Numero 27/2019

1 Luglio 2019

Birra Forst, una storica azienda italiana

Birra Forst, una storica azienda italiana

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Tratto da La birra nel mondo, Volume I, di Antonio Mennella-Meligrana Editore

Azienda storica, una delle pochissime ancora di proprietà familiare. Fu fondata nel 1857 da due imprenditori meranesi, Johann Wallnöfer e Franz Tappeiner, in una località nei pressi di Lagundo (in provincia di Bolzano) chiamata Forst (in tedesco, “foresta”), lo stesso nome che prese la birreria. Il posto era ideale, non solo per l’acqua cristallina che sgorga dalle sorgenti del vicino monte Marlengo, anche per la possibilità d’immagazzinare durante l’inverno il ghiaccio che sarebbe poi servito in estate a raffreddare le cantine scavate nella roccia.

Nel 1863 l’azienda, che produceva appena 230 ettolitri all’anno, fu acquistata da Joseph Fuchs, un contadino proprietario di una stazione di posta il quale, col sostegno della moglie, Filomena, seppe gettare le basi per una continua evoluzione dell’attività. Si deve infatti a lui la costruzione del vero e proprio sito industriale, giunto fino a noi, adagiato su ambedue i fianchi dell’antica strada imperiale che porta da Merano alla val Venosta.

Nel 1890 la Forst si dotò dei compressori frigoriferi Linde e due anni dopo, quando, alla morte di Joseph, subentrò nella gestione il figlio, Hans, produceva già 8900 ettolitri, per raggiungere i 22 500 nel 1901 e i 64 mila nel 1913.

Se dunque la Forst diventò una vera e propria protagonista del nascente mercato italiano della birra, lo fu certamente anche grazie alla migliorata situazione economica generale; ma i fattori principali vanno assegnati alle innovazioni industriali, ai grandi investimenti strutturali e all’ampliamento del mercato in tutto il Trentino e nel vicino Regno d’Italia.

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.Alla morte di Hans Fuchs (nel 1917), prese le redini dell’impresa la moglie, Fanny, fino al 1933, anno in cui la guida dell’azienda passò nelle mani del figlio, Luis (“Alois”), laureatosi all’Università della Birra di Weihenstephan, in Baviera.

Fu, quella, l’era del consolidamento commerciale e produttivo, con addirittura le acquisizioni negli anni Trenta di altre industrie locali di concorrenza: la Birreria Blumau di Vilpiano (che sarà poi ceduta alla Dreher) e la Birra Maffei di Rovereto.

Nel 1948 la Forst stipulò un contratto con i fratelli siciliani Andrea e Francesco Vesco che assicurava al costruendo Centro Imbottigliamento Siciliano Prodotti Alimentari (CISPA) di Palermo l’esclusiva per l’imbottigliamento e la fornitura della birra Forst in tutta l’isola.

Scomparso nel 1989 Luis, la birreria passò sotto la guida della vedova, Margarethe Fuchs von Mannstein.

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Nel 2011 fu inaugurato un nuovo grande reparto di cottura progettato dalla Stahlbau Pichler di Bolzano. E nel corso degli anni la Forst si è sviluppata fino a diventare una delle principali aziende produttrici di birra in Italia. A tutt’oggi, è l’unico birrificio italiano a conduzione familiare.

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Azienda d’importanza nazionale, la Forst produce 700 mila ettolitri all’anno, ponendosi alle spalle di Birra Castello. Lo stabilimento, senz’altro il più bello d’Italia (strutture decorate da pitture e balconi in legno che danno l’idea di un borgo medievale), dispone di una tecnologia modernissima. Di recente, con la costruzione di una nuova struttura, la capacità produttiva è stata portata a 900 mila ettolitri annui. Un sistema di recupero energetico assicura la massima efficienza nell’uso di energia termica.

Annesso al birrificio, un bel locale di mescita, il Bräustüberl, con cucina tradizionale e curata, è il punto di ritrovo per i fedeli appassionati locali dei prodotti Forst che vengono serviti crudi alla spina. D’estate poi apre un piacevolissimo Bräugarten, rinfrescato dall’ombra degli alberi. Nel 1993 fu riaperto a Trieste lo storico locale sorto nel 1954, la Birreria Forst. Mentre continua, in diverse città d’Italia, in partnership col gruppo Spiller, l’apertura dei locali Spiller (Birreria-Ristorante) appunto.

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La Forst fabbrica birre a bassa fermentazione di palese influenza austriaca. Controlla, dal 1991, la Birra Menabrea di Biella. Opera anche nel settore delle bevande analcoliche attraverso le controllate Aquaeforst di Lagundo e Kaiserwasser di San Candido. Importa e distribuisce le birre tedesche della Weihenstephan. E, inevitabilmente, per essere a diretto contatto con i consumatori, è ampiamente impegnata nelle sponsorizzazioni sportive di grande rilievo (come la Coppa del Mondo di sci alpino).

Forst Premium, premium lager di colore oro paglierino (g.a. 4,8%); classico prodotto altoatesino. La sua presenza sul mercato si registra già dalla seconda metà del secolo XIX, prima come Forster Bayrisch e poi come Forst Lager. La denominazione attuale invece è un riconoscimento che ne attesta l’elevata qualità risalente alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. La spuma sbocca sottile, densa, resistente. Nella fragranza olfattiva si mette in risalto un sentore di limone tra richiami di malto e di cereali. Il corpo, pieno eppure leggero, favorisce un vellutato sapore di malto con sapienti tocchi di amaro. La secchezza del finale anticipa la suggestione dolceamara della discreta persistenza retrolfattiva.

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Forst Kronen, export di colore dorato (g.a. 5,2%). È quella che denota maggiormente l’influsso austriaco sulle birre della Forst tra le quali risulta senz’altro un prodotto di spicco. Kronen “corona” è un termine tedesco che intende certificare idealmente la qualità. Il luppolo impiegato proviene dalla Repubblica Ceca. Con un’effervescenza moderata, la spuma si alza a grana minuta, nonché soffice e duratura. Un malto consistente e note vegetali, tra cui il luppolo, esibiscono un’elegante finezza olfattiva dalla discreta persistenza. Il corpo appare rotondo, morbido. Nella corsa più che regolare, e non certo breve, il gusto pieno e brioso di malto è bilanciato da una punta di amaro. Il finale lungo, pulito regala un’impressione alcolica estremamente piacevole.

Forst Sixtus, doppio malto in stile bock per le occasioni speciali (g.a. 6,5%); il fiore all’occhiello dell’azienda. Fu creata, come Sankt Sixtus, nel 1901 per la nascita del primogenito maschio di Hans Fuchs e in onore del santo al quale mamma Fanny era molto devota. Dopo qualche anno il nome venne accorciato in Sixtus e la gradazione alcolica, dall’8, fu ridotta al 6,5%. Nel 2014 poi, in occasione dell’anniversario (2 mila anni) della via Claudia Augusta, la bottiglia da due litri cambiò abito: in vetro marrone, personalizzata con il marchio in rilievo e tappo meccanico a clip, venne decorata da un’etichetta che celebra l’importante traguardo, richiamando l’anno 14 d.C. nel quale morì l’imperatore Ottaviano Augusto. Elaborata secondo la tradizione delle bock tedesche, ha conservato inalterata la sua ricetta esclusiva fino ai nostri giorni. Il colore marrone scuro, quasi impenetrabile, in particolari condizioni di luce assume attraenti sfumature violacee. La schiuma abbondante, spessa, cremosa, oltre a rivelarsi di buona tenuta, disegna suggestivi “merletti di Bruxelles” sulle pareti del bicchiere. L’aroma appare piuttosto complesso: da un sottofondo di malto tostato si levano sentori di miele, caffè torrefatto, sambuca, con fresche note di luppolo. Il corpo, quantunque di buona consistenza, attacca il palato con dolcezza, proseguendo il cammino all’insegna di un caramello per niente stucchevole. L’amarognolo di mandorla nel finale risulta asciutto, pulito, durevole. Il retrolfatto non appare così lungo, e propone una leggera ma piacevole nota alcolica.

Forst Heller Bock, doppio malto, sempre in stile bock, di colore oro carico (g.a. 7,5%); vera birra da meditazione. Si presenta con una bella schiuma cremosa, compatta e duratura; gradevole finezza olfattiva caratterizzata dalle note di malto; corpo strutturato, elegante; gusto pieno in cui una tostatura non aggressiva reca punte di liquirizia e accenni di vaniglia; delicate suggestioni fruttate nella lunga persistenza retrolfattiva.

Forst Luxus Light, light lager di colore giallo oro vivido (g.a. 2,9%). L’effervescenza è moderata; la schiuma, compatta e aderente. Al naso si donano profumi freschi e insistenti. In un corpo leggero ma non insignificante, il gusto scorre sul fondo di luppolo da cui esalano delicate e rinfrescanti note amarognole.

Forst V.I.P. Pils, pilsner di colore paglierino vivace (g.a. 5%). Di ottima fattura, fu presentata nel 1967 nel corso di un ricevimento per festeggiare il 60° compleanno dell’allora presidente della Forst Luis Fuchs, riscuotendo subito vasta notorietà. La sigla sta per Very Important Pils, a sottolineare la qualità del prodotto. Con una media effervescenza, la spuma sgorga ricca, fine e tenace. L’aroma mette subito in evidenza i profumi del luppolo con fievoli sentori di malto. La leggerezza del corpo, che pure tende al rotondo, e il gusto molto secco, nonché delicatamente amaro, si combinano a meraviglia. Il finale è quello della tipologia, asciutto e amarognolo.

Forst 1857, la birra dei 150 anni di attività, poi rimasta nella produzione stabile. Lager dorata in una innovativa bottiglia di vetro verde trasparente (g.a. 4,8%). Ha un caratteristico gusto morbido, lievemente amaro all’assaggio ma che si evolve presto in note di malto e miele d’acacia. Un delicato amarognolo ritorna nel retrolfatto, con lunghe suggestioni piacevoli.

Stagionali

Forst Christmas Brew, lager natalizia marcatamente dorata (g.a. 5,2%). La schiuma si rivela sottile, duratura e aderente. L’olfatto sprigiona caldi, accattivanti sentori mielati e di frutta secca. Il gusto, pieno ma delicato, è impresso da un morbido luppolo. Il retrolfatto regala seducenti sensazioni di spezie e di caramello.

 

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Forst Osterbier, birra speciale di Pasqua (g.a. 5,4%). Prodotta con una ricetta tenuta gelosamente segreta, presenta un bel colore dorato, gusto pieno ma delicato dalle lunghe note caramellate insufflate di tocchi speziati.

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Antonio Mennella
Info autore

Antonio Mennella

Sono nato il primo gennaio 1943 a Lauro (AV) e oggi risiedo a Livorno.
Laureato in giurisprudenza, sono stato Direttore Tributario delle Dogane di Fortezza, Livorno, Pisa, Prato.
 
La scrittura è sempre stata una delle mie passioni, che è sfociata in numerose pubblicazioni di vario genere, alcune specificatamente dedicate alla birra. Gli articoli riportati sul Giornale della Birra sono tratti da La birra nel mondo, in quattro volumi, edita da Meligrana.

Pubblicazioni: 
Confessioni di un figlio dell’uomo – romanzo – 1975
San Valentino – poemetto classico – 1975
Gea – romanzo – 1980
Il fratello del ministro – commedia – 1980
Don Fabrizio Gerbino – dramma – 1980
Umane inquietudini – poesie classiche e moderne – 1982
Gigi il Testone – romanzo per ragazzi – 1982
Il figlioccio – commedia – 1982
Memoriale di uno psicopatico sessuale – romanzo per adulti – 1983
La famiglia Limone, commedia – 1983
Gli anemoni di primavera – dramma – 1983
Giocatore d’azzardo – commedia – 1984
Fiordaliso – dramma – 1984
Dizionario di ortografia e pronunzia della lingua italiana – 1989
L’Italia oggi – pronunzia corretta dei Comuni italiani e nomi dei loro abitanti – 2012
Manuale di ortografia e pronunzia della lingua italiana – in due volumi – 2014
I termini tecnico-scientifici derivati da nomi propri – 2014
I nomi comuni derivati da nomi propri – 2015
 
Pubblicazioni dedicate alla BIRRA:
La birra, 2010
Guida alla birra, 2011
Conoscere la birra, 2013
Il mondo della birra, 2016
 
La birra nel mondo, Volume I, A-B – 2016
La birra nel mondo, Volume II, C-K -2018
La birra nel mondo, Volume III, L-Q – 2019
La birra nel mondo, Volume IV, R-T – di prossima uscita
 La birra nel mondo, Volume V, U-Z – di prossima uscita
Ho collaborato, inoltre, a lungo con le riviste Degusta e Industrie delle Bevande sull’origine e la produzione della birra nel mondo.