10 Novembre 2015

Quando a vincere è il buonsenso: la conclusione del contenzioso Heineken – Birrificio Lara

Quando a vincere è il buonsenso: la conclusione del contenzioso Heineken – Birrificio Lara

Condividi, stampa o traduci: X

 

Qualche tempo fa, se ben ricordate, ci eravamo trovati di fronte ad un’azione parecchio discutibile da parte di Heineken, che aveva accusato il birrificio artigianale sardo Lara di aver utilizzato in modo inappropriato il nome “Moretta” per una delle sue birre, ritenendolo troppo simile alla Birra Moretti, di cui il colosso olandese è proprietario. Ne avevamo accennato anche in questo articolo di qualche mese fa, citandolo come esempio dei rapporti spesso non molto idilliaci tra le grandi fabbriche di birra e i (micro)birrifici artigianali.
Finalmente, la questione sembra essere giunta ad una conclusione. E, per una volta tanto, ad averla vinta è stato il buonsenso, e il Birrificio Lara può tirare un bel sospiro di sollievo.
Qualche giorno fa, memori del nostro precedente articolo, ci è arrivata infatti in redazione questa comunicazione da parte di Carlo Murgia, a breve Amministratore del Birrificio, che ci ha aggiornati riguardo l’intera faccenda: “Birra Lara è felice di poter comunicare che oggi si chiude il problema legato alla commercializzazione di uno dei suoi prodotti, registrando la “vittoria” contro il colosso mondiale della birra Heineken”.
Come registrato dalle cronache del mese di Giugno 2015, il gigante mondiale della birra Heineken, intimava al piccolo birrificio di Tertenia di cessare l’utilizzo di uno dei marchi della società sarda.
L’oggetto della questione risiede nel utilizzo del nome “Moretta”, appartenente ad una delle quattro birre della linea “Le quattro sorelle” e simile al famoso brand “Birra Moretti”.

.

.

Francesca Lara e Gianni Piroddi, proprietari del birrificio sardo: “Siamo contenti e soddisfatti dal gesto di apertura e lungimiranza che ci viene comunicato dai dirigenti di Heineken. Eravamo fiduciosi che una volta approfondita la questione tutto decadesse, e che non potesse che emergere come di fatto il nome scelto per la nostra birra, nasca per rispecchiare una delle caratteristiche fisiche di una delle quattro sorelle Lara a cui è dedicata questa linea prodotti. Al contempo è con orgoglio che in questa situazione ci troviamo protagonisti inattesi di una piccola ma grande “vittoria”, che oltre che con tutti i nostri affezionati consumatori, vogliamo condividere anche con quei piccoli e medi imprenditori sardi che come noi si impegnano duramente ogni giorno con l’ambizione di far crescere il nostro meraviglioso territorio. Nella nostra isola esiste un mondo di imprenditori che vanno avanti nel creare prodotti di eccellenza, che lottano ogni giorno con le difficoltà via via crescenti di un mercato globale, che spesso invece promuove la standardizzazione delle merci. Ci rivolgiamo a tutti loro con la “vittoria” di oggi, incitando ad andare avanti con la testardaggine tipica della nostra cultura, ricordando che ogni tanto anche la “Fortuna” viene in vacanza in Sardegna.”

.

.

Che dire? Non possiamo fare altro che essere felici per questa conclusione senza vittime e senza “spargimenti pecuniari” da parte del contendente più debole di questa diatriba.
Heineken ha senz’altro preso la decisione più saggia nel chiudere in questo modo il contenzioso; ci piace pensare che abbia messo da parte le mere questioni economiche, e che abbia riflettuto sulla passione e la dedizione che aiutano il Birrificio Lara (e tutti i birrifici artigianali in generale) a creare i loro prodotti e dare loro un posto meritato all’interno del mercato.
Ed è questo che auspichiamo anche per il futuro: speriamo che questo cambiamento di posizione da parte di un grande colosso della birra sia solo il primo passo verso una chiara e definitiva distensione dei rapporti tra le grandi fabbriche e le piccole realtà birrarie.
Ed un clima di collaborazione e serena convivenza non può far altro che giovare a tutti.
Complimenti ad Heineken per il bel gesto, e avanti tutta! al Birrificio Lara, più forti di prima!

 

Condividi, stampa o traduci: X

Alessia Baruffaldi
Info autore

Alessia Baruffaldi

“Ero una quasi astemia qualsiasi, fino a quando, alla “tenera” età di 23 anni, ho fatto conoscenza con una giraffa di Augustiner Oktoberfest…”

Nasce così la mia passione per la birra, più o meno 7 anni fa. E da allora non si è più fermata.
Solitamente, le donne si emozionano e si entusiasmano di fronte ad un negozio di vestiti, di scarpe, di profumi… Io mi entusiasmo davanti ad una libreria, a qualsiasi cosa che raffiguri dei gufi o la Scozia… e davanti ad uno scaffale pieno di bottiglie di birra!
E’ più forte di me, appena entro in un supermercato, vado subito in direzione del reparto birre, che solitamente viene sempre diviso dal reparto “vini&liquori”, e proclamo il mio insindacabile giudizio: in questo supermercato vale la pena che io ritorni?
Comincio a passare in rassegna ogni cambio di colore delle etichette, ed esploro, esploro, esploro.
A volte con piacevolissime sorprese e scoperte di nicchia, e quando poi esco dalla cassa con 4-5 bottiglie mi sento soddisfatta e felice come una bimba che ha svaligiato un reparto di caramelle, o una fashion-addicted che ha trovato un paio di Louboutin al 90% di sconto.
Stessa sorte tocca ai locali che frequento: come decido se vale la pena ritornarci? Semplice! Do un’occhiata al listino delle birre che propongono alla spina o in bottiglia e, se possibile, faccio una perquisizione visiva diretta del frigo. Se tengono solo birre da supermercato, prendo un’acqua frizzante, e mentalmente pongo un bollino sulla porta dello sventurato pub con scritto “MAI PIU’”.
E’ decisamente snob come cosa, lo so, ma è più forte di me.
Ormai tra i miei amici sono considerata LA “birramaniaca” (anche se c’è chi beve molto più di me!). Vedono la passione che ci metto nel provare gusti nuovi, nell’informarmi sui vari birrifici, nel collezionare le bottiglie delle birre che ho assaggiato (al momento sono circa a 280, ma sarebbero molte di più se ogni volta che vado in un pub poi avessi il coraggio di chiedere di portarmi via il vuoto a perdere, ma non è molto carino girare fuori da un pub con una bottiglia di birra vuota in mano senza sembrare un’ubriacona!), leggo, sperimento, cerco di partecipare al maggior numero di fiere birrarie che la distanza (e ahimè,il mio portafogli) mi permettono…

Insomma, coltivo più che posso questa mia passione, forse un po’ insolita per una ragazza, ma che ci posso fare se mi trovo più a mio agio tra gli scaffali di un beer shop, piuttosto che in un negozio di vestiti?
Per questo ho aperto da qualche mese un mio blog sul fantastico mondo della birra artigianale (avventurebirrofile.altervista.org), supportato dalla pagina Facebook de Le avventure birrofile della Ale.