Numero 19/2019

6 Maggio 2019

Accise sulle birra: incongruenze, liquidazione e bilancio annuo

Accise sulle birra: incongruenze, liquidazione e bilancio annuo

Tweet


Per i birrifici con produzione annua inferiore ai 10.000 ettolitri, tra i quali afferiscono appunto i “microbirrifici”, l’art. 35 del Testo Unico, prevede uno specifico regime di accertamento del prodotto finito che mira a semplificare gli adempimenti tributari a carico degli operatori. Con Determinazione Direttoriale n. 140839/RU del 4 dicembre 2013 e con la relativa Circolare 5/D del 6 maggio 2014 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, entrambe reperibili dal sito web dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (www.agenziadoganemonopoli.gov.it), sono stati definiti tutti gli adempimenti per l’attivazione e la gestione di un microbirrificio.

 

Tra gli aspetti normati, alcuni assumo particolare rilevanza,  sia per l’impatto economico sul bilancio dell’azienda, sia per la complessità teorica e gestionale.

Tra questi aspetti ostici, sono degni di nota ed approfondimento:

  • Calcolo del Coefficiente di resa
  • Incongruenze tra dati dichiarati e dati effettivi
  • Adempimenti contabili
  • Conservazione della Documentazione contabile

 

.

.

 

Calcolo del Coefficiente di resa
La determinazione del cosiddetto coefficiente di resa, ha lo scopo di mettere in relazione la determinazione indiretta dell’accisa prevista in fase di avvio attività e la determinazione dell’importo di accisa da versare.  In caso di utilizzo del “contatore energetico”, al fine di stabilire il coefficiente di resa per ciascun tipo di birra dichiarato, l’Ufficio delle Dogane determina sperimentalmente, nel corso della verifica di primo impianto e con l’ausilio della strumentazione di misura installata nel deposito, la quantità di birra ottenuta in rapporto all’energia  impiegata per la produzione.
In caso di utilizzo del “misuratore del mosto”, la quantità di acqua di lavaggio utilizzata per la sanificazione della caldaia è contabilizzata separatamente dal mosto prodotto. Al momento della verifica di primo impianto, l’Ufficio delle Dogane determina le più congrue modalità tecniche per discriminare fisicamente e contabilmente le due grandezze. In tal caso, la determinazione quantitativa della birra prodotta è effettuata, per ogni cotta, in base alla quantità di mosto misurata, assumendo un coefficiente di resa unitario.

 

.

.

 

Incongruenze tra dati dichiarati e dati effettivi
Nella produzione della birra, soprattutto quando si ha a che fare con le produzioni di natura artigianale, è fisiologica la variazione della concentrazione zuccherina rispetto a quella predefinita a priori. Qualora il grado Plato, determinato sul prodotto finito, non sia superiore di oltre 5 decimi rispetto al valore denunciato , il campione si intende conforme a quanto dichiarato. Viceversa qualora il mastro birraio determini in autonomia  un superamento di oltre 5 decimi di grado Plato rispetto al valore dichiarato, è tenuto a fornire apposita comunicazione all’Ufficio delle Dogane competente.
Inoltre, dopo l’effettuazione della cotta, qualora il volume di mosto ottenuto superi di oltre il 10% il valore preventivamente comunicato, il depositario autorizzato fornisce anche in questo caso apposita comunicazione integrativa, tramite posta elettronica certificata.

 

Accertamento, liquidazione e pagamento dell’imposta
Il depositario autorizzato effettua, per ogni giornata di produzione, l’accertamento e la liquidazione dell’imposta dovuta, sul quantitativo di birra prodotta, determinato sulla base dei coefficienti di resa precedentemente determinati, con l’applicazione della vigente aliquota d’imposta.
Sulla base delle liquidazioni effettuate per ogni giornata di produzione, l’imposta è pagata dal depositario alle scadenze previste dall’articolo 5, comma 4 del TUA: per i prodotti immessi in consumo in ciascun mese, il pagamento dell’accisa deve essere effettuato entro il giorno 16 del mese successivo.

 

.

.

 

Adempimenti contabili
Per ciascuna giornata di produzione, nel caso di utilizzo del contatore energetico, la quantità di prodotto energetico consumato, è riportato, per ciascuna cotta, nelle contabilità del deposito fiscale.
Analogamente per ciascuna giornata di produzione , nel caso si utilizzi un contatore del mosto, sono riportati, per ciascuna cotta, nelle contabilità del deposito fiscale i seguenti dati: la quantità di mosto prodotto, la quantità di acqua di lavaggio, nonché la quantità di birra prodotta ed il relativo grado Plato denunciato.
Nei giorni in cui non è effettuata produzione di birra, il depositario non effettua registrazioni, fatte salve quelle dell’eventuale avanzamento del contatore del mosto per il passaggio di acqua di lavaggio che non comporta, ovviamente, liquidazione dell’imposta.

Conservazione della Documentazione contabile
I dati di contabilità sono conservati all’interno del microbirrificio almeno per i cinque anni successivi alla chiusura dell’esercizio finanziario cui si riferiscono.
Il depositario è tenuto a conservare:

  • le comunicazioni preventive di lavorazione e quelle relative ad eventuali integrazioni verso l’Ufficio della Dogana;
  • copia dei titoli di pagamento, posta a corredo della contabilità ed esibita a richiesta dell’Amministrazione finanziaria;
  • le fatture di acquisto delle materie prime;
  • le fatture di cessione della birra confezionata;
  • documenti di trasporto recanti l’indicazione delle quantità trasferite.

 

.

.

 

Il depositario redige, al termine dell’esercizio finanziario, il bilancio annuo di materia e di energia dell’impianto evidenziando, in particolare:

  • la quantità di ciascun tipo di cereale (malto, orzo, frumento, ecc.) acquistato nell’anno e la relativa giacenza al termine dell’esercizio finanziario;
  • la lettura iniziale e finale del contatore fiscale;
  • il numero di cotte effettuate distinte per tipo di birra prodotta;
  • in caso di utilizzo di contatore energetico, per ciascun tipo di birra, indicazione del coefficiente di resa effettivamente riscontrato;
  • in caso di utilizzo del contatore del mosto, l’avanzamento dello stesso dovuto all’acqua di lavaggio;
  • la quantità di birra prodotta;
  • la quantità di birra condizionata ceduta nel periodo;
  • la giacenza di birra condizionata in magazzino al termine dell’esercizio finanziario.

 

Insomma, per fare i birrai… non bisogna temere burocrazia e scartoffie!

Tweet


Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!