Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 17/2016

29 aprile 2016

Prima Melior: le britanniche e belghe, Made in Sassano.

Prima Melior: le britanniche e belghe, Made in Sassano.


 

Sassano, 2014: nel cuore della provincia di Salerno nasce il Birrificio Prima Melior.  Un sogno e un progetto sviluppati dalla profonda passione per la birra, dapprima fatta in casa, ma che mantiene ancora oggi la sua anima più autentica, senza compromessi, che si propone di sorprendere ed emozionare ad ogni sorso.

Questa è la storia di Barbara Cavallone titolare del birrificio e di suo figlio Michele Femminella, mastro birraio che collabora al progetto, che oggi dedicano con grande simpatia e accoglienza il benvenuto “virtuale” presso il loro birrificio a tutti i lettori di Giornale della Birra!

 

Come è nato il vostro progetto e quando avete deciso di compiere il grande passo da homebrewers a imprenditori? Quali i macigni e le difficoltà con cui avete dovuto lottare?

La passione per la birra e per la sua produzione sono nate davvero per caso, nel 2011: mio padre (di Michele, birraio) un giorno tornò a casa con un opuscolo sulla produzione casalinga della birra; col senno di poi si può dire che quel libricino era fatto piuttosto male ed era decisamente lacunoso, ma ebbe il grande pregio di farci incuriosire sulla produzione casalinga della birra e sul mondo legato a questa bevanda, fino ad allora limitato alla conoscenza dei soli prodotti industriali o poco più. Fu insomma una vera rivelazione e da allora tra studio, corsi e sperimentazioni non abbiamo più smesso di fare birra e coltivare interesse per tutto ciò che le ruota intorno. Così nel 2014 decidemmo di aprire un piccolo laboratorio per la produzione di birra artigianale, con una produzione spaziante tra alte fermentazioni soprattutto di impronta anglosassone e ben presto iniziammo ad avere buoni riscontri e belle soddisfazioni. Ma a tutte le difficoltà economiche e burocratiche, comuni a tutti i piccoli birrifici italiani, nel nostro caso si è aggiunto nell’agosto del 2015 un evento davvero grave, quando il capannone in cui era situato il nostro birrificio è stato colpito da un incendio e il nostro stesso laboratorio ne è risultato completamente distrutto. Fortunatamente siamo riusciti a recuperare parte dell’attrezzatura e con grande fatica ed altrettanta determinazione e sospinti da molte persone a noi vicine e da estimatori della nostra birra e del nostro lavoro, siamo riusciti nel mese di gennaio di questo anno a ripartire con la produzione in un altro locale. Questa la nostra storia ad oggi, breve ma decisamente travagliata!

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In meno di due anni di vita, il vostro birrificio produce già sei differenti tipologie di birra. Quale è il tratto distintivo che le lega?

Nella produzione delle nostre birre, la stella polare che ci indica la via da seguire è rappresentata dalla ricerca dell’equilibrio e dalla beverinità. Pensiamo che chi beve le nostre birre alla fine di un bicchiere debba aver sempre voglia di berne un altro ancora. Per cui cerchiamo di tener distinte la piacevole ed intrigante complessità, dalla ricerca di sensazioni troppo estreme che dopo pochi sorsi rischiano di rendere la bevuta pesante e stancante. Cerchiamo quindi di valorizzare ogni singola materia prima che impieghiamo in ciascuna tipologia in produzione, facendo attenzione a non creare aromi o sapori troppo invasivi e dominanti e curando molto le sensazioni “tattili” delle nostre birre, giusta corposità e morbidezza al palato in primis.

 

Qualità: su quali pilastri fondamentali basate l’eccellenza delle vostre creazioni?

Ovviamente sulla scelta di materie prime di alto livello: per un piccolo birrificio come il nostro non avrebbe molto senso nemmeno dal punto di vista economico puntare su materie prime dal costo basso e dalla qualità inferiore. Quindi cerchiamo di scegliere il meglio che c’è disponibile sul mercato e che si confà nel migliore dei modi agli stili che produciamo. Secondariamente cerchiamo di fare grande attenzione a tutte le fasi produttive: anche in questo caso, il fatto di essere piccoli ci aiuta a controllare che tutto fili liscio, dall’arrivo delle materie prime in birrificio sino al confezionamento e allo stoccaggio di ogni singola bottiglia. Poi distribuendo le nostre birre in un mercato perlopiù locale, abbiamo la possibilità di conoscere quasi “in diretta” i riscontri di chi le beve, per cui possiamo basare le nostre scelte produttive anche sul feedback diretto dei nostri clienti.

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Un elemento che caratterizza il vostro progetto è il legame con il territorio locale: come state cercando di sviluppare e rafforzare questo trait d’union culturale-birrario?

Prima di far conoscere le nostre birre, cerchiamo di far conoscere il concetto di birre artigianali, o meglio ancora di birre “di qualità”. In realtà come la nostra in cui il mercato e il concetto stesso di birra sono ancora fortemente influenzati dalle produzioni industriali, è necessario fare innanzitutto divulgazione e cultura birraria. Solo in questo modo si crea terreno fertile per lo sviluppo di passione, interesse e curiosità per una bevanda che troppo spesso ancora oggi viene considerata di “serie B” innanzitutto rispetto al vino. Solo in questo modo, cercando di diffondere la cultura della birra e delle birre, chi beve le nostre produzioni, così come quelle degli altri birrifici artigianali e di qualità italiani e stranieri, potrà apprezzare in pieno la bontà di questa straordinaria bevanda, fidelizzandosi, per così dire, alla vera birra di qualità. Per questo non perdiamo occasione di partecipare ad eventi o di farci noi stessi, nel nostro piccolo, promotori di questa nuova cultura della birra che va diffondendosi.

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Infine una domanda legata alla prospettiva generale della birra artigianale Made in Italy che avete avuto modo di vivere in prima persona diventando imprenditori di settore: quali sono le barriere da abbattere e le innovazioni di sistema da porre in campo per vincere la sfida del mercato, non solo locale, e creare occasioni di crescita stabili per il futuro?

Come al solito quando si parla di fare impresa, una buona fetta dei problemi che i birrifici italiani affrontano sono legati alla burocrazia molte volte davvero troppo macchinosa e ad una pressione fiscale che appare di giorno in giorno sproporzionata rispetto alla tipologia di mercato ed ai volumi d’affari in cui si opera. Fatta questa inevitabile premessa e sperando che qualcosa possa migliorare in tal senso, l’obiettivo più importante che in questo momento i birrai italiani devono perseguire è quello di far avvicinare più persone possibile alle birre di qualità, solo così potrà crearsi un mercato stabile e florido in cui possano operare e svilupparsi i nostri birrifici. Crediamo sia erronea la convinzione che la birra artigianale sia solo una moda, un fenomeno passeggero: se parliamo di cibo o di bevande di larga diffusione e di consumo pressoché quotidiano, chi scopre sapori e sensazioni mai provate prima (in senso positivo, ovviamente!) difficilmente tornerà indietro su livelli più bassi, ma al contrario, probabilmente sarà sempre più esigente. Creare cultura birraria è l’unico modo per rosicchiare fette di mercato ai colossi industriali e, perché no, far alzare anche l’asticella dei consumi di birra pro capite in Italia, ad oggi posta molto in basso rispetto al resto d’Europa. L’altra faccia di questa medaglia è che nel momento in cui si creerà una maggiore consapevolezza tra i consumatori di birra, chi vorrà essere competitivo dovrà garantire un livello qualitativo medio delle proprie produzioni molto alto e chi non sarà in grado di farlo, sarà inevitabilmente tagliato fuori. Altro aspetto importante sarà quello del dimensionamento dei birrifici: ad oggi la maggior parte delle aziende italiane sembrano troppo grandi per il solo mercato locale e troppo piccole per competere con i giganti che operano su scala internazionale. E’ quindi probabile che fra qualche anno vedremo da un lato la crescita (in alcuni casi già in atto) di grandi marchi che lotteranno anche e soprattutto sul mercato internazionale e dall’altro piccoli birrifici a vocazione perlopiù locale, con vendita e distribuzione diretta e una radicata territorialità. In ogni caso il mondo della birra artigianale italiana continuerà di sicuro ad essere decisamente intrigante e stimolante per una schiera di appassionati che speriamo possa essere sempre più folta.

Maggiori informazioni sul birrificio Prima Melior sono disponibili sulla pagina social facebook.

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!