Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 31/2017

1 agosto 2017

Quattro chiacchiere con Frank di brewingbad.com!

Quattro chiacchiere con Frank di brewingbad.com!


 

Oggi incontriamo Francesco Antonelli, più conosciuto come Frank di brewingbad.com. Appassionato di birra fin dagli anni Novanta grazie ai pub irlandesi di Roma, da questa passione ha iniziato a fare le sue prime birre in casa. Un hobby che non è rimasto tra le mura domestiche, ma le cui esperienze sono state condivise, grazie alla rete, con tantissimi altri homebrewers. Il blog di Frank attualmente è uno tra i più seguiti.

 

Frank, il nome Brewingbad come nasce?               

Il nome nasce per scherzo da un’idea del mio amico Simone, grazie al quale  nel 2013 mi sono avvicinato a questo hobby. Entrambi siamo stati appassionati della serie TV Breaking Bad, dove un fantastico Walter White produceva anfetamine in un camper aiutato dal suo allievo Jesse Pinkman. La prima volta che abbiamo messo in piedi tutta l’attrezzatura nella piccola cucina della casa in cui abitavo all’epoca, ci sembrava di essere i protagonisti della serie. Brewing Bad in inglese non vuol dire niente, ma in qualche modo richiama l’approccio del blog che è sempre stato dissacrante, provocatorio e poco convenzionale. Devo molto a Simone per aver trovato questo nome,  e anche al mio amico Nicola per aver disegnato il logo.

 

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Senza dubbio il tuo blog è molto seguito, hai in mente di fare qualcosa di nuovo oppure letue energie le dedichi solo ed esclusivamente ad esso?

L’aggiornamento continuo del blog richiede parecchio impegno e costanza, non mi rimane molto tempo libero a dire la verità. Del resto produrre birra in casa è un hobby, nella vita faccio tutt’altro. Di progetti ne ho in mente tanti, ma non so se vedranno mai luce. Devono crearsi le giuste condizioni al contorno, come è accaduto per la produzione delle due birre per il locale Jolly Roger di Fregene, la Umpa Lumpa (session ipa) e la Wallace (Scotch Ale), entrambe nate dalle mie ricette casalinghe. Insomma, idee ce ne sono, per trasformale in progetti ci vorrà del tempo, ammesso che sia possibile. Per ora mi diverto molto a produrre birra, scrivere sul blog e insegnare nei corsi di Fermento Birra.

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Da quanti anni è che hai la passione per la birra fatta in casa ?   

In realtà faccio birra in casa da pochi anni. Siamo partiti nel 2013 in due, poi siamo diventati quattro. Con il passare del tempo sono rimasto l’unico davvero appassionato alla produzione. Sono passati 4 anni e circa 60 cotte casalinghe, ma c’è in giro chi ha fatto molto più di me. Diciamo che sono stato prima appassionato di birra e poi di produzione. Tutt’ora, del resto, produco perché mi piace assaggiare e bere. Non sono uno di quelli che passa più tempo a costruire impianti piuttosto che a bere. Direi che rappresento l’esatto opposto.

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Tra le tante cotte che hai fatto, a parer tuo qual è quella riuscita meglio che ripetisempre?

La cotta meglio riuscita, a mio parere, è stata la mia prima e unica berliner weisse luppolata, la Trabant. Una  birra fresca, senza difetti che si lasciava bere veramente bene. Ma non l’ho più rifatta per via del processo di acidificazione che richiede un impegno maggiore rispetto alle classiche cotte standard. Una birra che ho rifatto diverse volte cercando sempre di migliorarla è invece la mia irish stout, la Roight!, a cui sono particolarmente affezionato. Amo le birre anglosassoni e soprattutto amo l’Irlanda, dove ho passato un bellissimo anno dopo la laurea come ricercatore al Trinity College.

Secondo te chi siavvicina per la prima volta a questo hobby potrebbe iniziare subito con metodo all grain, magari BIAB, oppure consigli di partire dai kit luppolati ?

Ti confesso che non ho mai prodotto birra da kit in vita mia. La prima cotta è stata un’odissea di 10 ore in all grain con fly sparge, figurati. Secondo me si possono provare un paio di kit soprattutto per far pratica con la sanitizzazione, ma in genere consiglio di partire direttamente in all grain, magari con il BIAB che è un metodo che richiede meno tempo e meno attrezzatura. La produzione di birra è un processo molto resiliente, se si curano bene la fermentazione e la sanitizzazione è difficile produrre birre cattive anche se non si ha esperienza. I kit luppolati non danno grandi soddisfazioni in termini di risultato, si rischia di stancarsi prima del previsto mollando tutto.

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Senza dubbio il tuo blog è una fonte molto utile d’informazione, ricordo di un post su un argomento molto controverso: la sanitizzazione. Tutti sanno che è un processo importantissimo, cosa ci dici al riguardo ? Qual è a parer tuo il metodo più efficace a livello casalingo ?         

Ho scritto diversi post sulla sanitizzazione perché ci tenevo a fare chiarezza. Quando scrivo i miei articoli sono il primo a imparare durante il processo di ricerca e di verifica delle varie fonti. Sulla sanitizzazione c’è molta confusione, dovuta spesso anche ai rivenditori che pubblicano sui loro siti di e-commerce  informazioni inesatte o obsolete.  Molti homebrewer poi tendono a emulare i birrifici che, non dimentichiamolo, pur producendo birre artigianali lavorano su volumi molto più grandi dei nostri e sono obbligati per legge ad adottare determinate pratiche per garantire la sicurezza  di chi lavora (guanti, stivali, occhiali protettivi). Si possono usare in casa gli stessi prodotti impiegati nei birrifici ma non bisogna farlo con leggerezza. E, soprattutto, spesso non è necessario. Io ormai mi trovo benissimo con candeggina, Starsan e ogni tanto una passata di Enzybras. Per il resto, sapone per piatti e olio di gomito e sostituire spesso rubinetti e tubi che sono poco costosi.

 

Maggiori informazioni: www.brewingbad.com

Luciano Galea
Info autore

Luciano Galea

Un Torinese vocato alla birra: sono un homebrewer che produce birre ad alta fermentazione. Nel mio piccolo sto facendo grandi passi avanti in questo mondo che mi piace sempre di più. Gestisco la mia pagina su Facebook chiamata Brasseria CIVICOquattro2 e con lo stesso nome ho creato un profilo Instagram. Collaboro con Giornale della Birra per condividere le mie esperienze e la mia passione, credendo fermamente che prima di scrivere di questa bevanda sia necessario studiare tanto, ascoltare le altrui esperienze e degustare con attenzione e moderazione!