Numero 34/2023

22 Agosto 2023

UK e Germania: tra passato lontano e recente, la rinascita europea delle craft

UK e Germania: tra passato lontano e recente, la rinascita europea delle craft

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Se negli Stati Uniti la nascita di una propria identità birraria si colloca nel XX secolo, grazie allo sviluppo delle conoscenze e tecniche arrivate dai coloni e immigrati europei nel corso dei secoli, per alcuni stati europei la cultura birraria invece è parte integrante nella propria cultura ed identità sin dai tempi antichi. In Europa, in particolare in Germania e Inghilterra, si hanno riferimenti ad attività brassicole già prima dell’Impero Romano; dove diverse fonti riportano come le stesse legioni romane compravano la cerevisia (nome della birra per i romani) dalle attività locali. Nel 83 d.C proprio dal territorio inglese giungono tre mastri birrai da Glevum (Gloucester) che per volontà del governatore britannico Agricola giungono a Roma per aprire il primo pub al mondo. Ma è durante il V secolo con le invasioni barbariche, periodo di grandi migrazioni di popoli, che la cervogia si diffonde come non ha mai fatto prima, pur essendo già presente nel mondo romano ma in ambito povero e popolare.

 

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Partendo da processi empirici di limitate produzione, da parte di artigiani, la birra in questi paesi acquista sempre più rilievo, soprattutto nella vita sociale sia nelle aree rurali che in città dove i pub, public house e i luoghi di somministrazione diventano posti di aggregazione per la comunità. Prova dell’importanza, interesse e serietà nella produzione di birra in Germania è il fatto che nel 1516 viene emanato da parte di Guglielmo IV di Baviera il ​Reinheitsgebot ​ o Editto della Purezza, il quale consente il solo utilizzo di orzo, luppolo e acqua per la produzione di birra (successivamente veniva consentito anche l’utilizzo del frumento per le Weizen), inoltre stabilisce pure un prezzo massimo per la vendita della birra (sottolineando così il rilievo sociale che essa aveva). Inizialmente applicato solo nella Baviera, nel 1870 la Baviera lo pretende per tutto l’impero riunito, per poi essere applicato nel 1906 in tutta la Germania: si tratta quindi della più antica regolamentazione in campo sanitario-alimentare ancora in uso.
L’editto di purezza ci documenta come sia antica l’arte birraia in Germania e come i mastri birrai tedeschi siano legati alla tradizione continuando a brassare grandi birre ma senza mai eccedere in estro e fantasia, al contrario di come accade in molti paesi (come in Italia dove rivisitazione di stili di altri paesi, in modo più fantasioso e con utilizzo di ingredienti locali sia una delle nostre caratteristiche).

 

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A conferma della grande importanza birraia dell’Inghilterra Roger Protz, autore della Good Beer Guide, pubblicato dall’organizzazione CAMRA (fondata per opporsi alla crescita della grande industria inglese e la sua omogeneizzazione), scrive una “spy story” secondo la quale Gabriel Sedlmayr (Spaten, Munich) e Anton Dreher (Dreher, Wien), visitando svariati birrifici negli UK (Edinburgh, Manchester, Newcastle…) agli inizi del XIX secolo, scoprono le nuove tecnologie che gli inglesi stavano usando e rubano parecchie idee per poi utilizzarle nel proprio paese. Proprio dalla fine XIX e inizio XX secolo si iniziò a introdurre la produzione di massa e vendita su scala globale, dovuta allo sviluppo di tecnologie come una refrigerazione migliore, la pastorizzazione e l’uso di macchine a vapore. Marchi come Guinness e Grolsch dagli anni 20′ furono trasportati in tutto il mondo, grazie a uno sviluppo di trasporti su larga scala e, migliorando il packaging in quantità e qualità, aumentarono la presenza della birra in tutto il mondo. Soffocato dalla seconda guerra mondiale, il mercato della birra in Inghilterra riprese i consumi negli anni 60′ e 70′. Con il nuovo boom del mercato in Inghilterra, similmente all’America, si formò una predominanza dei sei maggiori produttori: Bass, Allied, Guinness, Scottish & Newcastle, Courage, and Whitbread. Si fa riferimento a loro come i “Big Six”, ai quali era destinato 80% del mercato nel 1970 . Inizialmente focalizzarono le proprie strategie sulla produzione di birra, ma presto iniziarono a diversificare il loro interessi espandendosi e controllando anche la somministrazione. Molti pub infatti erano gestiti direttamente dalle industrie tramite un sistema in cui erano gestiti per conto dell’industria o affittati e costretti a comprare rifornimenti dai propri proprietari, si calcola che approssimativamente su 72,400 pub aperti nel 1974 all’incirca 38,300 (53%) erano posseduti o affittati dai Big Six. In relazione a ciò negli anni 60′ vi fu un cambio nei gusti, infatti fino a quel momento la maggior parte delle birre inglesi conteneva una bassa percentuale di ABV (Alcool per volume) ed erano ales in cask, con le lager che rappresentavano una piccola fetta delle birre vendute nel paese. Con le corporazioni e le fusioni delle industrie birrarie, con vantaggi nelle strategie di marketing e le pubblicità nei mass-media, il consumo di lager nel paese passò dai 450,000 fino ai quasi 4 milioni di ettolitri tra il 1960 e il 1970 con un aumento del 20% delle importazioni negli UK nello stesso periodo.

 

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Ed è proprio in un simile contesto che nel 1971 prende forma il CAMRA (Campaign for Real Ale) un indipendente e volontaria associazione dei consumatori nata per opporsi alla grande industria inglese, i cui obbiettivi dichiarati sono: proteggere e aumentare i diritti del consumatore, promuovere qualità, scelta e il rapporto qualità prezzo, supportare le public house come centro delle comunità, campagne per un migliore approccio con birre tradizionali, sidri e perries (alcolico ottenuto dal succo di pera), cercare miglioramenti in tutti i locali e lungo tutta l’industria birraria.

 

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Matteo Chiamenti
Info autore

Matteo Chiamenti

Giornalista pubblicista, classe 1984, nel corso degli anni scrive di principalmente di finanza per testate specializzate (Bluerating, Advisor, ProfessioneFinanza), pur dedicandosi parallelamente anche a collaborazioni nell’ambito dello sport, del cinema, dell’economia, della politica e dei videogiochi (Tuttomercatoweb e Milannews, il Cibicida, Tgcom, il Democratico, Ultimate Team Fifa Italia).

Nel tempo libero è polistrumentista (chitarra, tastiera, voce) per il gruppo di musica elettronica Noise Under Dreaming, con il quale si dedica alla composizione di colonne sonore per il cinema e le aziende.

Appassionato da sempre di enogastronomia, si infatua per il mondo delle birre artigianali scoprendole nel corso degli svariati “terzo tempo” fatti con la squadra di rugby dei Babbyons, nella quale gioca come centro.

Iscritto a Unionbirrai, nel 2017 svolge il corso di primo livello di degustazione birra.