Numero 43/2020

20 Ottobre 2020

Piero Colombo, il birraio giramondo!

Piero Colombo, il birraio giramondo!

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Vi ricordate di Piero Colombo, il birraio lecchese che sta girando il mondo in bicicletta a caccia di birre interessanti e alla scoperta di più scene birrarie possibili?

Lo avevamo lasciato in Patagonia e adesso ci racconta i suoi oltre 40000 km in bicicletta tra buone birre e paesaggi mozziafato.

 

 

Piero, avevi lasciato i nostri lettori nel profondo sud del continente americano, in Patagonia e da lì avevi in mente di salire verso il nord america. Cosa ci racconti di questa pazza avventura a pedali?

 

Ciao Christian per me sono stati 20 mesi fantastici!

Ho vissuto come un nomade, sempre in completa autonomia percorrendo 46000 km da Ushuaia al Canada in bicicletta, poi a Cuba ed infine per le Alpi passando dalla Svizzera e dalla Francia fino a tornare a casa in Brianza.

E’ stato quello che molti chiamano l’anno sabbatico o facciamo due ma credo sia stata l’esperienza più bella della mia vita, mi ha fatto crescere moltissimo ed apprendere da differenti stili di vita e culture.

 

 

In tutto questo tempo immagino tu non ti sia dimenticato della birra . Hai girato tanto, dal Cile al Perù , passando per Argentina e Colombia, salendo poi in Costarica, Messico e altri stati.
Com’è la scena birraria in questi paesi incontrati pedalando?

 

In Cile ed Argentina ho bevuto del buon vino, in Colombia l’aguardiente, in Messico la tequila ed in centro america dell’ottimo rum.

Con le birre artigianali sono state parecchie le brutte sorprese, in Perù ho invece provato le migliori creazioni, sì il Perù!

Forse è stato il paese che più mi ha affascinato per cultura, storia, gastronomia, montagne. Mi sento libero di citare i migliori birrifici: Sierra Andina, Maddok, Hops, Kapùn, Valle del Sagrado, Zenith, Barbarian, Cumbres, Barranco Beer Company, oltre che alla Cusquena che è una industriale ma di carattere nelle versioni “trigo” e “negra” 

La varietà di stili è veramente ampia, non ho trovato solo le lager ed Ipa prodotte per i turisti nelle città di Cusco e Huaraz, ma ho bevuto una ottima Tripel in compagnia del mastro birraio di Kapun, Sebas che guardacaso è di origine Belga; la capsicumipa di maddok prodotta con il piccantissimo peperoncino “rocoto”; la delicatissima roja di Valle del Sagrado che è una amber ale con aggiunta del ayrampo, un mirtillo inca; la chachapoyana che è la kolsch di sierra andina prodotta con un ottimo miele locale ed infine la “saca tu machete” una imperial stout di barranco brew prodotta con carrube, miele, fave di cacao biologiche ed il peperoncino “ajìlimon” che regala un finale piccante e rende beverino questo intruglio di ben 11 gradi.

Ho trovato inoltre questo paese il principale produttore di Chicha; ottima quella che vendono per il mercado di Cusco, la “chichamorada con frutilla” ovvero un fermentato naturale di chicchi di mais nero fatto bollire un giorno intero con fragole secondo la simpatica Cholita che mi vendeva un bicchiere ad un Sol, circa 25 centesimi di euro. Da provare assolutamente ma senza pensare troppo alla pulizia del bicchiere e del recipiente dove fermenta.

Altri due paesi dove ho bevuto bene sono stati Costa Rica e Messico, che sicuramente hanno assorbito l’influenza statunitense.

 

 

 

Per quanto riguarda il nord America e il Canada, cosa vuoi aggiungere ?

 

Dal primo all’ultimo giorno negli Stati Uniti ho bevuto tanto, tantissimo e bene, spendendo relativamente “poco” perché un sixpack di birre artigianali si trova nei liquor shop tra i sei ed i nove dollari, a volte fanno promozioni con le birre in scadenza a meno di un dollaro per lattina da 12oz che sono 355ml.

Ho girato la West Coast per California, Nevada, Arizona, Utah, Wyoming e Montana cercando di provare di tutto e visitare le piccole realtà.

Mi ha colpito molto il Verne Brewing Company a Los Angeles per la sua varietà e forse perché ho provato la mia prima HazyIpa.

Da gran estimatore della Sierra Nevada pale ale ho voluto provare la qualità in casa alla taproom di San Francisco per poi fare visita al “Toronado” considerato uno dei migliori pub al mondo solo per bere una pinta di freschissima Pliny the Elder. Qui caro Christian mi sarebbe piaciuto averti avuto vicino per mettere alla prova i nostri fegati.

Non mi sono diretto per Oregon e Washington, meta scontata per le bevute ma ho virato per i parchi nazionali ed ho trovato a Flagstaff un grande amico che mi ha fatto conoscere gli otto produttori della piccola cittadina alle porte del Grand Canyon. Non posso non citare Dark Sky, Luberyard e FourPeaksBrewing, era da un sacco di tempo che non bevevo una acida con la A maiuscola!

Sempre in Arizona mi sono imbattuto nella KoffeeKolsch di HussBrewing che recita “betterthan coffee”, quando il buon venditore del liquor shop ha visto che ero Italiano me l’ha proposta… io mi sono messo a ridere perché il caffè americano è acqua sporca ed ha deciso di regalarmi una lattina. Non ci crederete ma sono tornato indietro per portarmi via il sixpack, questa è stata in assoluto la miglior birra provata negli USA.

In Canada tutto buono però ho trovato un livello dei prodotti più bassi con prezzi più elevati rispetto ai vicini, a Vancouver segnalo Brassneck, e Strange Fellow Brewery.

 

 

C’è qualche birra, birrifici o luogo in tema che più ti hanno colpito?

 

Sicuramente la Cervecería Valle del Sagrado!

Da Cusco ci sono diversi modi per raggiungere Machu Picchu, io ho scelto di fare come sempre, in bicicletta per la Valle del Sagrado, il passo di Abra Malaga a 4316 m per poi tuffarsi ai 1500 metri di Aguas Calientes.

Questo tragitto è percorso per la maggior parte dai turisti in treno o bus e solo i pochi avventurieri che viaggiano in autonomia hanno l’opportunità di trovare il Brewpub situato nella omonima e pittoresca valle tra Urubamba e Ollantaytambo.

Mi ero messo in contatto con la pagina Facebook ed all’arrivo mi accoglie il titolare Juan Mayroga, peruviano con una grande esperienza di vita negli States dove ha conosciuto il suo socio Joe che ha fatto esperienza alla Russian River e la Oakshirebrewing. 

La breve visita all’impianto di produzione ben costruito e moderno rispetto alle realtà latinoamericane mi ha impressionato  per la pulizia e rispetto delle “regole” sanitarie che adottiamo in Europa e questo si riflette sulla pulizia dei prodotti, l’ambiente di lavoro è rilassato e la freschissima acqua del fiume Urubamba regala la magia a questi capolavori. 

Il pub, situato a 2800 metri di altura ed attivo dall’ottobre 2014 ed offre oltre ad un’ottima cucina peruviana, nove differenti birre alla spina con una buona varietà di stili che cambiano sempre perché come mi spiega Juan è noioso ripetere sempre le stesse ricette e la varietà di prodotti che offre questa fertile zona di Perù è immensa

A pochi passi si trova l’Amazzonia dove si coltiva frutta tropicale come la Maracuya usata per una Saison, l’Anguria su una Gose, il Cioccolato e La Lucuma mescolati per una intensa Porter, l’Ayrampo per una Red Ale, la Chicha “mais” per una Pils, i fiori di Sambuco per una Berliner Weisse, ecc..

La filosofia del Pub è anche rivolta al senso ecologico, niente lattine e bottiglie ma solo fusti riutilizzabili, trattamento delle acque di scarico e l’ultimo sabato del mese si fa una gran festa dove il 20% delle vendite viene devoluto ad una organizzazione no profit per lo sviluppo economico e sanitario della zona.

Riesco a provare tutte le 8 birre disponibili in una tarda mattinata chiacchierando con Juan che era impegnato a guardare Uruguay-Arabia impegnate nel mondiale di calcio tanto atteso per il ritorno del Perù dopo 40 anni.

Faccio fatica ad incontrare difetti e mi godo queste freschissime creazioni spiegate dal papà, arrivo all’ultima che è forse la più attesa la IntiPunkuIpa che viene infustata al momento solo per me. Si tratta di una west coastipa, secca, amara con una gradazione alcolica di 6,6% ben nascosti. Si lascia bere piacevolmente mentre mi vengono svelati gli otto luppoli usati in first worth, bollitura e dry hopping. La miscela è veramente ben riuscita perché questo profilo di frutta (mango, ananas, pesca, limone) non è invasivo e si ripete in bocca lasciando un piacevole retrogusto al finale.

 

 

Ora ti trovi di nuovo in Patagonia, là dove era iniziato questo lungo tour nelle Americhe, Come procede la tua avventura?

 

A fine luglio ero tornato a casa ma ho subito cercato di tornare a lavorare nel mondo dei birrifici, purtroppo le opportunità in Italia non erano tante ed avevo già chiacchierato con due birrifici che cercavano una persona uno a Goteborg in Svezia ed il secondo nella Patagonia cilena.

Il contratto che mi offrivano in Svezia era goloso in termini monetari ma andare a produrre “alla fine del mondo” era una sfida molto più interessante e così dopo un lungo viaggio mi sono trovato nel gelo della primavera Patagonica a dover pulire per la prima volta una sala cotte che non aveva mai visto un sanificante.

Sicuramente non è stato facile ambientarmi in un altro paese, la gente in Cile e specialmente nel Sud non è così aperta e disponibile come siamo abituati a pensare dei latini.

Con l’arrivo dell’estate ha iniziato a muoversi la stagione e questo piccolo paesino di 2500 abitanti si riempie di turisti per via del Parco Patagonia, i ghiacciai, le scalate, la pesca e tutta la gente in viaggio per la mitica Carretera 00Austral.

Lavoro su un piccolo impianto manuale di 300 litri dove però sono riuscito ad ottenere ottimi risultati, grazie anche ad un’acqua spettacolare ed un malto base prodotto in Cile che è veramente buono.

Dopo pochi mesi mi sono ambientato, la gente di qui mi conosce e molti mi apprezzano per aver finalmente dato vita a birre pulite di qualità ed una IPA spettacolare che nessuno pensava piacesse ai cileni abituati a bere tutto molto dolce, pensate che in una tazza di thé chiedono se mettere quattro o cinque cucchiai grandi di zucchero e la bottiglia di coca cola da tre litri è immancabile per pranzo e cena in famiglia.

La birra più bevuta rimane sempre la “Ambar” in pratica uno stile cileno creato dal birrificio Kunstmann con una Pale Ale rossiccia molto, molto, molto dolce dai sapori caramellati e di toffee che è diventata un’icona nel mondo delle artigianali, e qui penso per via del freddo la Porter è immancabile.

Il titolare mi ha dato dal primo giorno grande confidenza e la libertà di sperimentare differenti stili, cosa che mi entusiasma perché le nostre birre sono sempre variate ed i clienti che tornano dopo una settimana di trekking trovano una o due nuove creazioni da provare.

Progetti futuri?

 

Nel mese di Marzo ero tuttavia molto impegnato in produzione con grandi aspettative future ma questa pandemia ha cambiato tutto con la chiusura del locale e la vendita di lattine che però si limita a due o tre ordini al giorno.

Ho cambiato tutti i miei progetti di tornare in Italia a Pasqua che al momento era messa peggio in termini di contagi, ora mi ritrovo bloccato senza il mio lavoro e vado occasionalmente ad aiutare in una impresa edile dato che il costo della vita qui è quasi a livelli europei.

Spero di poter tornare presto alla mia vita normale, l’idea di tornare in Patagonia mi affascina però non sono sicuro che il turismo riprenderà a pieno regime in tempi brevi e valuto l’idea di tornare in Italia.

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Info autore

Christian Schiavetti

Classe 1986, originario di Lecco, città che amo in tutto, dal suo lago alle sue magnifiche montagne.

Ho iniziato presto ad appassionarmi al mondo della birra, grazie ad un amico più grande, che mi regalava i primi sottobicchieri, e mi innamorai poi della collezione di birre del fratello. Iniziai poi io stesso a collezionarle. Oggi ne conto circa 1000 – 1100, oltre a bicchieri e altro.

Un’osteria in paese e le prime birre belghe, Kasteel, Kwack, Delirium, Chouffe, le prime trappiste , la Gouden Draak e le prime Baladin, fu amore. Presa la patente, la mia “ scuola” è stata l’Abbazia di Caprino Bergamasco del grande Michele Galati.

I primi viaggi ho iniziato a farli nel 2010, in Belgio per una settimana e li mi innamorai del Lambic; non ho più smesso di viaggiare: Belgio, Franconia, Baviera, Austria, Irlanda, Francia del nord e ovviamente Italia.

Navigo e leggo spesso sul web riguardo questo mondo, dal 2011 faccio birra in casa. Dopo i kit, grazie a un corso MOBI e a due giorni con Pietro del Carrobiolo, sono passato a all grain con buoni risultati.

Come detto, amo viaggiare appena posso e la birra non manca mai, da singoli eventi a locali famosi, dai piccoli birrifici a ben più lunghi beer tour che mi auto-programmo.

Amo le birre luppolate, e quelle parecchio alcoliche, che spesso dimentico in cantina per anni.

Da gennaio 2015 è nato quasi per gioco il mio blog, BIRREBEVUTE365 , supportato dalla mia pagina facebook, dove scrivo singole recensioni di birra, oltre ai miei viaggi e alle partecipazioni a fiere ed sagre, oltre ad un calendario eventi sempre aggiornato.

In futuro vorrei, visto che tra gli amici c’e già chi lavora in questo campo, poter fare della birra un lavoro dalla beer firm al birrificio, o un beer shop, o perchè no scrivere e viaggiare per la birra!!

Potete visitare anche il mio blog: www.birrebevute365.blogspot.it