Numero 49/2020

4 Dicembre 2020

Micropropagazione del luppolo: una tecnica moderna ed efficace per piante sane!

Micropropagazione del luppolo: una tecnica moderna ed efficace per piante sane!

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Per garantire la sanità delle piante in luppoleto è fondamentale partire da giovani piantine garantite dal punto di vista dell’assenza di fitopatologie, tra cui virus e viroidi. Se la moltiplicazione in proprio del materiale vegetale non fornisce alcuna certezza al coltivatore, è anche vero che a livello vivaistico può risultare difficile ed oneroso garantire l’esecuzione di test puntuali sul materiale impiegato per la realizzazione delle talee, mentre i sintomi di alcune patologie sono difficili da verificare sulle giovani plantule.

Per far fronte a queste problematiche, la tecnica vivaistica ha sviluppato una pratica moderna ed estremamente sicura sia dal punto di vista sanitario, sia per la rispondenza varietale e la robustezza delle piante che prende nome di micropropagazione. Si tratta di una tecnica vivaistica piuttosto sofisticata, che abbina le classiche procedure in serra ed in campo ad una meticolosa attività di laboratorio.

 

Scopriamo più in dettaglio la micropropagazione ed i suoi limiti e vantaggi, che sfrutta come materiale di partenza i meristemi, ovvero gli ammassi di cellule apicali che permettono l’accrescimento di fusti e radici. Al momento che la pianta viene infestata dal virus o viroide si diffonde nell’intera pianta ad eccezione del meristema. Infatti il meristema è un tessuto vegetale in cui le cellule hanno la capacità di crescita continua. Ad ogni processo di mitosi, le nuove cellule meristematiche sono molto piccole e prive di vacuoli; con la maturazione assumeranno forme e strutture in relazione alla specifica funzione. Posso essere paragonate alle nostre cellule staminali, cellule perenni giovani. I meristemi sono localizzati in più parti della pianta, quelli apicali all’estremità del fusto a livello dei nodi nelle gemme ascellari, mentre quelli distali si ritrovano nelle radici laterali.

 

Per questo motivo vengono sfruttati i meristemi apicali, basandosi sul presupposto che le cellule che sono piccole e in rapida divisione, saranno quindi meno colonizzate da virus e viroidi. Il metodo della coltura dei meristemi sfrutta l’assenza di virus nell’apice vegetativo prelevando un apice vegetativo di una pianta virosata ed allevarlo in coltura artificiale da cui si otterrà l’intera pianta risanata.

 

 

Inizialmente vengono selezionate le piante con maggior vigore, rimossi i meristemi, lavati con l’acqua e sterilizzati con una soluzione di sodio ipoclorito al 6% per 5 minuti ed infine risciacquati con acqua distillata sterile. Per l’isolamento occorre utilizzare a pinze, bisturi e microscopio ottico per separare i meristemi apicali dai germogli (rami, diramazioni) laterali date le piccolissime dimensioni 0.1-0.2 mm. (Urszula Skomra, et Al. Improvement of Polish hop cultivars by elimination of viruses and Hop latent viroid using in vitro cultures). La crescita dei meristemi avviene in culture in vitro, posti in una camera di crescita in condizioni controllate di temperatura (24°C) ed illuminazione per un periodo costante di 16 ore.

 

Dopo cinque settimane è possibile riscontrare quali sono i meristemi superstiti che potranno essere trasferiti, dopo 14 giorni, in impianti di micropropagazione e radicazione ricoperti da cappucci di plastica, atti a garantire il processo di climatizzazione.

Raggiunta una lunghezza sufficiente del gambo (radice) di circa 15 mm, dopo due settimane circa, le piante che hanno sviluppato le radici delle piante sono nuovamente piantate in vasi (8x8cm) con terreno e trasportate nelle serre. I terreni di coltura sono ricchi di vitamine, minerali ed ormoni, necessari per la crescita e la sopravvivenza.

 

 

Solo dopo 6/ 8 settimane (dipende dalle condizioni di crescita) le piante potranno essere impiantate (interrate) in campi.sia al momento dell’isolamento che dopo tre mesi dalla rigenerazione in terreni di coltura, devono essere effettuati i test di diagnosi per la presenza dei virus. Le metodiche utilizzate sono il test ELISA per i virus e RT-PCR per i viroidi. Solo le piante con test negativo saranno ulteriormente sfruttate per la propagazione nelle serre.

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Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!