Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 32/2017

9 agosto 2017

Passione Birra – Luca Baldacci: un cowboy con una birra e un sogno…

Passione Birra – Luca Baldacci: un cowboy con una birra e un sogno…


 

Eccoci al secondo appuntamento di “Passione Birra”, la serie di incontri – interviste dedicate alla filiera della birra.

Quando la birra è pronta a chi spetta il compito di traghettarla verso le celle dei Pub? L’ho chiesto a Luca Baldacci che di mari nel mondo birrario ne ha solcati e che da poco si è tuffato nella distribuzione fondando una piccola società “Beertinoro”.

Ciao Luca, ci racconti da dove è partito tutto?
Inizio col dire che bevo birra ormai da… parecchio!
E’ la bevanda che mi piace di più in assoluto.
Birra e artigianale in passato erano due parole che dette assieme suonavano strane.
E’ da lì che è iniziata la mia curiosità.
Quando per lavoro viaggiavo da una regione all’altra d’Italia controllavo sempre se in zona c’erano dei microbirrifici. Ogni volta cercavo di ritagliarmi un po’ di tempo per andare a visitarli.
L’interesse è cresciuto e così ho voluto provare a fare la birra da solo.
Ho iniziato ad approfondire l’argomento facendo qualche corso e leggendo libri.
Così sono diventato homebrewer e ho realizzato il mio impianto casalingo.
Spesso passavo le sere in garage a sistemare bottiglie, modificare le pentole, costruire serpentine.
All’inizio ero da solo, poi ho cercato di coinvolgere anche gli amici trasmettendo loro la mia passione.
L’amicizia rendeva più piacevole il tempo che passavamo a macinare, bollire…
Credo nella birra come mezzo di ” socializzazione”, aggregazione.
E’ stato importante la condivisione delle proprie esperienze con gli altri “birrificatori” dilettanti, quando assaggiamo le nostre birre, a volte intrugli imbevibili.

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La passione per la Birra ha inciso sulle tue scelte di vita?
Si perché sono riuscito a trasformarla in lavoro. Insieme ad un amico ho aperto Mascao Bio, una “gelateria birreria”.
Proponiamo solo prodotti dei birrifici che negli anni ho imparato a conoscere ed apprezzare, quelli che reputo producano birra fatta col cuore e credano nel loro lavoro.
Poi la voglia di crescere mi ha spinto a fare un’altro passo, produrre la mia birra per il locale.
Ero stato diverse volte al birrificio la Mata per vedere come veniva svolto il processo produttivo a livello professionale.
Appena ho avuto la sufficiente conoscenza, è nata, proprio dai loro impianti, la Heisen Beer… lo ricordo con entusiasmo perché “la prima volta” non si scorda mai.
Per la mia “seconda volta”, la “Dirty Red”, mi sono invece “appoggiato” al birrificio Sammarinese di Andrea Amantini.
Da poco ho iniziato una nuova sfida fondando una piccola società di distribuzione.

Una profezia… tra i birrifici emergenti quali ritieni abbiano possibilità di crescere e raggiungere buoni risultati?
Al momento collaboro con tre birrifici e spero siano loro.
Uno è il birrificio Altotevere.
Il birraio lo conosco ormai da anni, è Luca Tassinati.
Con lui ho un ottimo rapporto che si è trasformato anche in amicizia.
All’inizio il suo era solo una beerfirm, la Monkey Beer, un progetto che ho sempre ammirato.
Oltre ad Altotevere ho l’esclusiva di altri due birrifici e posso assicurare che le loro birre sono di qualità.
Queste aziende con cui collaboro sono in continua evoluzione e credo si guadagneranno un posto importante nel mercato italiano.
Nel distribuire le loro birre mi piace pensare di contribuire al loro futuro successo.

Che significato vorresti che avessero le parole “birra artigianale” per le persone con le quali ti relazioni ogni giorno?
Sto cercando di far conoscere le birre craft in più locali possibili.
Mi piace descriverle, far capire che artigianale è sinonimo di qualità, non considero le birre solo prodotti da “piazzare”.
Alle spalle di ognuna ci sono tante persone che lavorano. Da chi produce le materie prime a chi opera nei birrifici e concretizza quello che poi vendo. Lo so perché ci sono stato, ne ho fatto parte.
Quando si beve una birra ed è buona vuol dire che tutti hanno lavorato con passione.
Questa idea romantica spero non mi abbandoni mai.

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Come “scegli” un birrificio da rappresentare e perché un birrificio dovrebbe “scegliere” te?
Io non scelgo i birrifici, mi propongo a quelli che reputo per me interessanti senza però insistere, siano poi loro a decidere cosa fare.
Mi piace trasmettere la mia passione per la birra, l’impegno che metto nel mio lavoro e questo valore spero venga percepito.
Non mi stancherò mai di dire che ogni birra ha una storia che va raccontata a chi la compra e a chi la beve, questo spero faccia la differenza..

Quali sono le difficoltà che hai riscontrato più spesso nel tuo nuovo lavoro?.
Il primo problema è la cattiva abitudine del bevitore.
Moltissimi continuano a bere la solita birra industriale, il marchio che ormai a forza di pubblicità è stato impresso nella loro testa.
Questa mentalità “standardizzata” è un ostacolo per i gestori dei locali  che hanno meno libertà di proporre prodotti qualitativamente superiori, ma che poi non riusciranno a vendere.
Altro scoglio sono i prezzi della birra artigianale decisamente più alti.
Alla merce venduta inoltre serve una cura maggiore nello stoccaggio e conservazione del prodotto che deve mantenersi fresco.
Un’altra problematica è la reperibilità delle birre perchè qualità non è sinonimo di quantità.
Da un certo punto di vista è un bene, ma va spiegato che per produrre una birra artigianale serve più attenzione e quindi più tempo.
Infine i distributori stessi.
Molti vendono per fare solo cassa e svuotare i magazzini.
A loro non importa se le birre sono deteriorate, non all’altezza di come dovrebbero essere.
Purtroppo deludono il cliente che la volta successiva non si fida ed è più restio a fare altri ordini.
Fanno fare una pessima figura ai colleghi e anche a tutto il movimento birrario.

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Un’occhiata al mercato e alle mode, Juicy o Sour?
Ci sono sempre novità più o meno interessanti, ma rimango sempre dell’idea che la birra, se fatta bene, e’ una birra da bere, indipendentemente dallo stile, nessun pregiudizio…
Però se costretto dico Sour, perché c’è più spazio per la sperimentazione

Per ultima una domanda assurda… che birra sognavi di essere da bambino?
Ma che cagata di domanda è…
Vabbè… diciamo che da piccolo sognavo di essere un cowboy… uno però a cui piace bere birra, una saison magari, speziata, leggera e chiara.
Sono andato bene? Ora andiamo a berci una birra che ce n’è una nuova niente male!

 

Che altro posso aggiungere… Luca ora ricopre un ruolo importante, quello di “consigliere del mercato”. Spero raggiunga i suoi obiettivi e concretizzi sempre quello in cui crede.
“Luke, non c’è niente che galoppi più veloce della fantasia di un cowboy”.
A proposito, la nuova birra che ci siamo bevuti alla fine era proprio buona e chissà forse vincerà un premio nel  2018…

Piero Garoia
Info autore

Piero Garoia

Sono nato nel lontano millenovecentosess… il secolo scorso, a Forlimpopoli, paese natale di Pellegrino Artusi padre della cucina italiana.
Appassionato di musica, cinema, grafica e amante della fotografia.
La passione per la Birra Artigianale nasce tra gli scaffali di una libreria sfogliando un piccolo manuale per fare la birra in casa.
I disastrosi tentativi di produrla mi hanno fatto capire che diventare homebrewer non era proprio la mia strada.
Ho scelto allora di gustare la birra con gli amici, tutti appassionati, “credenti” che artigianale sia significato di unicità e qualità.
Non sono un docente, nemmeno un esperto, ma ho un obiettivo, mantenere vivo un piccolo mondo romantico dove la cultura della birra sia sinonimo di valori, socializzazione e condivisione di esperienze.
Coltivo le mie conoscenze partecipando a eventi, degustazioni, incontri e collaboro con l’Unper100 un’associazione di homebrewer forlivesi.
Mi affascina il passato delle persone, ascoltare le loro storie e capire come vivono le loro passioni.
Gestisco anche un mio blog semiserio www.etilio.it e mi piace pensare che questo possa contribuire a “convertire” più persone possibili al pensiero che “artigianale è meglio”.
Ho ancora tanti sogni nel cassetto e altrettanta voglia di concretizzarli.
Far parte del “Giornale della Birra” cosa significa? Vuol dire avere l’opportunità di comunicare a molte più persone quello che penso e mi appassiona.