Numero 26/2020

22 Giugno 2020

Dalla Valle dei Templi Valeria Vita ci racconta PitanBeer   

Dalla Valle dei Templi Valeria Vita ci racconta PitanBeer   

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Sicilia, terra in cui arte, cultura, buon cibo e buon bere non finiscono mai di stupirci. Con Valeria Vita, la nostra protagonista di oggi andremo ai piedi della Valle dei Templi di Agrigento, in un piccolo ma grazioso borgo: Favara.

Valeria è una donna dolce ma determinata che, seguendo il suo marito nelle sue passioni, si innamora anche lei del mondo delle fermentazioni. Quando la vita le dà un’altra possibilità, capisce che è giunta l’ora di mettere in atto tutto quello che ha imparato durante gli anni e dare vita alla propria attività: il microbirrificio agricolo PitanBeer.

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Valeria, raccontaci la tua storia: come sei arrivata ad occuparti di birra nel tuo percorso?

Sono una persona semplice che ama la propria terra e le sue tradizioni, amo l’arte in tutte le sue forme, tra cui quella brassicola. Adoro curare la mia casa e la mia famiglia, infatti la passione per la birra nasce seguendo le peripezie di mio marito, Gaspare. Nel 2006 quando abbiamo lasciato l’Emilia Romagna per ritornare nella nostra tanto amata Sicilia, riscopriamo l’amore per la terra, ci dedichiamo alla campagna dove iniziamo a produrre del buon vino e coltivare in regime biologico, per il nostro uso famigliare.

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Quando e come nasce il progetto del birrificio agricolo PitanBeer? Dove si trova? Quali sono le sue peculiarità?

La curiosità del mondo della fermentazione porta mio marito Gaspare alla scoperta di altri mondi, come quello della birra. Qui iniziano le prime produzioni basate su sperimentazione, studi e degustazioni. Coinvolgendomi in questa sfrenata passione, dopo circa 8 anni si pensa di mettere su un birrificio, ma la burocrazia è lunga e diventa noiosa a tal punto di voler abbandonare l’idea, fino a quando ahimè all’improvviso mi ritrovo a combattere contro una brutta malattia risolta miracolosamente in un paio di mesi, utili però a riflettere e a darci forza per realizzare quello che era il nostro sogno e allora con caparbietà siamo riusciti nel 2019 a dare vita al nostro progetto: microbirrificio Pitanbeer e a produrre birra agricola con orzo di coltivazione propria. Le nostre produzioni seguono una filiera controllata a 360°. Con una lavorazione 100% artigianale.

Il birrificio si trova a Favara, un piccolo borgo dove la bellezza dell’arte la fa da padrona, ai piedi della maestosa Valle dei Templi di Agrigento. Le peculiarità della nostra produzione sta nel portare sulla tavola un prodotto genuino e di alta qualità che richiama le origini della Birra (con la B maiuscola) seguendo le tradizioni dell’antica arte brassicola, quindi usando solo acqua, malto, luppolo e lievito senza aggiunta di altri aromi.

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Che tipo di birre producete? Quali sono gli stili?

Per il momento abbiamo tre tipologie di birra: Pandora stile Robust Porter, Deimos stile Dunkelweizen, Euporia stile Bohemian Pilsner. L’impianto è molto semplice da 4 hl, formato da tre tini, tipico degli impianti homebrewing, in versione “fotocopia ingrandita”.

Sei una delle socie dell’Associazione “Le donne della birra”: vuoi raccontarci quest’esperienza?

Ho scoperto per caso l’Associazione “Le donne della birra” di cui da alcuni mesi faccio parte. Ho trovato
delle donne straordinarie tra appassionate, professioniste e birraie con cui potermi confrontare sfatando il
mito
che il mondo della birra appartiene solo agli uomini, anzi colgo l’occasione per ringraziare Elvira, la
presidente, e le altre socie che mi hanno accolto con grande entusiasmo.

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Quali sono i tuoi piani per il futuro e come vedi la situazione dei birrifici agricoli in Italia soprattutto dopo l’emergenza Covid-19?

In questo periodo travolti dalla bufera del Covid-19 mi sento come un uccellino al primo volo a cui vengono
spezzate le ali. Però bisogna guardare avanti e affrontare la situazione: intanto abbiamo sfruttato questa
pausa per progettare nuove produzioni che presto vedranno la luce.

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Info autore

Lina Zadorojneac

Nata in Moldavia, mi sono trasferita definitivamente in Italia per amore nel 2008. Nel 2010 e 2012 sono arrivati i miei due figli, le gioie della mia vita: in questi anni ho progressivamente scoperto questo paese, di cui mi sono perdutamente infatuata. Da subito il cibo italiano mi ha conquistato con le sue svariate sfaccettature, ho scoperto e continuo a scoprire ricette e sapori prima totalmente sconosciuti. Questo mi ha portato a cambiare anche il modo di pensare: il cibo non è solo una necessità, ma un piacere da condividere con la mia famiglia e gli amici. Laureata in giurisprudenza, diritto internazionale e amministrazione pubblica, un master in scienze politiche, oggi mi sono di nuovo messa in gioco e sono al secondo e ultimo anno del corso ITS Gastronomo a Torino, corso ricco di materie interessanti e con numerosi incontri con aziende produttrici del territorio e professionisti del settore. Il corso ha come obiettivo la formazione di una nuova figura sul mercato di oggi: il tecnico superiore per il controllo, la valorizzazione e il marketing delle produzioni agrarie e agro-alimentari. Così ho iniziato a scrivere per il Giornale della Birra, occasione stimolante per far crescere la mia professionalità.