Numero 21/2019

21 Maggio 2019

Sothis: una giovane realtà birraria, tra Macerata e l’antica storia egizia

Sothis: una giovane realtà birraria, tra Macerata e l’antica storia egizia

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La passione per la mitologia egizia, per l’astronomia, e – naturalmente – per la birra, messe insieme possono fare un birrificio: è il caso del birrificio Sothis, aperto a fine 2018 a Morrovalle (Macerata) da Alessandro Dichiara insieme alla moglie Vania. Il nome è infatti quello della divinità egizia identificata con la stella Sirio; e tutte le birre sono state battezzate in maniera riconducibile alla mitologia egizia, oppure all’astronomia.

 

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Per quanto il birrificio sia di recente apertura, Alessandro accarezzava in realtà questo sogno già da anni: si è infatti formato al Cerb di Perugia e alla Doemens Akademie di Monaco di Baviera, sia come birraio che come biersommelier. Nel 2018 si è appunto concretizzato il suo progetto, avviando la prima cotta sul nuovo impianto da 5 ettolitri. Oltre all’area produttiva e di stoccaggio, il birrificio comprende anche lo spazio per una tap room; che al momento è ancora in fase di allestimento, ma già consente quantomeno un semplice assaggio dalle bottiglie seduti a tavolino.

 

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L’ispirazione di Alessandro è fondamentalmente britannica, pur spaziando anche su altri stili; e lo si coglie probabilmente al meglio nella sua Fotone. Sulla carta è una american ipa, in virtù della luppolatura tra l’agrumato e la frutta tropicale – sempre con una prevalenza però dei toni asprigni su quelli dolci -; ma esibisce poi un corpo robusto con note tostate e biscottate più affine alle ipa inglesi che a quelle Usa, che prediligono maggiore snellezza per amor di bevibilità. Chiude infine su un amaro netto e acre, tra l’erbaceo e il citrico, lungo e persistente, che nulla concede a toni più morbidi pur non superando il confine dell’invadenza. Una birra per gli amanti delle ipa inglesi “veraci”, che la troveranno sicuramente ben costruita nell’equilibrare la robustezza sia del corpo che del finale e l’amaro “genuino”; e che Alessandro ammette di aver voluto creare così, a dispetto della qualifica “american”, non amando le mirabolanti luppolature fruttate di certe birre d’oltreoceano.

 

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La predilezione di Alessandro per la tradizione inglese traspare poi anche nella Ptah (nome di un’altra divinità egizia, un dio creatore e per questo patrono degli artigiani): una English Pale Ale che nel berla fa pensare alla canonica descrizione di come debbano essere le birre nate a Burton upon Trent. In virtù dall’amaro netto ma “neutro” sul finale, peraltro, si rivela estremamente bevibile sia da sola che a pasto, rivelandosi estremamente versatile negli abbinamenti. Rimanendo sempre oltremanica troviamo poi la Giapeto – dal nome di uno dei satelliti di Saturno, caratterizzato da un duplice colore, come duplice è la natura di questa birra – una smoked porter che punta un maniera decisa sui toni affumicati – che predominano su quelli classici di caffè e cioccolato, tanto da renderla più adatta ad un abbinamento alla carne alla brace o a un cioccolato al tabacco che ai tradizionali dessert – e la Prototipo (così chiamata perché è nata appunto come prototipo), una Golden Ale beverina e semplice – ma non banale, nel conservare comunque una componente di cereale fresco nel corpo che si accosta all’agrumato del Mandarina Bavaria.

 

 

 

Come dicevamo, il repertorio di Sothis spazia comunque anche su altre aree geografiche: è il caso della Dunkelweizen Renenet (dea egizia protettrice delle messi), interpretazione ben riuscita dello stile nel coniugare con equilibrio il caramello tostato del malto con la componente aromatica del lievito caratteristico; e della Nepri (dea protettrice del grano, non a caso, e figlia di Renenet), una blanche che alle spezie d’ordinanza aggiunge l’anice – in realtà in maniera forse un po’ troppo preminente, dato che tende a sovrastare arancia e coriandolo – adatta a “speziare” i piatti proprio in virtù di questi sapori.

 

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Nel le birre di Sothis appaiono più “mature” e studiate di quelle che mediamente i birrifici producono a pochi mesi dall’apertura; segno evidentemente di un lavoro precedente che ha portato a non improvvisarle, e che auspicabilmente costituirà una buona base per futuri aggiustamenti e per nuove birre. Alessandro ha confidato di avere infatti qualche nuova birra in progetto, oltre che l’espansione della distribuzione quantomeno a livello locale. Naturalmente, non possiamo che fare i migliori auguri.

 

Maggiori informazioni: info@sothisbirrificioartigianale.it

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Info autore

Chiara Andreola

Veneta di nascita e friulana d’adozione, dopo la scuola di giornalismo a Milano ho lavorato a Roma – dove nel 2009 ho conseguito il titolo di giornalista professionista – e a Bruxelles al DG Comunicazione della Commissione Europea. Lì sono iniziati i miei primi timidi approcci con la birra, tra cui la storica Bush de Noel che ha finito per mettere il sigillo definitivo alla storia d’amore tra me e il mio futuro marito – e già da lì si era capito che una storia d’amore era nata anche tra me e la birra. Approdata a Udine per seguire appunto il marito, qui ho iniziato ad approfondire la mia passione per la birra artigianale grazie al rapporto in prima persona con i birrai – sia della regione che più al largo – e i corsi di degustazione tenuti dal prof. Buiatti all’Università di Udine; così dal 2013 il mio blog è interamente dedicato a questo tema con recensioni delle birre e resoconti delle miei visite a birrifici, partecipazioni ad eventi e degustazioni. Le mie collaborazioni con pubblicazioni di settore come Il Mondo della Birra e Nonsolobirra.net, con eventi come la Fiera della Birra Artigianale di Santa Lucia di Piave e il Cucinare di Pordenone, e la conduzione di degustazioni mi hanno portata a girare l’Italia, la Repubblica Ceca, il Belgio e la Svezia. Ora sono approdata anche al Giornale della Birra, un altro passo in questo mio continuare a coltivare la mia passione per il settore e la volontà di darvi il mio contributo tramite la mia professione.