Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 23/2017

7 giugno 2017

Lambic: la storia di Timmermans

Lambic: la storia di Timmermans


 

In un tempo in cui a Itterbeek, piccolo borgo contadino del Pajottenland, vivevano poco più di duecento anime, c’erano cinque birrifici. È in questo incredibile scenario che Jan Vandermeulen e Joanna Esselinckx decisero di aprire l’ennesimo. Ricevuta in eredità una fattoria, situata nell’attuale Kerkstraat, si adoperarono per ricavare dalle sue stanze una piccola taverna, con non più di trenta coperti e,tra stalle e fienili, avviarono un piccolo impianto da 7 ettolitri. È nel testamento di Jan Vandermeulen in favore della figlia Elisabeth che per la prima volta comparì ufficialmente il nome Het Molleken, che accompagnerà il birrificio nei secoli avenire.

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Mentre il tempo passava e i propietari si susseguivanotra morti improvvise e cessioni dell’attività per pochi spiccioli, per cent’anni Het Molleken rimase un piccolo birrificio con annessa taverna dove, nonostante i registri delle accise descrivano come “bruna” la birra qui prodotta,numerosi indizi fanno pensare che si producesse Lambic. In primo luogo la considerevole quantità di frumento usata per il mosto; inoltre,in alcuni documenti, si fa riferimento a una vasca di raffreddamento, come quella tipicametne usata nel processo produttivo del Lambic. per far sì che i microrganismi acidificanti possano far partire la fermentazione spontanea passando dall’aria al mosto. Ultimo, ma non meno importante, la stagione brassicola era per lo più concentrata in inverno. Durante la seconda metà del XIX secolo Paul Jozef Walravens entrò in possesso di Het Molleken, acquistandolo dai precedenti proprietari che lo avevano ampliato fino a renderlo, con un impianto da 25 ettolitri, il secondo più grande a Itterbeek.

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Unica erede di Paul era Celina Hendrika la quale, nel 1911, sposò Gerard Frans Timmermans. I giovani sposini acquistarono, per poco più dell’equivalente di 500 euro, la fattoria e il birrificio dai genitori di lei. Nell’atto di compravendita si fa riferimento alla produzione e commercializzazione di Lambic, Geuze e Kriek. I nuovi proprietari, visti gli enormi progressi che aveva fatto il birrificio negli ultimi anni in termini di produzione, concentrarono tutta la loro attenzione sul Lambic. Gradualmente abbandonarono la cura dei frutteti e la coltivazione dei campi e costruirono alloro posto edifici in cui presero posto nuove botti e attrezzature birrarie. Anche la piccola taverna chiuse nel 1920 per lasciare spazio a un nuovo edificio annesso al birrificio. Frans Timmermans era così preso dal suo lavoro che, quando fu eletto sindaco di Itterbeek nel 1929, pretese e ottenne che tutte le attività legate all’amministrazione comunale a lui deputate fossero svolte all’interno del birrificio tra un bicchiere di Geuze e l’altro, eccezion fatta per le riunioni più importanti.

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Germaine Timmermans, figlia di Frans, Sposò Paul Van Custem. Come regalo di nozze la coppia ricevette una nuova vasca di raffreddamento con un avanzato (almeno per l’epoca) sistema, grazie al quale un allarme suonava quando i 22.000 litri di mosto che si stavano raffreddando nei suoi 120 metri quadrati di ramearrivavano alla giusa temperatura e potevano essere trasferiti nelle botti. Frans morì nel 1959 a 74 anni e il genero decise di ribattezzare il birrificio in suo onore: Het Molleken diventò quindi Timmermans.

Presto i figli di Germaine e Paul entrarono a far parte dell’azienda di famiglia. Raoul come contabile e Jacques come birraio. Sperimentazione e innovazione furono le loro parole d’ordine. In primiscrearono, su richiesta di numerosi locali della zona, una Kriek alla spina, rifermentata direttamente in fusto. Si cimentarono anche con il Lambic all’uva, Druiven, ma senza molto successo. Sotto la loro guida Timmermans divenne uno dei più grandi produttori di Lambic al mondo, molto conosciuto sia in Belgio che all’estero e uno dei maggiori fornitori di mosto ad assemblatori e blender che volessero crearsi la loro personale Geuze. Purtroppo tutta questa richiesta andò a discapito della tradizione. Oude Geuze e Oude Kriek lasciarono spazio sempre maggiormente a Lambic addolciti fino a sparire completamente.

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Consigliati da una banca, Raoul e Jacques vendettero la maggioranza del birrificio a Rizla+, leader nella produzione di cartine per tabacco. Raoul a poco a poco si ritirò e abbandono tutte le attività che svolgeva nel birrificio. Nel 1993 Rizla+ vendette la sua quota a John Martin NV, multinazionale della birra che già controllava marchi importantissimi, tra cui spicca indubbiamente Guinness. Anche se Jacques, dopo il fratello, ha lasciato nel 2004 Timmermans, il figlio Frederic Van Custem, pur non essendo più il proprietario, vi svolge ancora importanti ruoli manageriali. Timmermans tutt’oggi produce Lambic addolcito ma, dopo aver reintrodotto l’uso della bottiglia da 75 centilitri abbandonato negli anni ’90, ha ricominciato a produrre Oude Geuze dal 2009 e Oude Kriek dall’anno seguente, con un discreto successo grazie anche all’opera del birraio Willem van Herreweghen. Dal 2009 a Itterbeek, presso il birrificio, è possibile visitare un Museo dedicato al mondo del Lambic. L’impegno e la cura che Timmermans sta mettendo nella produzione di Lambic, Oude Geuze e Oude Kriek lo hanno portato negli ultimi anni a vincere molti riconoscimenti. La sua Geuze, morbida ma allo stesso tempo gustosa, dalle tipiche note Funky e con un aroma decisamente fruttato e speziato, è stata insignita della medaglia d’argento al Campionato mondiale della birra nel 2013.

Federico Borra
Info autore

Federico Borra

Classe 1982, nato a Milano, ma comasco d’adozione, ho iniziato il mio viaggio nel mondo della birra artigianale nella cantina di un ormai famoso birraio: io facevo i compiti della quinta elementare, lui poneva le basi per un brillante futuro.
Per anni però ho vissuto ai margini di un movimento che diventava sempre più grande e delle cui meraviglie finalmente e totalmente mi sono innamorato nell’estate del 2011… da allora si può dire che io e la birra artigianale siamo inseparabili.
Sono un autodidatta (adoro leggere), ho però frequentato alcuni corsi presso i birrifici vicino a casa (mi piace anche ascoltare, soprattutto i birrai!). Grazie ad un tifoso lariano del West Ham (di cui forse un giorno vi racconterò), riesco facilmente a raggiungere birre da tutto il mondo, dalla Danimarca al Giappone, passando per Nuova Zelanda, Francia, Inghilterra, Belgio, Germania, U.S.A., Italia e chi più ne ha più ne metta…e dove non arriva lui, c’è sempre internet!
Fosse per me sarei sempre in giro per il mondo, scoprire nuove culture mi affascina soprattutto attraverso la musica, il cibo e, perché no, la birra. Da sempre sono appassionato di cucina, cerco di scavare a fondo nella tradizione senza mai chiudere la porta alla creatività. Sfoglio volentieri, anche solo per passare il tempo, libri di ricette e ne ho una piccola collezione comprata in tutto il mondo (beh, più o meno tutto). Questa mia passione si è unita a quella della birra sfociando nella ricerca dell’ abbinamento perfetto.
Dal 2012 sono homebrewer. Producendo birra mi piacerebbe imparare a conoscere gli aromi del luppolo e le sfumature del malto, l’utilizzo dei lieviti e l’influenza che ha l’acqua sulla nostra bevanda preferita (la sperimentazione in prima persona è fondamentale!!).
Attraverso questa nuova esperienza con www.giornaledellabirra.it vorrei poter condividere con voi le mie idee e le mia scoperte, confrontarmi e soprattutto ampliare i miei orizzonti!