Numero 10/2020

2 Marzo 2020

Sara Pezzoni, la portavoce della Società agricola “Birra del Parco”

Sara Pezzoni, la portavoce della Società agricola “Birra del Parco”

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Quanto è bello sentire raccontare le storie delle nostre protagoniste: il loro primo incontro con la birra, i cambiamenti che sono seguiti e i risultati ottenuti. Soprattutto ci rallegra che il settore della birra artigianale, nonostante i numeri relativamente bassi, riesca a dare lavoro a tante persone giovani e di talento.

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Una di loro è Sara Pezzoni, giovane e perspicace, che grazie alla sua apertura mentale e voglia di fare riesce a contribuire a 360° alla crescita della “Birra del Parco”, ad Abbiategrasso, dove Sara è attiva. La curiosità e la voglia di imparare la spinge sempre a scoprire sempre nuove cose: le rogne amministrative, il lavoro nel luppoleto, nel birrificio, l’attività di promozione, di comunicazione, la vendita della birra stessa. Tutto questo Sara lo svolge con entusiasmo, grande sorriso e professionalità.

Vi invitiamo a leggere la storia di Sara e della Società agricola “Birra del Parco”, dove Alberto Bosoni e Andrea Olivero coltivano le loro materie prime e le trasformano con maestria.

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Sara, raccontaci la tua storia: qual è la tua professione e come sei arrivata a occuparti di birra?

Ho conosciuto Alberto e Andrea qualche anno fa e mi sono avvicinata alla loro realtà frequentando la birreria. Poi un giorno, poco prima della laurea in Nuove Tecnologie dell’Arte, mi hanno proposto di lavorare per loro e mi sono messa in gioco. Sono responsabile amministrazione/marketing a Birra del Parco da oltre due anni e credo sia la decisione migliore io abbia mai preso. Sì, amministrazione E marketing. Lo so, sono due settori distinti e apparentemente (solo apparentemente) c’entrano poco anche con la birra, ma mi ci sono ritrovata quasi per caso e il lavoro non finisce mai. Tra contabilità, grafiche e piani editoriali, le mie giornate sono un susseguirsi di attività molto differenti tra loro. Mi è capitato persino di spillare agli eventi o raccogliere i luppoli nel nostro luppoleto. Risultato? Impossibile annoiarsi. Ormai Birra del Parco è la mia seconda casa, quindi anche quando non lavoro sono qui a cenare o a bere birra, per la gioia dei miei titolari e colleghi.

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Raccontaci il progetto Birra del Parco: com’è nata l’idea? Quali sono le peculiarità? Chi sono le persone che lavorano a questo progetto?

Birra del Parco è nata da un’idea di Alberto Bosoni e Andrea Olivero, davanti a un paio di birre come ogni buona idea che si rispetti. Il loro sogno era creare una birra fatta interamente con le loro mani e per farlo avrebbero dovuto seguire tutta la filiera, dalla terra alla tavola. Hanno così iniziato a coltivare le materie prime nel 2014. Inizialmente erano solo frumento, orzo e coriandolo, ora invece abbiamo anche un luppoleto. Nel 2016 hanno iniziato la produzione di birra e a maggio dello stesso anno è stata inaugurata la birreria agricola con cucina. Dopo quasi quattro anni siamo cresciuti parecchio: oltre ai due titolari che si occupano di coltivare le materie prime, produrre la birra e tenere vivo il locale, noi dipendenti siamo in quattro (ma il quinto sta per arrivare). Ciò che ci contraddistingue è il nostro legame con il territorio: il Parco del Ticino. Oltre a coltivare le materie prime per produrre la birra, infatti, nella birreria con cucina serviamo solo prodotti provenienti dalla nostra azienda agricola o da altri agricoltori e artigiani locali.

 

Che tipo di birre producete? Quali sono gli stili?

Le prime due birre prodotte sono state la Bià e la Gràss (in onore della nostra città natale, Abbiategrasso, in dialetto Biagrass), una bionda e un’ambrata, entrambe semplici e beverine. La Porcellina è tra le nostre birre di punta, una blanche morbida e rinfrescante, creata con coriandolo, scorza d’arancia e pepe rosa. La Badilata come si evince dal nome è la nostra strong ale, fermentata con lievito da whisky che le dona le sue caratteristiche sfumature fruttate ed esotiche. Da un paio d’anni produciamo anche la Novantanove, una birra speciale aromatizzata al pepe di Sichuan con cui ci siamo classificati in questa categoria al 3° posto ex aequo al Premio Cerevisia 2019. La birra di cui siamo più fieri però (forse perché è la nostra ultima fatica) è la IPA del Parco: prodotta con i luppoli, malto e frumento che coltiviamo in azienda. In realtà è un progetto ancora in divenire, abbiamo testato diverse ricette e quella attuale realizzata con i nostri luppoli Chinook e Cascade non sarà la versione definitiva. L’anno scorso abbiamo infatti piantato nel luppoleto anche il Magnum che speriamo di riuscire a utilizzare in produzione dall’anno prossimo.

Ultima ma non ultima la Cinghialozza, una birra natalizia che produciamo solo sotto le feste.

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A parte la produzione della birra stessa qual è la mission del vostro birrificio agricolo?

A Birra del Parco ci impegniamo tutti per costruire un’azienda sana che sia ambasciatrice di quel “fare bene” tipico della nostra terra. Sappiamo che la strada è ancora lunga (le pareti del mio ufficio sono piene di post-it con le migliorie che vorremmo attuare!), ma sentiamo di avere tanto da dare. Nel nostro piccolo vogliamo creare lavoro per chi crede che si possa andare lontano con impegno, ambizione e un pizzico di fortuna. E visto che siamo nati qui e da qui non ce ne andiamo, vogliamo dimostrare a tutti i giovani/giovani adulti come noi che costruirsi un futuro ricco di soddisfazioni è possibile anche in Italia.

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Quali sono i tuoi piani per il futuro e come vedi la situazione dei birrifici agricoli italiani?

Penso di aver ancora tanto da imparare, quindi vorrei formarmi il più possibile per rispondere alle nuove sfide che ci si pareranno davanti. Una ad esempio è far passare al consumatore che esiste una differenza importante tra birra agricola e birra artigianale, ossia la provenienza delle materie prime. Credo che il passo fondamentale per i birrifici agricoli sia valorizzare questa territorialità che contraddistingue le nostre birre, un po’ come è oggi per il vino. Sarei contenta se l’aggettivo “agricola” associato a una birra diventasse sinonimo di duro lavoro, storia e qualità. Noi sicuramente stiamo lavorando e continueremo a lavorare in questa direzione.

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Come donna, come ti senti nel mondo della birra?

La birra mi è sempre piaciuta, ma ho iniziato ad appassionarmi a questo mondo solo dopo essere entrata a Birra del Parco. Mi piace molto scendere in birrificio per foto e riprese quando Andrea fa produzione perché imparo sempre qualcosa di nuovo e lo stesso vale quando mi capita di riprendere le fasi di coltivazione e raccolta nel luppoleto con Alberto. Vedo tra le mie amiche e conoscenti la mia stessa curiosità appena inizio a raccontare di ciò che facciamo, però fino all’anno scorso non conoscevo nessun’altra donna che lavorasse nel settore. Poi un giorno ho ricevuto un’e-mail da Michela Cimatoribus, ambasciatrice lombarda dell’Associazione Le Donne della Birra, e mi si è aperto un mondo. Ho scoperto che non siamo così poche e che siamo davvero forti! Quindi nel mio piccolo devo dire che mi sento in buona compagnia e sono molto positiva per il futuro.

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E per finire, qual è la tua birra preferita e perché?

La mia birra preferita? Che domanda difficile. Sarò di parte: la prima che mi viene in mente è la nostra Porcellina, la bevo costantemente per la sua delicatezza, ma questa è la risposta semplice. In realtà, ora che ci penso, la mia preferita in assoluto tra le nostre è stata quell’unica cotta di Fresh Hop IPA realizzata con il primo raccolto di luppoli nel 2018; sarà che ho sentito il profumo che si è sprigionato in birrificio durante la produzione, sarà che essendo poco amara era una IPA un po’ atipica… ecco, credo di aver contribuito in buona parte a finirla. Pensando a qualcosa di più particolare invece ti direi senza ombra di dubbio la Xyauyù di Baladin, mi ha conquistata al primo sorso, un dolce piacere a conclusione di una bellissima serata.

 

Per maggior informazioni: www.birradelparco.com

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Info autore

Lina Zadorojneac

Nata in Moldavia, mi sono trasferita definitivamente in Italia per amore nel 2008. Nel 2010 e 2012 sono arrivati i miei due figli, le gioie della mia vita: in questi anni ho progressivamente scoperto questo paese, di cui mi sono perdutamente infatuata. Da subito il cibo italiano mi ha conquistato con le sue svariate sfaccettature, ho scoperto e continuo a scoprire ricette e sapori prima totalmente sconosciuti. Questo mi ha portato a cambiare anche il modo di pensare: il cibo non è solo una necessità, ma un piacere da condividere con la mia famiglia e gli amici. Laureata in giurisprudenza, diritto internazionale e amministrazione pubblica, un master in scienze politiche, oggi mi sono di nuovo messa in gioco e sono al secondo e ultimo anno del corso ITS Gastronomo a Torino, corso ricco di materie interessanti e con numerosi incontri con aziende produttrici del territorio e professionisti del settore. Il corso ha come obiettivo la formazione di una nuova figura sul mercato di oggi: il tecnico superiore per il controllo, la valorizzazione e il marketing delle produzioni agrarie e agro-alimentari. Così ho iniziato a scrivere per il Giornale della Birra, occasione stimolante per far crescere la mia professionalità.