Numero 53/2020

29 Dicembre 2020

La fede nelle birre di Bruges

La fede nelle birre di Bruges

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Siamo arrivati alla conclusione, di questo piccolo contributo sulla città di Bruges diviso in tre puntate, e se mi concederete quattro minuti del vostro tempo, ripercorreremo la millenaria storia cittadina tra santi, chiese e birra.

Quando si sente dire a qualcuno: ”famiglia di birra, o famiglia birraia”, si pensa normalmente al tipo di birra, allo stile con cui viene fatta, ed almeno altre due o tre cose. Bene! A Bruges, quando qualcuno parla di “famiglie birraie”, parla di loro. Philogène Vanneste (1843-1922) diventò mastro birraio del birrificio “‘t Zwarte Gat” di Oostkamp, dove svolgeva anche il ruolo di assessore comunale. August Vanneste (1831-1908) iniziò anche lui a produrre birra, presso il birrificio “De Drie Monniken” nell’area del Molenmeers, fino alla Prima guerra mondiale. August si specializzò nella produzione, tra le altre, di bière blanche. Tonny Vannesteche lavorava insieme al fratello Paul nel birrificio di famiglia “’t Hamerken”, fondato nel1872 da Jules Vanneste (1835-1909) rilevando la distilleria “’t Hamerken” sulla Langestraat,c onobbe e sposò Véronique Maes anche lei impegnata nel suo birrificio artigianale di famiglia, De Halve Maan. Nell’anno 1983Paul Vanneste decise di rilanciare, il marchio con il nome di “De Gouden Boom”, usando proprio il simbolo della città di Bruges, ovvero un albero d’oro (Gouden Boom), dato come premio al cavaliere vincitore del torneo, durante i festeggiamenti del matrimonio tra la principessa Margherita di York con Carlo il Temerario nel 1468.

 

Paul Vanneste nel 1984 propose sul mercato come prima birra, la “Brugs Tarwebier”, una bière blanche che ebbe subito un grande successo tra i consumatori, e fortunatamente nel 2019 è stata riportata a Bruges dal nipote Xavier Vanneste, e nuovamente prodotta al birrificio De Halve Maan. Paul collaborava da tempo con l’amico Frank Boon dell’omonimo birrificio di Lambeek, e nel 1987 brassò una birra da 8,7 gradi alcolici, che divenne anch’essa un’emblema per la città, e la chiamò “Brugge Tripel”. Qualche anno dopo, nel 1993 De Gouden Boom, iniziò una nuova sinergia di progetti con Rodenbach di Roselaire. Questi ultimi birrifici (Gouden Boom, Rodenbach), nel 2003 vennero rilevati definitivamente e fortunatamente, salvando le loro preziose ricette e metodi di produzione delle birre, dal Gruppo Palm Belgian Craft Brewers di Steenhuffe, fondato nel 1686 dal locandiere Theodoor Cornet (De Hoorn in fiammingo). Ad oggi Palm è di proprietà al 60% della famiglia olandese Swinkels (Gruppo Bavaria), che per 2021 ne prevede l’accorpamento completo.

Le origini.

Ogni ricetta birraria aveva la sua particolare composizione di spezie diverse, che venivano acquistate presso la “Gruuthuse”, del famoso Conte di Winchester ed in particolare le birre dell’Abbazia di Steenbrugge.

Tutto ebbe inizio nel 1056, quando alcuni abitanti, devoti a San Pietro, costruirono un piccolo altare in legno. In seguito, ed esattamente il 1° maggio 1070, il vescovo di Radbod lo consacrò a chiesa, ed i fedeli per erigerla usarono le pietre del “Castellum romano di Oudenburg”. Qualche anno più tardi un soldato stanco di una vita, passata al soldo dei monarchi francesi, si ritirò a vita eremitica, quell’uomo si chiamava Arnoldo. Divenne così un Padre Benedettino, e trasferitosi in missione ecclesiastica nelle Fiandre, per ristabilire la pace, nel 1081 gli fu affidata la chiesa di San Pietro, da Conon van Eine e Radbod II vescovo di Noyon-Tournai. Nel 1084 Arnoldo venne nominato vescovo e fondò in quel luogo, l’Abbazia di Oudenburg dove rimase sino alla sua morte. L’Abbazia fu chiusa ed abolita dai rivoluzionari francesi il 16 febbraio 1797, ed Il monastero con le sue proprietà furono confiscate e rivendute da lì a poco(17 marzo 1798), ad un certo Briquet di Parigi. Arnoldo di Soisson fu santificato, oltre che per la sua fede, anche per l’illuminazione che ebbe nel far bere molta birra invece dell’acqua a tutti i suoi fedeli durante la peste, salvando così tantissime vite. Oggi è riconosciuto come protettore di tutti i birrai, e la ricorrenza Sant’Arnoldo di Soisson è il 14 agosto.

 

 

La parrocchia di Odegem (1133), attuale quartiere di Bruges chiamato Steenbrugge, collegata al monastero di San Trudo, per risorgere dovette aspettare il 1875 con l’arrivo del reverendo Philip Polet, che comprò un terreno dal birraio Jacobus Wante, e nel 1878 riuscì a costruire una chiesa con canonica e scuola. Nel 1879, si trasferirono alcuni Benedettini di Dendermonde portando con loro una reliquia da Affligem salvata dai rivoluzionari francesi. Diventò ben presto un priorato, e nel 1896 fu elevata ad abbazia, ottenendo da Papa Pio IX(1934) la concessione dei diritti dell’Abbazia San Pietro di Oudenburg (1086-1797). Ad oggi le birre vengono prodotte a Steenhuffe, con la stessa cura utilizzando la ricetta originale, compresa quella miscela del “Gruut di Brugge” che le ha sempre contraddistinte.

Chiese e Cultura

La bellezza di Bruges, si rispecchia nelle acque dei suoi canali, tra la spiritualità di musei e chiese, insieme ai piaceri pagani dei locali birrai, amalgamando il tutto in una vera e propria opera d’arte. Ad esempio, ci sarebbe da visitare la basilica di Heilig-Bloedbasiliek (Santo Sangue),dove all’interno della cappella troverete una reliquia contenente il sangue di Cristo, raccolta da Giuseppe di Arimatea durante la crocifissione, e portata dalla Terra Santa da Teodorico di Alsazia Conte delle Fiandre. Tradizionalmente Il reliquiario viene portato per il centro della città durante l’annuale processione del Sacro Sangue nel mese di maggio. Altra chiesa molto particolare, è quella di Onze-Lieve-Vrouwe (Chiesa di Nostra Signora), che con la sua torre di 122 metri di altezza in perfetto stile gotico francese, conserva gelosamente una statua di Michelangelo Buonarroti, la “Madonna col Bambino di Bruges” (1503-1505), posizionata nella navata laterale destra.

 

 

Per gli appassionati di pittura, al Groeningemuseum troveranno collezioni pittoriche degli artisti Jan Van Eyck e Gerard David.  Il Diamantmuseum dice tutto quello che si vuole sapere di come venivano lavorati e scambiati i diamanti in epoca medievale.  Oppure l’ospedale di Sint-Jans, ci offre un’immagine vivida di ciò che accadeva dentro ad un ospedale medievale. Espone anche opere del pittore del XV secolo Hans Memling. Il museo della Cattedrale di Sint-Salvator contiene opere di Dirk Bouts e Hugo Van der Goes, ed altri artisti.

Io sono cresciuto a pochi metri da una chiesa, dove il campanile del paese suonava ad ogni ora del giorno e della notte per 365 giorni all’anno. E se fossi nato a Bruges? Avrei sentito invece che martellanti campane, il suono più benevolo dei carillon che intonavano musiche diverse. A partire dal 1604 le autorità cittadine assunsero un suonatore di carillon per le melodie domenicali, dei giorni festivi e di mercato, con la possibilità di suonare diverse partizioni musicali, sia religiose che profane. Nel 1675 il carrello era composto da 35 campane, costruito dall’anversese Melchior de Haze. Dopo un incendio del 1741 il carillon venne dotato delle attuali 47 campane, fuse da Joris Dumery, e con un peso totale di 27,5 tonnellate.

Parafrasando Goethe, lasciatemi concludere dicendo che abbiamo troppo poco tempo in questa vita, per bere birre mediocri, senza un’anima e senza qualità. E se volessimo mettere in parole, uno dei più famosi quadri fiamminghi, i Dodici Proverbi di Pieter Brueghel il Vecchio (1558 – olio su tavola-74,5×98,4 cm):

Bere di continuo, anche da ubriachi, induce in povertà, disonora il nome e porta alla rovina“.

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Info autore

Andrea Ceretti

Sono nato a Biella il primo giorno di primavera, del 1971 (anche se negli anni settanta era ancora l’ultimo d’inverno).
Probabilmente da piccolo (e già qui), in un giorno qualsiasi durante il catechismo, nel momento stesso in cui il prete raccontava di quando Gesù Cristo, seduto accanto al pozzo di Giacobbe, all’ora sesta, appena vide la donna di Samaria gli disse:” Dammi da bere”, lì per lì restai sicuramente colpito da quella citazione, poiché, fin da metà degli anni novanta iniziai a portarla in giro con me per il mondo, modificandola con un bel “Please, give me a Beer”; perché, a meno che voi non siate il nuovo messia, iniziare gentilmente una frase, funziona anche nel più sperduto e malfamato bar di Caracas.
Appassionato di Birra,cavalli, musica ed un’altra cosa che ora mi sfugge, ma capita a volte di averla proprio sulla punta della lingua. Mi piacerebbe poter pensare ad un giorno in cui,questo piccolo “Pianeta Birra”,fosse sempre più libero da mercanti di pillole per la sete, e con più rose felici e contente di farne parte, senza troppi protagonismi o inutili dispute su chi sia la più bella o la più buona.
Inoltre,in questi anni, ho maturato la convinzione che solo una buona cultura birraria, potrà permettere a quel “Piccolo Principe” che c’è in ognuno di noi, di poter realizzare almeno in parte, il proprio sogno. Tutto in quel semplice e fugace battito di ciglia, mentre abbassando gli occhi, ci portiamo alla bocca un buon bicchiere di Birra, riconciliandoci l’anima….Qualsiasi essa sia.

Con il mutare dei tempi, è cambiato anche il modo di “bere” la Birra.
Si va così affermando la tendenza alla degustazione, più che al consumo.
Dal primo libro, su cui inizia a studiare. Michael Jackson Beer – 8 ottobre1998