Numero 25/2016

23 Giugno 2016

Birrificio della Granda: una perla dell’artigianalità cuneese

Birrificio della Granda: una perla dell’artigianalità cuneese

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La provincia di Cuneo può essere considerata a tutti gli effetti la culla della birra artigianale italiana: proprio in Piemonte, infatti, si sono create le basi del movimento culturale ed imprenditoriale che ha investito poi tutta la penisola. Il Birrificio della Granda, per opera del suo fondatore Ivano Astesana, è una delle realtà che ha ricevuto e dato un contributo importante di crescita in questo contesto fertile. Dal 2010, anno di avvio dell’attività, ad oggi il birrificio ha fatto progressi di sviluppo che trovano poche altre realtà pari, testimonianza di un mix perfetto tra ottime capacità tecniche in sala cottura, marketing e gestione imprenditoriale oculata e lungimirante.

In esclusiva per Giornale della Birra, l’intervista a Ivano, che con molta passione e grande spirito di accoglienza, mi ha accompagnato alla scoperta della storia, dei successi, delle difficoltà, dei progetti e delle eccellenze birraie del Birrificio della Granda.

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BirrificioGranda (3)

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Ivano, raccontami innanzitutto l’esperienza umana che c’è dietro alla tua azienda: com’è nata la passione per la birra e per l’homebrewing? E quando la passione si è trasformata in progetto imprenditoriale e, per finire, quali le difficoltà incontrate?

Verso la fine degli anni ‘90 non era raro andare a Piozzo con gli amici, perché proprio in quegli anni Baladin aveva iniziato la sua produzione, e la birra che si trovava in quel locale era così diversa e intensa rispetto a tutto il resto, che si facevano volentieri i km necessari per poterla gustare. Complice la laurea in biologia che stavo prendendo in quegli anni, la semplice curiosità verso la birra ha trovato terreno fertile nelle competenze che avevo acquisito studiando. Però non era ancora il momento per gettarmi in un’attività in proprio: ho preferito dedicare gli anni successivi a lavorare come consulente, girando l’Italia e costruendomi un solido background imprenditoriale. Soltanto nel 2007, quando ho deciso di tornare a vivere a Lagnasco per dedicarmi all’azienda agricola di mio padre, la passione per la birra ha trovato il tempo giusto per esprimersi in un numero sempre crescente di produzioni casalinghe. Questi anni di sperimentazione hobbistica sono stati fondamentali per acquisire dimestichezza con materie prime spesso inusuali, e per trovare il “mio” modo di intendere e soprattutto di fare birra. Poi, finalmente, nel 2011 è partito il birrificio artigianale. Le difficoltà che ho incontrato non sono state legate all’ambito specifico del mio progetto, ma ai soliti problemi italiani legati alla burocrazia e a un mondo pubblico generalmente ostico verso chi vuole mettere su un’impresa. Comunque nulla di insuperabile, infatti siamo qui e ci stiamo anche divertendo parecchio!

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TeamBirrificio

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Il tuo birrificio ha sede a Lagnasco, a due passi da Piozzo, sede storica del Birrificio Baladin. Quanto ritieni importante l’elemento territoriale e culturale birrario ed enologico che permea la provincia di Cuneo nel creare imprenditori di successo, come nel tuo caso?

Chi abita in queste zone ha la fortuna di essere immerso fin da piccolo in un paradiso di gusti e profumi, che ha davvero pochi eguali. Ci sono eccellenze mondiali sia enologiche che gastronomiche, e questo milieu è un ambiente straordinario perché ti fa crescere con i concetti di qualità, eccellenza e creatività stampati nell’animo. Non è un caso che quando i cuneesi si sono messi a far birra, in poco tempo abbiano creato prodotti che perfino i più tradizionalisti produttori centro europei non immaginavano neanche. E questo vale anche per tutte le altre province Italiane.

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Attualmente sono moltissime le birre in produzione: quale filosofia le accomuna? Come selezionate le materie prime per garantire l’alta qualità del prodotto finito? Il tuo birrificio si interfaccia con diverse modalità di distribuzione: in particolare alcune linee di prodotto sono dedicate alla GDO (grande distribuzione organizzata): quali sono le peculiarità di questo tipo di commercio in termini di opportunità e criticità?

In Italia esiste una netta separazione tra il canale di vendita Ho.Re.Ca. (birrerie, ristoranti, bar, ecc…) e quello dei supermercati. Tanto che se un prodotto compare nel secondo canale rischia di essere escluso dal primo. Per questo motivo, non volendo sottrarci alla sfida della G.D.O., anzi volendo affrontarla in modo creativo e coraggioso, abbiamo scelto di creare da una costola del Birrificio della Granda un nuovo ramo aziendale con ricette, metodi produttivi e stile di comunicazione del tutto autonomo, mirati ad affrancare la birra artigianale di qualità anche sugli scaffali delle grandi catene. Però ci servivano tipologie di birra meno delicate e di più facile approccio rispetto a quelle che facciamo per il mercato specializzato, dove abbiamo maggior controllo sulle condizioni di conservazione del prodotto. Ci servivano anche etichette con una grafica e un design pensati apposta per esistere sugli scaffali: per questo è nato il progetto “B-Side”, che sebbene abbia pochi mesi di vita ci sta dando grandi soddisfazioni.

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Infine, ti chiedo si svelarci i segreti dei prossimi progetti birrari che hai in serbo per il 2016. Come vedi, da imprenditore del settore, il futuro del tuo birrificio e delle craft-beer italiane?

Per quel che riguarda il Birrificio della Granda, il 2016 è l’anno dell’inizio dell’esportazione, indispensabile per poter continuare a crescere anche negli anni futuri. E stiamo scoprendo che non possiamo avere successo all’estero riproponendo in altri paesi le stesse cose che abbiamo fatto per imporci in patria. Primo perché ci scontriamo con microbirrifici americani o europei molto più grandi noi, e quindi con costi di produzione che ci possiamo soltanto sognare, e secondo perché paghiamo lo scotto di non avere dalla nostra uno stile di birra chiaramente “italiano”, cosa che invece i consumatori esteri richiedono. Per questo motivo nel corso del prossimo autunno inizieremo a lavorare a nuove tipologie di birra che serviranno per farci ascoltare anche oltre oceano: i dettagli li scoprirete strada facendo. Invece, la mia idea sullo stato del settore in Italia è che nei prossimi anni vedremo più rivoluzioni sul lato della distribuzione che non su quello della produzione. La GDO vorrà giocare un ruolo meno marginale e anche i distributori legati ai marchi industriali inizieranno a voler inserire in catalogo birre artigianali… o “pseudo” artigianali. Ne vedremo delle belle.

 

Maggiori informazioni sul Birrificio della Granda sul sito web aziendale www.birrificiodellagranda.it

 

 

 

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!