Numero 39/2023

26 Settembre 2023

Italia e Messico: Due Mondi che si uniscono grazie agli amari e ai distillati di White Dog

Italia e Messico: Due Mondi che si uniscono grazie agli amari e ai distillati di White Dog

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Italia e Messico: Due Mondi che Marco, Federico, Alessio, Gianmarco, Ricardo e Edgar hanno deciso di ‘unire’ attraverso un progetto che ha lo scopo di portare la tradizione messicana nel nostro Paese e di far conoscere le eccellenze italiane nel paese sudamericano.
Il desiderio di unire il Vecchio e Nuovo Mondo si concretizza ad oggi in due amari chiamati, non a caso, ‘Due Mondi Thiago & Diana’, e in una Tequila, Seis Escaladores, ma presto questo elenco di prodotti comprenderà anche altri distillati e bevande, tutti caratterizzati da un unico comun denominatore: la ricerca delle tradizioni più antiche insieme alla volontà di restituirle al presente e di tramandarle al futuro con passione.
Marco Palomba e Federico Fosci, intervistati da Il Giornale della Birra, ci raccontano i primi passi della loro startup White Dog, i prodotti attualmente in portafoglio e i progetti futuri.
Come è nato il vostro progetto?
Federico: “Il progetto nasce perché io ho vissuto un anno in Messico. In realtà noi non veniamo dal mondo degli alcolici, ma ci siamo messi insieme per portare in Italia il nostro marchio con la nostra ricetta di Tequila. Questo processo ha richiesto parecchio tempo soprattutto a livello burocratico, quasi due anni, e nel frattempo ci siamo appassionati a questo settore. Abbiamo conosciuto diverse persone, tra cui i nostri attuali produttori di amari, che ci hanno aiutato anche nel processo di Tequila; quindi, abbiamo deciso di non precluderci altre opportunità, puntando anche su altri prodotti oltre la Tequila. La principale volontà era portare la tradizione messicana in Italia, ma ci siamo resi conto che era una strada percorribile anche al contrario. Quindi tradizione italiana in Messico e abbiamo deciso di farlo con questi due amari”.
Raccontatemi dei vostri amari. Come sono?
Federico: “Siamo partiti da una ricetta di base di una distilleria a conduzione familiare, che poi è stata modificata in base a nostre richieste. Quello che vogliamo in ogni nostro prodotto è che gli aromi siano al primo posto e noi in primis abbiamo voluto sentire le spezie. Poi abbiamo ridotto lo zucchero e di conseguenza abbassato la gradazione alcolica”.
Marco: “Uno dei due amari – Diana – è base di arancia amara. E’ più legato alla tradizione della Sicilia e della Campania. L’altro, Thiago, è un amaro alle erbe. Un po’ più strong e classico. Quindi, si ricollega alla tradizione del Nord. Ci è piaciuta questa idea di creare un qualcosa che potesse unire i sapori dell’Italia a diverse latitudini”.
Come mai avete scelto questi nomi?
Federico: “Oltre alla storia reale che sta dietro, cerchiamo di rendere unico ogni prodotto anche per noi che lo raccontiamo. Diana e Thiago sono due persone reali. Diana è la figlia del nostro socio piemontese. Thiago è il figlio del nostro socio messicano. Quindi i nostri prodotti hanno anche un valore affettivo”.
In quanti siete ad occuparvi di questo progetto?
Marco: “Siamo sei soci. Io abito in Campania. Federico, Alessio e Gianmarco sono nel Lazio. Riccardo, l’altro nostro socio, è in Piemonte e poi abbiamo un socio messicano: Edgar”.
Quando avete iniziato e come sono stati i primi riscontri?
Federico: ”Abbiamo iniziato da un anno e mezzo. Gli amari sono entrati in commercio a dicembre 2022. I primi riscontri sono stati molto positivi. Lo speravamo, ma non ci aspettavamo una risposta del genere dal pubblico”.
Dove si possono trovare i vostri amari?
Federico: “Principalmente nelle città dei soci, quindi Roma, Caserta, Asti e Torino in attesa di arrivare anche a Guadalajara, in Messico. Come tipologia di locale invece passiamo dal ristorante, ai cocktail bar fino ad arrivare alle enoteche. Il nostro prodotto è adatto sia ad essere bevuto da solo, quindi come classico amaro a fine cena, al ristorante o a casa, ma anche nella miscelazione. Diversi cocktail bar, infatti, li stanno già miscelando con soddisfazione sia da parte nostra che da parte loro. In particolare, Diana, che è all’arancia, rende i cocktail più freschi ed estivi, mentre Thiago può essere usato anche in preparazioni più strutturate”.
Avete altri progetti in cantiere?
Federico: “Sì. Stiamo sviluppando un amaro ‘ancora più amaro’ e ovviamente con note differenti rispetto ai primi due che abbiamo già in commercio. Abbiamo il nostro Tequila che è appena arrivato dal Messico, mentre per il 2024 abbiamo in progetto un Gin, un liquore/aperitivo e un limoncello”.
Marco: “Stiamo anche lavorando su altri prodotti messicani, che piano piano andremo ad inserire per aumentare la nostra offerta. La volontà è di andare a inserire vari prodotti messicani, anche quelli poco noti. Dall’agave, infatti, si possono realizzare tante bevande”.
Organizzate delle serate per presentare i vostri prodotti?
Federico: “Sì. Presso i locali che decidono di credere in noi organizziamo serate-evento. Ne avremo probabilmente una il 30 settembre a Roma per gli amari. Sarà una piccola presentazione/degustazione presso un cocktail bar. A ottobre ne avremo un’altra, sempre a Roma, di Tequila e amari. Per fine novembre invece saremo ad Asti con il lancio del Tequila nel Nord Italia. Queste sono le date certe. Sicuramente aggiungeremo anche una presentazione a dicembre. La volontà è farci conoscere con un evento al mese”.
State riscontrando interesse per i vostri prodotti?
Federico: “C’è molta curiosità. Stupiva all’inizio il fatto che nessuno di noi venisse da questo mondo e tutti ci chiedevano il perché del Messico. Cerchiamo di trasmettere che quello che stiamo raccontando con i nostri prodotti è qualcosa di diverso o di molto tradizionale. Le persone, degustando i prodotti, notano questa non aggressività dell’alcool che noi vogliamo nei nostri prodotti. Anche il Tequila non è aggressivo ne’ al palato ne’ all’olfatto, così come lo sono gli amari. Ci crediamo molto e pensiamo che il percorso che stiamo seguendo sia interessante anche per noi che lo proponiamo. Una cosa di cui andiamo molto orgogliosi è che noi siamo partiti da zero: dalla stampa delle etichette, al trasporto in Messico, dall’acquisto delle bottiglie e dei tappi, fino al trasporto via nave organizzato direttamente da noi con le compagne marittime, senza intermediari.
Marco: “Stiamo cercando di affrontare il mercato non con una finalità commerciale e aggressiva, ma con la volontà di raccontare il progetto e la storia dei singoli prodotti, creando una certa curiosità. Per il momento siamo molto concentrati sul raccontare la nostra storia e i prodotti che sono artigianali, completamente realizzati da noi. Da zero. Pensiamo di raccontarli anche in un modo emotivo. Crediamo molto in questo progetto”.

 

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