Numero 33/2022

16 Agosto 2022

Lievito o lieviti?

Lievito o lieviti?

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Quello dei lieviti è un mondo immenso e sconfinato con decine di famiglie e  centinaia di specie, i loro comportamenti sono tutti più o meno simili, ma  agiscono sempre in condizioni diverse. Queste condizioni possono essere dettate  da: temperature, nutrienti presenti nel mosto, pH dell’acqua e agenti  microbiologici che potrebbero andare a contrastare lo sviluppo degli stessi.
I lieviti sono un gruppo di microrganismi unicellulari che appartengono alla  divisione fungina Ascomycota e Fungi imperfecti. I lieviti sono noti agli uomini  da migliaia di anni e sono stati utilizzati nei processi fermentativi quali la  produzione di bevande alcoliche e lievitazione del pane.

 

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L’uso dei lieviti  selezionati è iniziato alla fine del XIX° secolo dopo la loro identificazione e  isolamento da parte del microbiologo francese Pasteur. Oggi, le conoscenze  scientifiche e la tecnologia consentono isolamento, coltura e produzione  industriale di ceppi di lievito con proprietà specifiche per soddisfare le esigenze  dell’industria e della fermentazione di bevande quali birra, vino, sidro e distillati.  I lieviti alimentari sono anche usati come fonti di proteine, enzimi e vitamine ad  elevato valore nutrizionale, con applicazioni nel settore della salute alimentare  come integratori di nutrienti, come additivi alimentari, condizionatori e agenti  aromatizzanti, per la produzione di terreni microbiologici, così come per i  mangimi per il bestiame.
In molti casi nella stessa famiglia di lieviti ci sono tipologie totalmente diverse  una dall’altra, queste possono portare nella birra sentori e sapori spesso dissimili.
Queste disuguaglianze si possono già notare dai laboratori di provenienza e dai  luoghi geografici dove questi vengono fatti crescere.

 

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Ma come si riconoscono? Per iniziare esistono 2 famiglie principali: i lieviti ad alta e a bassa fermentazione. Questi  agiscono a temperature differenti e portano risultati ovviamente diversi, i lieviti  a bassa fermentazione non comportano sentori particolari nelle birre nelle quali  sono aggiunti, rimangono con un sapore neutro e non creano odori distinguibili.

Mentre i lieviti ad alta variano molto gli odori ed i sapori che rilasciano nelle  birre, con minime variazioni di calore in fermentazione una birra può passare,  ad esempio, dal profumare di frutta gialla ad avere sentore di spezie. Sono molto  delicati ma più facili da utilizzare rispetto ai loro simili “lager”.

Tutti  i lieviti, condividono una particolarità, ossia la modalità di “riproduzione”. Questa viene detta  gemmazione che consiste nella creazione di un’altra membrana cellulare con  conseguente mitosi, dopodichè la cellula figlia si stacca dalla cellula madre per  iniziare a riprodursi a sua volta, in alcuni casi questa può rimanere adiacente alla  cellula madre ma agire separatamente. Tecnicamente questa riproduzione è una sorta di clonazione, perché cellula figlia e cellula madre sono geneticamente identiche.  Anche se i cicli di moltiplicazione potrebbero  essere infiniti sulla stessa cellula, ogni gemmazione provoca delle cicatrici  impermeabili che alla lunga porteranno ad un autolisi della cellula.
Come si vede in queste immagini le cellule hanno delle “cicatrici” che vanno a  coprire parte della superficie, una cellula più è vecchia e più cicatrici avrà sulla  superficie.

 

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Descritta la modalità di vita della singola cellula, è interessante soffermarsi su come si  sviluppano in massa. Questo sviluppo è suddiviso in fasi dette:

  • LAG: qui le cellule si dovranno adattare al nuovo ambiente e inizieranno le  attività enzimatiche
  • LOG: in questa fase ci sarà una forte crescita cellulare, viene detta fase  logaritmica
  • Fase Stazionaria: nessuna crescita, formazione di sostanze di scarto e perdita  sostanze nutritive
  • Fase di Morte: le sostanze nutrienti sono quasi esaurite e gli scarti si accumulano

 

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Nella fermentazione di ogni birra, essendo un ciclo chiuso, le dinamiche di popolazione seguono proprio questo andamento, crescendo da un numero limitato di cellule, fino ad una sorta di vera e propria apocalisse, quando lo zucchero è terminato e la trasformazione in alcol completata.

Dinamiche molto complesse, ma che ogni birraio professionista od hobbysta deve conoscere dettagliatamente per poter guidare al meglio la propria produzione di birra.

 

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!