Numero 22/2021

2 Giugno 2021

La birra a corte di Lorenzo il Magnifico!

La birra a corte di Lorenzo il Magnifico!

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Lorenzo di Piero de’ Medici, detto Lorenzo il Magnifico è stato uno dei Signori della famiglia medicea che più ha segnato la storia di Firenze del XV secolo. Oltre ad un grande politico, è stato anche uno scrittore, mecenate, poeta e umanista, nonché uno dei più significativi uomini politici del Rinascimento, sia per aver incarnato l’ideale del principe umanista, sia per l’oculatissima gestione del potere. Divenuto negli anni ’80 del Quattrocento l’ago della bilancia della politica italiana, trattato come un sovrano dai monarchi stranieri, Lorenzo legò il suo nome al periodo di massimo splendore del Rinascimento fiorentino, circondandosi di intellettuali, tra cui Poliziano, Ficino, Pico della Mirandola, e di artisti quali Botticelli e il giovane Michelangelo.

 

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Tra i personaggi della corte medicea, forse meno conosciuto ai più, ma di certo molto importante, vi fu Luigi Pulci (Firenze 1432 – Padova 1484), che è degno delle nostre attenzioni  per aver tessuto le lodi della birra come accompagnamento ideale ai pasti. Proprio grazie a Luigi Pulci,  infatti, la birra giunse alla corte di Lorenzo il Magnifico.

Questo singolare personaggio, oltre ad essere poeta fu anche un raffinato maestro culinario e grande estimatore di vini e di  bevande, tanto da essere considerato il padre dei moderni sommelier. Gran mangiatore, gaudente e gran burlone, oltre che rallegrare le mense di Lorenzo, sovrintendeva alla distribuzione delle bevande, soprattutto vino, con sapienti abbinamenti gastronomici; mentre consigliava invece di bere birra con crescioni – specie di pastella lievitata e fritta – fra un pasto e l’altro per non perdere l’abitudine di mangiare.

 

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Nella sua opera più famosa, il poema in rime “Morgante Maggiore” (Cantare XVIII), Pulci presenta il gigante Margutte  che in modo quasi blasfemo enuncia la sua materialistica professione di fede nel cibo e nei banchetti annaffiati dalle sue bevande preferite, il vino e la birra, quest’ultima chiamata “cervogia”:

“Rispose allor Margutte: – A dirtel tosto,
io non credo più al nero ch’a l’azzurro
ma nel cappone o lesso o vuogli arrosto;
e credo alcuna volta anco nel burro,
nella cervogia , e quando io n’ho nel mosto,
e molto più nell’aspro che il mangurro;
ma sopra tutto nel buon vino ho fede ,
e credo che sia salvo chi gli crede”.

Luigi Pulci, un personaggio da rivalutare nella storia della birra italiana, a cui forse varrebbe la pena dedicare una birra!

 

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