Numero 13/2019

30 Marzo 2019

Un sorso di Slovenia: Laško Union!

Un sorso di Slovenia: Laško Union!

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Tratto da La birra nel mondo, Volume III, di Antonio Mennella-Meligrana Editore

Il produttore di birra leader in Slovenia, controllato al 100% dalla Heineken, è la società nata nel 2016 dalla fusione della Pivovarna Laško e della Pivovarna Union.

La sede sociale è a Lubiana, la produzione e l’imbottigliamento invece avvengono sia nello stabilimento di Lubiana che di Laško.

L’azienda è il principale sponsor dello sport sloveno e supporta importanti eventi culturali e sociali.

 

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Pivovarna Laško/Laško

La più grande fabbrica di birra in Slovenia, col nome della città in cui ha sede, fu fondata nel 1825 da Franz Geyer. Nel 1838 fu rilevata da Heinrich August Ulrich che, essendo di origini triestine, indirizzò la produzione verso la scuola austriaca: ben nota una Steinbier, in perfetta sintonia con la moda dell’epoca in Carinzia.

Nel 1867 la fabbrica passò nelle mani di Anton Larisch. Si succedettero quindi nel giro di pochi anni diversi altri proprietari, tra finanzieri e birrai dei paesi vicini.

Dall’inizio del nuovo secolo la Laško si era votata alle pilsner e alle weizen di stampo tedesco, nonché alle porter d’ispirazione britannica. Passò invece alle lager, senz’altro di ottima qualità, subito dopo il primo dopoguerra.

 

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Divenuta, sul modello occidentale, una joint stock company ripartita tra investitori istituzionali e privati, comprò anche una piccola quota azionaria della Union che andò man mano aumentando. E, grazie al silenzio assenso dell’Autorità Garante della Concorrenza, nel 2005 costrinse la InBev a cederle il rimanente 42% acquistato nel 2001 dalla Interbrew. Col 95% di capitale in pugno (il resto di piccoli azionisti), mise fuori gioco la rivale Union che controllava il 40% del mercato sloveno, conquistando così il monopolio birrario del Paese.

 

Ecco le birre maggiormente rappresentative del marchio:

Laško Zlatorog, lager di colore giallo oro brillante (g.a. 4,9%); il prodotto di punta. L’effervescenza è di una media vivacità; la spuma bianca, sottile e aderente. Al naso si propongono tenui aromi di malto, fieno, grano, erbe, pane, luppolo floreale. Il corpo tende al sottile, in una tessitura acquosa. Il gusto, a base di cereali, defluisce, fresco ed equilibrato, su fondo asciutto di luppolo. Luppolo, che emerge soltanto nel corto retrolfatto, segnandolo con un lieve amarore, ad attenuare le note di frutta e di malto del pervicace finale.

Laško Club, lager di colore giallo paglierino (g.a. 4,9%); conosciuta anche come Laško Zlatorog Club. La sua produzione risale al 1825. L’effervescenza media sviluppa una spuma bianca leggera, compatta, durevole. Al naso si esalta un gradevole aroma di malto con, in sottofondo, delicati sentori amari di luppolo erbaceo. Il corpo appare fresco e scorrevole, anche se accusa un certo orientamento al rotondo. Il gusto di malto si snoda dolce e cremoso, con un bel tocco di acidità in prossimità del traguardo. La corsa, piuttosto breve, termina con note di caramello e pane di grano. Il retrolfatto, di persistenza appena sufficiente, esala impressioni di erbe aromatiche pressoché astringenti.

 

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Laško Dark, dunkel di colore marrone scuro dai riflessi rosso rubino (g.a. 5,9%). Con un’effervescenza abbastanza vivace, la schiuma, di un invitante caramello, si leva abbondante, fitta, stabile. L’aroma è composito, di luppolo terroso e malto tostato, in primo piano e in secondo, di cioccolato fondente, liquirizia, caffè, melassa, toffee, caramello, frutti scuri, orzo, zucchero di canna. Il corpo, medio-pieno, e di consistenza oleosa, alimenta un sapore di cereali tenuto bene in equilibrio dalle note di fondo del rampicante. Un finale asciutto e pulito precorre la breve suggestione retrolfattiva amarognola.

Ultimamente è stato operato il restyling all’immagine dei prodotti: grafica, logo dell’azienda, marchio; mentre le etichette si sono internazionalizzate, con il collarino che varia in base alla nazionalità del destinatario.

La linea di alcopop Bandidos, destinata ai consumatori emergenti stimolati dalla novità, utilizza un particolare processo di fabbricazione che rende impercettibile il sapore del malto. Di esse segnaliamo la più comune.

Laško Bandidos Tequila, lager di colore giallo paglierino (g.a. 5,1%); con il 15% di tequila e aroma di limone. Fu lanciata nel 2003. Con una moderata effervescenza, la schiuma biancastra, soffice e abbondante, accusa scarsa ritenzione. L’olfatto propone sentori di malto, calce, tequila, limone, abete, fieno. Il corpo, da leggero a medio, ha una consistenza tra grassa e acquosa. Il gusto defluisce dolciastro, con note di tequila e una lieve acidità di limone. La corsa, di media durata, termina secca e fruttata. Un amaro molto equilibrato segna il rinfrescante retrolfatto.

 

 

Pivovarna Union/Lubiana

Piccola azienda di famiglia fondata nel 1864, col nome di Pivovarna Kosler, dai fratelli Ivan e Peter Kosler appunto.

La nascita invece del marchio Union avvenne nel 1909 quando i fratelli Kosler, a causa dell’aumento delle vendite e del grande potenziale di mercato dell’allora Impero austro-ungarico, fondarono la società per azioni Pivovarna Union, col contributo dell’Istituto per il Credito e il Commercio di Vienna. Tale società per azioni era costituita dall’unione della birreria dei fratelli Kosler con le birrerie Reminghaus e Puntigam di Graz.

Tra il 1910 e il 1926 la Pivovarna Union rilevò varie piccole fabbriche di birra slovene, tra cui la Pivovarna Laško, nel 1924. Tutte le fabbriche acquisite smisero di produrre la birra indipendentemente, quindi la Pivovarna Union rimase l’unica fabbrica di birra nella banovina della Drava. Successivamente alcuni marchi tornarono indipendenti sul mercato, come la Pivovarna Laško. Nel 1925 la Pivovarna Union superò la produzione di 100 mila ettolitri di birra.

 

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Nonostante le difficoltà causate dallo scoppio della seconda guerra mondiale, nel 1945 la fabbrica produsse 45 mila ettolitri di birra. Nel 1947, quando la Slovenia divenne repubblica federale della Jugoslavia socialista, la società fu nazionalizzata. Nel 1963 la produzione di birra salì a più di 220 mila ettolitri, e cominciarono anche le prime esportazioni verso l’Italia. Poi, nel 1991, la Slovenia divenne indipendente.

Secondo produttore nazionale, dopo la Lasko, controllava il 40% del mercato sloveno. Poi le due imprese avevano assunto la forma di società per azioni sul modello occidentale, con una piccola quota della Union in mano alla Lasko.

Nel 2001 la Interbrew comprò il 42% della società di Lubiana, nell’intento di metterle a disposizione, per farla crescere, tutto il proprio potenziale tecnico e commerciale. Ma si ritrovò ferocemente contro sia l’opinione pubblica che gli organi governativi e paragovernativi; mentre la Lasko, man mano che si rendevano disponibili, acquistava le quote della Union, fino a controllare, nel 2003, il 48% del capitale.

Con qualsiasi iniziativa bloccata dai due pretendenti alla maggioranza, la Union venne a trovarsi in una situazione di stallo. La Interbrew cercò di scongiurare il monopolio della Lasko sul mercato sloveno; di fronte all’indifferenza delle autorià competenti il colosso belga, intanto unitosi alla brasilana Ambev, preferì cedere nel 2005 la propria quota alla Lasko, che poté così portare a termine il suo piano.

Come tutte le birrerie dell’ex Iugoslavia, anche la Union è influenzata nella produzione dai vicini paesi dell’Est.

 

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Union Birra Lager Export, lager di colore dorato (g.a. 4,9%). Con una media effervescenza, la spuma bianca emerge sottile, cremosa, anche se non così persistente. L’aroma si apre granuloso, ricco di malto, molto meno di luppolo; e con qualche accenno di cereali, frutta, paglia, spezie. Il corpo, molto sottile, ha una consistenza decisamente acquosa. Il gusto risente la dolcezza del malto e del caramello, ma viene, dopo un po’, opportunamente bilanciato dal deciso amarore del luppolo. Il finale sa tanto di frutta acerba, nella sua secchezza detergente. Nel retrolfatto, di media persistenza, si levano croccanti suggestioni della crosta di pane dall’accento melato.

Union Temno Pivo, dunkel di colore marrone scuro con riflessi rosso rubino (g.a. 5,2%); conosciuta anche come Spar Premium Temno Pivo. Con una carbonazione piuttosto pesante e aggressiva, la schiuma ocra emerge abbondante, cremosa, di buona persistenza. L’aroma, non particolarmente pronunciato ma pulito e costante, propone malto torrefatto, caramello, fumo, cioccolato, vaniglia, legno, caffè, pane, e solo un accenno di luppolo terroso. Il corpo, medio-pieno, presenta una consistenza tra grassa e acquosa. Nel gusto, dopo l’iniziale dolcezza del malto, si sviluppa pian piano, durante la lunga corsa, un’asprezza derivante dal luppolo. Anche il finale è improntato all’amarore del rampicante. Dal retrolfatto si levano invece impressioni di cioccolato fondente, legno bruciato, liquirizia, caffè tostato dall’accento acido.

 

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Union Pils, pilsner di colore dorato chiaro (g.a. 4,5%). Con una vivace carbonazione, la schiuma bianca erompe sottile, cremosa, ma si dilegua in fretta. L’aroma è fresco e floreale, di luppolo, con deboli sentori di frutta, paglia, lievito, cereali, malto, pane, caramello. Il corpo medio, tendente al leggero, in una consistenza molto acquosa, sostiene un gusto scorrevole che evoca sia il cereale che l’amaricante. Verso la fine del percorso, il luppolo prende il sopravvento, e asciuga la bocca che rimane con una breve sensazione amara.

Union Brezalkoholno Pivo, lager analcolica di colore dorato chiaro (g.a. 0,5%); chiamata, in precedenza, Union Uni Brezalkoholno Pivo. Con una carbonazione abbastanza vivace, la schiuma bianca emerge densa, abbondante, ma si dissolve rapidamente. Vaghi sentori di mosto esalano dall’aroma di malto dolce, con qualche richiamo di grano, zucchero, mais, luppolo erbaceo. Il corpo è sottile, e di consistenza decisamente acquosa. Nonostante la quasi assoluta assenza di alcol, il gusto possiede una certa intensità, e si rivela scorrevole, appagante, pur ripetendo le sensazioni dell’olfatto impregnate però di evidenti note di luppolo. Il finale, asciutto, pulito, quasi anonimo, affida all’evanescente retrolfatto il compito di un commiato che ricordi qualcosa, e quel qualcosa è una piacevole sensazione amarognola di erbe aromatiche.

 

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Antonio Mennella
Info autore

Antonio Mennella

Sono nato il primo gennaio 1943 a Lauro (AV) e oggi risiedo a Livorno.
Laureato in giurisprudenza, sono stato Direttore Tributario delle Dogane di Fortezza, Livorno, Pisa, Prato.
 
La scrittura è sempre stata una delle mie passioni, che è sfociata in numerose pubblicazioni di vario genere, alcune specificatamente dedicate alla birra. Gli articoli riportati sul Giornale della Birra sono tratti da La birra nel mondo, in quattro volumi, edita da Meligrana.

Pubblicazioni: 
Confessioni di un figlio dell’uomo – romanzo – 1975
San Valentino – poemetto classico – 1975
Gea – romanzo – 1980
Il fratello del ministro – commedia – 1980
Don Fabrizio Gerbino – dramma – 1980
Umane inquietudini – poesie classiche e moderne – 1982
Gigi il Testone – romanzo per ragazzi – 1982
Il figlioccio – commedia – 1982
Memoriale di uno psicopatico sessuale – romanzo per adulti – 1983
La famiglia Limone, commedia – 1983
Gli anemoni di primavera – dramma – 1983
Giocatore d’azzardo – commedia – 1984
Fiordaliso – dramma – 1984
Dizionario di ortografia e pronunzia della lingua italiana – 1989
L’Italia oggi – pronunzia corretta dei Comuni italiani e nomi dei loro abitanti – 2012
Manuale di ortografia e pronunzia della lingua italiana – in due volumi – 2014
I termini tecnico-scientifici derivati da nomi propri – 2014
I nomi comuni derivati da nomi propri – 2015
 
Pubblicazioni dedicate alla BIRRA:
La birra, 2010
Guida alla birra, 2011
Conoscere la birra, 2013
Il mondo della birra, 2016
 
La birra nel mondo, Volume I, A-B – 2016
La birra nel mondo, Volume II, C-K -2018
La birra nel mondo, Volume III, L-Q – 2019
La birra nel mondo, Volume IV, R-T – 2020
 La birra nel mondo, Volume V, U-Z– 2021
Ho collaborato, inoltre, a lungo con le riviste Degusta e Industrie delle Bevande sull’origine e la produzione della birra nel mondo.