Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 09/2018

1 marzo 2018

Dreher Trieste: la nascita di un mito – Parte Prima

Dreher Trieste: la nascita di un mito – Parte Prima

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C’era una volta.

Tutte le grandi storie iniziano pressapoco così.

Quella che vi sto per raccontare non farà di certo eccezione: essa è infatti una storia che lungo il suo altalenante sviluppo attraverso tre burrascosi secoli, ha tutti i requisiti per essere collocata tra le grandi storie di uomini dei nostri tempi.

Ma incominciamo con ordine: siamo nella prima metà del 1800 e più precisamente a Vienna.

I Dreher erano una famiglia di chiara matrice patriarcale, partiti dalla Svevia sul finire del settecento grazie ad un grosso flusso migratorio voluto dall’Imperatrice Maria Teresa il cui obiettivo era quello di colonizzare le aree danubiane nei pressi di Vienna, città già allora una dei maggiori centri urbani d’Europa, le cui zone periferiche erano però quasi completamente abbandonate.

Vienna era una vera e propria metropoli del tempo che poteva vantare una popolazione di molto superiore alle duecentomila persone.

Fra i migliaia di coloni che risposero all’appello della sovrana vi era un giovane cameriere di una sperduta birreria situata a Ueberlingen, piccolo centro sul lago di Costanza, di nome Franz Anton Dreher.

 

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Il giovane Anton era un tipo molto intraprendente e pieno di voglia di fare, una di quelle persone che, posto un obiettivo, era in grado di lavorare duramente fino al completo raggiungimento. Un uomo tutto d’un pezzo che, arrivato nella grande città, faticò non poco per trovare uno spazio per ricominciare la propria vita daccapo.

Fu così che in pochissimi anni il capostipite di una delle famiglie brassicole più importanti del vecchio continente, riuscì a mettere in piedi un birreria propria capace di riscuotere fin da subito un grosso successo.

In realtà Anton non dovette costruire una fabbrica ex novo ma, grazie alla corposa dote della moglie, riuscì a prendere in affitto “per 300 fiorini all’anno più 40 emeri (corrispondenti a 23 ettolitri) di birra” una Bierhalle accostata ad una modesta fabbrica che esisteva in città già dal cinquecento.

Questa caparbia volontà, unita ad una certa abilità con la bassa fermentazione, fu l’inizio di una delle maggiori fortune industriali dell’Austria ante guerra.

Il prodotto che ne risultò fu apprezzato quasi immediatamente, merito di una birra fresca, digeribile e gradevole, che conquistò  i sudditi di sua maestà imperiale.

Nel 1806 il lavoro certosino del capostipite della famiglia Dreher fu premiato in pompa magna: Anton ricevette infatti il prestigioso appellativo di decano dei mastri birrai viennesi, nonché “Nestore di tutte le fabbriche di birra della imperialregia città capitale e residenziale di Vienna”.

Fu però con l’arrivo del figlio del fondatore, anch’esso di nome Anton Dreher, succeduto al padre morto dopo ottatacinque anni di frenetica ed operosa vita, che la piccola fabbrica di birra fece un ulteriore passo in avanti. Il motivo di questo successo fu, con molta probabilità, dovuto al fatto che il buon Anton seppe sfruttare al meglio le possibilità che la capitale gli offriva, e nello specifico un’acqua di ottima qualità, perfetta per la tipologia dei malti che aveva a disposizione, tanto da dare il là ad uno stile che da quel momento in poi sarà ricordato come il “Vienna Lager”, birra ad alta fermentazione di qualità eccellente adatta ad ogni tipo di palato, anche il più esigente.

La birra prodotta piaceva proprio a tutti; nel 1858 a coronamento del successo ottenuto, la Lager proveniente dal piccolo stabilimento viennese vinse la medaglia d’oro alla fiera della birra di Vienna.

Il nome di Dreher iniziò a circolare in tutto l’impero tanto che, perfino l’Imperatore Francesco Giuseppe I visitò il birrificio spinto dal grosso consenso popolare conferendo ad Anton, a riconoscimento del grande lavoro svolto da lui e dal padre, la croce dei cavalieri dell’ordine di Francesco Giuseppe.

 

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In un susseguirsi di successi difficili da immaginare solo poche decine di anni prima, la fama del birrificio sorto quasi per magia ad opera di un modesto cameriere raggiunse uno dei premi più ambiti conquistando nel 1867 la medaglia d’oro in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi. Fu un trionfo di portata internazionale che diede un enorme slancio alle mire commerciali del gruppo austriaco diventato il più potente gruppo birraio d’Austria.

Da questo punto in poi il nome della famiglia Dreher si legherà saldamente a quello della città di Trieste.

Ma come accadde?

Facciamo un piccolo passo indietro e spostiamo il nostro sguardo più a sud, verso il mare Adriatico.

Trieste: centomila abitanti agli inizi dell’ottocento, terza città dell’impero, economicamente inferiore solo alla capitale grazie ad un porto franco, voluto da Carlo VI e dalla lungimirante politica di Maria Teresa, in cui operavano migliaia di persone delle più svariate nazionalità e provenienze.

Trieste era un via vai continuo di gente, di idee e passioni, di professionalità e, sopratutto, di grossi capitali. In questo substrato così ricco e frizzante anche la più piccola idea, se ben congegnata, poteva trovare spazio e avere una chance di successo.

Fu così che per la volontà di un gruppo di facoltosi ed illuminati uomini d’affari, furono cementate le basi per quella che sarà la prima fabbrica di birra della città.

L’idea primigenia fu di un forestiero, un tale Carl Voelckner, giunto da Praga pieno di buoni propositi ma senza un quattrino, deciso a gettare il seme della schiumosa bevanda nella ricca città marittima.

Il buon Voelckner fece un lavoro davvero mirabile visto che, in pochissimo tempo, riuscì nella non facile impresa di convincere il gotha economico della città a finanziare la sua idea. Nacque così il comitato che porterà alla nascita della “Prima Società per la fabbrica di birra”, sodalizio che contava dell’appoggio delle più influenti figure della città.

Al praghese si unì fin da subito il concittadino Franz Ringhoffer, industriale e filantropo, produttore di macchinari per birrifici, che fornì la tecnologia necessaria per la prima entità industriale triestina.

Dopo poco si aggregarono nell’ordine: il Cavaliere Franz Gossleth, un ebanista ungherese molto affermato tanto da esser coinvolto dall’Arciduca Massimiliano nella costruzione di quel gioiello architettonico che è il castello di Miramare, il Cavaliere Elio de Morpurgo, uno dei più illuminati direttori del Lloyd austriaco (poi ribattezzato triestino), la filiale viennese della potentissima Banca Rotshild, Michele Sartorio in rappresentanza di quelle che da lì a poco diverranno le Assicurazioni Generali e la Riunione Adriatica di Sicurtà, il barone Erman de Lutteroth anch’esso tra i fondatori della R.A.S., l’armatore Ignazio Bauer, il latifondista viennese Frederich Friedland e il barone Pasquale Revoltella, una delle figure più importanti dello scenario socio economico del tempo.

Fu con questi emeriti gentiluomini e un capitale iniziale di 700.000 fiorini (cifra enorme che comunque non si rivelò sufficiente), 120.000 dei quali impiegati solo per l’acquisto del terreno sui cui sarebbe sorta la fabbrica, che il 10 luglio 1865 presso il “Notaio di Borsa” Ferdinando Batteghel, nacque quello che sarà il nucleo d’avanguardia della Dreher di Trieste.

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Daniele Peluso
Info autore

Daniele Peluso

Nato a Trieste quarant’anni fa, sono un fermo sostenitore del Metal Estremo, un amante della Birra a cui mi sono avvicinato fin da ragazzo grazie a corpose bevute, e un fervente amante dell’arte fotografica che svolgo con ogni tipo di attrezzatura, dal digitale all’istantanea passando per la stenoscopia.