.