Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 38/2018

17 settembre 2018

Una doppio malto per favore!

Una doppio malto per favore!

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“Mi faccia una doppio malto per favore”?

Almeno una volta nella vita ognuno di noi al bancone del pub ha pronunciato questa frase.

Il “doppio malto” è un assunto tra i più fraintesi dai consumatori. Un equivoco italiano essendo i un termine introdotto dal legislatore nazionale quando, agli inizi degli anni Sessanta (la lagge che regolamenta il commercio è la 1354 del 1962 “Disciplina igienica della produzione e del commercio della birra”), fu decisa la catalogazione delle birre ai fini della loro tassazione adottando come criterio il contenuto di zuccheri presenti nel mosto prima della fermentazione, il Grado Plato.

 

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Un concetto portato avanti anche dalle successive modifiche alla legge, che ha le sue fondamenta sul grado alcolico che una birra è potenzialmente in grado di sviluppare al termine del processo produttivo: più alto è il Grado Plato, maggiore la tassa da pagare.

Queste le categorie sulla base del contributo zuccherino e quindi alcolico:

 

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Nell’immaginario collettivo le doppio malto sono birre “forti” dunque, sostenute a livello alcolico, complesse e strutturate, anche se la realtà ci insegna che possiamo ad esempio incontrare doppio malto dorate con soli 5 gradi alcolici, dove buona parte degli zuccheri sono finiti ad ingrassare il corpo della birra a discapito dell’alcol.

Nessun contributo raddoppiato tramite l’utilizzo  di malto o cose simili. Non c’e’ una stretta relazione diretta tra tale quantità e la gradazione alcolica. In altri paesi ci sono suddivisioni simili: in Belgio ad esempio, la suddivisione è in Cat. S, I, II, III, ma entra in bar e ordina “una Cat. III”.

 

 

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Un po’ come entrare in macelleria e domandare “mi dà due chili di carne?”. Beh, trattandosi appunto di macelleria la cosa è abbastanza probabile, qualche indicazione più precisa? Nessuno stupore insomma se un giorno, di fronte al fatidico quesito, ci si dovesse sentir rispondere “bene, ora che ha espresso il suo gradimento circa il grado alcolico, mi dice che tipo di birra preferisce?”. Altro che doppio malto.

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Giovanni Messineo
Info autore

Giovanni Messineo

Giuliano di adozione di origini siciliane (nato a Palermo nel 1972), dal 2009 vivo a Gorizia.

Perito elettrotecnico mancato ho un diploma informatico e prediligo tutto ciò che riguarda la tecnologia a supporto delle attività umane (senza però sostituirle).

Lavoro nel settore della siderurgia da anni occupandomi di Operation e formazione del personale italiano ed estero.

Sono appassionato della nostra bella lingua italiana e credo fermamente in una comunicazione che sia chiara, diretta e concisa per evitare dubbi e/o incomprensioni.

Mi piace affrontare nuove sfide cercando i miei limiti. Mi dedico con passione, sempre da autodidatta alla musica (suono l’armonica a bocca e la batteria), “fai da te” in generale. Incido il legno con il pirografo dedicandomi alla mtb, corsa e sport vari.

La passione per l’homebrewing nacque per caso nel 2012.

Al mio rientro da una lunga permanenza in Cina, mia sorella e mio cognato per il mio compleanno mi regalarono il primo KIT.

Dopo un paio di anni di pratica, esperimenti, assaggi, degustazioni, mi sono appassionato passando al metodo “E+G” in quanto permette di esprimere un pò di più la mia creatività di Mastro Birraio (da cui il nome MMB).

Da allora progetto, sperimento e realizzo una vasta gamma di prodotti per i quali creo in modo autonomo anche le relative etichette che hanno un filo conduttore con la birra e la sua storia.

Non ho mai smesso perchè lo trovo un passatempo che rilassa, mi diverte, mi soddisfa e riempie la casa di ottime fragranze.

Inoltre amici e parenti apprezzano. Le loro critiche mi danno modo di migliorare sempre.

Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma…(in birra)