Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 26/2017

29 giugno 2017

Testicoli di toro e di balena, batteri vaginali di top model, oro, lieviti da baffi, ostriche… gli ingredienti più stravaganti della birra!

Testicoli di toro e di balena, batteri vaginali di top model, oro, lieviti da baffi, ostriche… gli ingredienti più stravaganti della birra!


 

Gli appassionati ed i tecnici del mondo enologico, seppur abituati a riccorre alla possibilità d’uso di una amplissima gamma di additivi e coadiuvanti dalle origini più svariate, di certo vivono con il must de “Il vino si fa solo con l’uva”.

Regola la quale, di certo, non vale per le birre che, come è noto a tutti gli appassionati, trovano nella formulazione di ricette articolate e variegate un punto di forza per la differenziazione degli stili produttivi e del “marchio di fabbrica” di ciascun birrificio. Nel corso degli ultimi anni, in particolare, è proliferato il lancio sul mercato di alcuni prodotti realizzati con ingredienti quantomeno “strani”, che spesso trovano motivo d’uso prevalentemente in ragioni di marketing, piuttosto che in reali sperimentazioni per arricchire e caratterizzare le proprietà sensoriali della bavanda.

Infatti, alcune pratiche, che ad alcuni faranno comunque accapponare la pelle, sono ormai consolidate come tipiche dello stile: è questo il caso delle Oyster Stout, realizzate con l’aggiunta delle ostriche sgusciate durante il processo produttivo, immettendo alcuni molluschi direttamente nei tini di fermentazione o maturazione. Questo ingrediente è apprezzato in quanto dona alla birra un sentore leggermente salato, di mare, ritenuto capace di esaltare gli aromi dei malti di queste birre scure.

Nata come scherzo per il primo aprile orchestrato dalla Wynkoop Brewing Company, birrificio in Denver, la birra realizzata con i testicoli di toro è diventata una realtà dopo che il web aveva contribuito a trasformare la fake news in reale aspettativa da parte dei consumatori. In realtà, l’ingrediente è aggiunto in forma di testicoli di toro fritti, che sono un piatto tipico della cucina locale. La Rocky Mountain Oyster Stout, questo il nome con cui è disponibile in commercio tale birra, è descritta alla degustazione come leggermente viscosa, robusta e dall’aspetto marrone intenso con note di sciroppo di cioccolato e aroma di caffé.

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Sempre per rimanere in tema di “parti intime”, non si può evitare di citare la birra islandese realizzata con testicoli di balenottera comune affumicati: una trovata del birrificio Steðja, che peraltro era già balzato agli onori della cronaca per aver messo in commercio alcuni lotti di una birra contenente piccole quantità di farina di balena da servire durante la festa islandese di Þorrablót.

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Il birrificio Steðja, proprio per l’uso di questi ingredienti, è stato oggetto di numerose contestazioni da parte di associazioni ambientaliste che sostengono la difesa della fauna marina, considerando che il cetaceo è soggetto a tutela da parte di alcune nazioni.

Gli amanti del quinto quarto non potranno nemmeno sottrarsi dal degustare la Dock Street Walker, brassata dal birrificio Dock Street di Philadelphia, realizzata con cervello di capra affumicato! Alla degustazione, così segnala chi ha avuto modo di sorseggiarla, presenta note di mirtillo e una forte affumicatura sia al naso che in bocca.

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I Mangalitsa, invece, sono una razza di maiali dal pelo lungo, riccio e nero, dalle cui teste ed ossa affumicate la Right Brain Brewery,  ha realizzato una Porter premiata con la medaglia d’oro nella categoria sperimentale al The Great American Beer Festival 2011.
Decisamente più vegan la birra con alghe marine prodotta da Wiliams Bros Brew, denominata Kelpie, una Chocolate Ale prodotta con le alghe bladderwrack il cui sapore ricorda molto “la brezza del mare delle coste scozzesi”, come dicono i birrai stessi. Il birrificio texano Freetail, invece, ha pensato di usare la spirulina, un’alga marina dall’alto potere antiossidante, per produrre una birra ad alto valore nutraceutico e dal caratteristico color verdognolo.

Dedicata all’Italia – sempre che la dedica sia all’altezza delle aspettative-  la Pizza Beer di Mamma Mia: questa prevede l’aggiunta di una pizza Margherita con tanto di pomodoro, origano, basilico e aglio  nel tank di fermentazione del mosto.

Per gli amanti del lusso e dello sfarzo… per chi si sente nato con l’oro in bocca, ecco la birra ideale: prodotta dalla collaborazione tra Birrificio Naparbier e Mikkeler, la We Brew Gold è una  Imperial IPA realizzata con 2 malti (Pilsner e Monaco), 6 varietà di luppolo (Mosaic, Amarillo, Cascade, Centennial, Columbus e Simcoe) e oro 24 carati in sospensione. Una bottiglietta da 33 cl costa 15€!

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Dall’oro a un “materiale” un po’ meno nobile, ovvero la birra realizzata con i semi di caffé contenuto nelle feci dello zibetto. Questo piccolo animale, infatti è sfruttato per la produzione delle migliori bacche di caffé al mondo, i cui semi passano indenni attraverso l’apparato digerente e possono essere poi tostati ed usati come ingrediente della birra.  L’idea è del  Microbirrificio Brouwerij de Molen, che ha sede nei Paesi Bassi.

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Al The Green Man Pub, invece, è possibile avventurarsi nella degustazione di una birra arricchita con sperma di cervo ed è dedicata, secondo il publican Shannon Elvy, in maniera particolare a tutti gli avventori che vorranno celebrare l’addio al celibato. Questa birra, creata aggiungendo sperma di cervo “di ottima qualità” agli elementi base, è servita alla spina e, assicura il titolare, fornisce una piacevole sensazione di cremosità maggiore rispetto alla tradizionale schiuma delle altre birre del locale.

Passando, invece, agli ingredienti di origine umana ha fatto scalpore la Beard Beer, la cosidetta birra barbuta del birrificio “Rogue Ales” di Newport, negli Stati Uniti. È prodotta con peli della barba del mastro birraio John Maier, che sono stati quindi selezionati per uso birrario, ai fini della conduzione della fermentazione alcolica.

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Anche l’universo femminile non poteva esimersi dal contribuire a fornire un input alla evoluzione microbiologica della birra: così con i batteri estratti dalla vagina di una supermodella ceca, Alexandra Brendlova, attraverso un tampone ginecologico, il birrificio The Order of You ha portato in produzione la “Bottled Instinct”.

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Come non citare, infine, la  birra dallo stravangante – ma forse nemmeno troppo – abbinamento di sciroppo d’acero misto a bacon affumicato su legno di melo utilizzata per brassare la Bacon Maple Ale dal birrificio Voodoo Doughnuts ed imbottigliata in una bottiglia di colore rosa accesissimo. E la birra al cioccolato, burro d’arachidi e banana, prodotta dalla stessa brasseria.

Insomma, se siete dei veri appassionati di birra intrepidi e coraggiosi, preparate le vostre papille gustative ad assaggiare davvero di tutto!

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!