Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 32/2017

12 agosto 2017

I Contrabbandieri di Birra: Capitolo 43

I Contrabbandieri di Birra: Capitolo 43


I cadaveri erano lì, riversi in pozze dense e rosse.

Il loro stesso sangue, che da subito fuoriusciva a fiotti dai loro corpi, ora si era ridotto ad un insignificante rivolino che, molto presto, avrebbe terminato di fluire ed avrebbe iniziato ad addensarsi e a raggrumarsi in prossimità degli squarci creati dalla lama di Giuseppe.

Anche gli spasmi dei due, reazioni inconsulte post-mortem, stavano terminando.

Il cervello dei cadaveri, ormai privato di sangue e di aria già da parecchi minuti, stava terminando le riserve cellulari; la morte stava giungendo per quasi tutte le cellule dei due corpi ormai esanimi.

A Pietro, che era chino su uno dei due, aveva sempre affascinato quel mondo di mezzo che stava tra la vita e la morte.

Non capiva come mai, visto da lui personalmente in occasione dell’estremo saluto presentato ai suoi nonni materni, le unghie ed i capelli, così come la barba ed i baffi, continuassero a crescere anche dopo la morte.

Strano fenomeno, in vero, di cui non riusciva, né da bambino, né in età adulta, a capacitarsi.

Eppure era così reale!

Come era reale il fatto che Giuseppe avesse nuovamente salvato la vita della sua famiglia…

Come era reale che, per farlo, aveva dovuto uccidere…

Di nuovo…

In modo brutale, efferato…

Giuseppe aveva fatto ciò che andava fatto, su questo nessuno dei presenti aveva dubbi in merito!

Men che meno i due uomini che il giovane, con il suo sprezzo del pericolo, aveva salvato.

E Giuseppe, dopo la rivelazione che gli era stata fatta, si era seduto nuovamente al tavolo.

Il modo pacato, quasi annoiato…

Come se nulla fosse successo.

Lui aveva ucciso due camice nere…

Si era tirato addosso, in men che non si dica, un plotone d’esecuzione, tutto per lui e per la sua famiglia!

“Che fortuna!” pensò Giuseppe, “ed io che ero così preoccupato di essere uscito di galera per andare a morire al fronte! Morirò direttamente qui, nella mia terra! Bravo, idiota che non sono altro!”

Mentre si auto commiserava, il giovane si versò un altro bicchiere di vino.

L’ennesimo.

Ma, in fondo, che cosa gli importava?

Entro sera sarebbe stato sicuramente arrestato e condotto al patibolo…

Oppure, come era consuetudine, senza neppure uno straccio di processo, sarebbe stato fucilato su pubblica piazza, magari a Fossano, per dare un esempio a tutti i dissidenti, a quei rivoluzionari che si facevano chiamare Partigiani!

«Ehi, ragazzo!» uno dei due ai quali aveva salvato la pelle lo aveva afferrato per le spalle e lo scuoteva intensamente.

«Ehi, ragazzo!»

«Che diavolo c’è?»

«Dobbiamo muoverci!»

«Cosa?»

«Gli spari avranno allertato i vostri vicini… i vostri vicini avranno chiamato i carabinieri! E quando i carabinieri vedranno questo macello, se noi saremo ancora qui, ci ammazzeranno come cani! Dobbiamo fuggire… tutti!»

«Fuggire?»

«Sì, coraggio! Riprenditi ORA e leviamo le tende!»

«Fuggire? Dove?»

«In un posto sicuro!»

«Non esistono posti sicuri… ci troveranno… e ci ammazzeranno… tanto vale aspettare qui!»

«Sono quasi due anni che fuggo e, come vedi, sono ancora vivo!»

«Grazie a me… e tu ora vuoi proteggerci? Come farai, se non sei neanche in grado di proteggerti da solo?»

«Non sei l’unico che ha aiutato noi ribelli! In molti ci appoggiano segretamente! E siamo inmolti a combattere! Ci farebbero comode quattro braccia robuste in più e delle mani abili a cucinare! La scelta è seguirci oppure crepare come dei cani. Decidete ora, perché non c’è più tempo!»

La madre, senza pensarci su, afferrò Pietro per le ascelle e lo tirò in piedi e poi, approcciandosi a Giuseppe, ancora visibilmente scosso, con la dolcezza che solo una madre può dimostrare, gli sussurrò:

«Figliolo, forza! Alzati! Dobbiamo andare… tu mi hai salvato la vita ed ora io la salvo a te… seguimi! Scapperemo… io non me ne vado senza di te… ed allora moriremo e ciò che hai fatto non sarà servito a nulla! Forza!»

«E se ci trovano?»

«Potrebbero anche non trovarci, no?»

«Sì, ma se ci trovano? A che cosa sarà servito?»

«A vivere, a vivere dei giorni, delle settimane, dei mesi in più! Questa guerra non durerà per sempre, fidati di me! Una volta finita, potremo tornare qui!»

«A casa?»

«”Casa” è dove c’è chi ti ama, non dove si dorme la notte! Andiamo!»

«Mamma, Giuseppe, Signori miei… non vorrei mettervi fretta, ma…»

«Cosa c’è Pietro?»

«Tutti i nostri vicini sono sugli usci delle loro case… tutti stanno guardando in questa dirzione…»

«Nessuno osa venire qui, giusto?»

«No, ma Giacomo, il figlioletto di undici anni della signora Pina… »

«Continua…»

«Sta risalendo la collina di corsa…»

«E questo cosa ci rapprsenta?» chiese uno dei partigiani.

«Che sta andando alla casa padronale del Conte, il vecchio proprietario di queste terre… lui ha un telefono…»

«Merda! Dobbiamo filarcela! Andiamo!»

Giuseppe fu alzato a forza, ancora inebetito.

«Giuseppe… io ho bisogno che tu sia forte, vigile e pronto… io non so difendermi da sola! Sii la mia forza, va bene?»

«Va… va bene!» rispose lui, lo sguardo di colpo non più vitreo e spento.

Il giovane, come per incanto, si ridestò da quel suo torpore e, mano nella mano con il suo genitore, attraversò l’uscio di casa per non farvi mai più ritorno.

 

Alessio Lilliu
Info autore

Alessio Lilliu

Sono nato a Cuneo, ridente capoluogo di provincia piemontese.
Ho sempre amato la Natura e, seguendo questo amore, ho frequentato l’Istituto Tecnico Agrario ed ho proseguito i miei studi conseguendo, nel 2012, la Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari a pieni voti.
Ho sempre adorato la cultura in ogni sua forma, ma ho sempre odiato gli stereotipi.
In particolare lo stereotipo che ho sempre rigettato è quello che riguarda la relazione tra “persone studiose” e “persone fisicamente poco attraenti”. Per ovviare a tale bruttissimo stereotipo all’età di 11 anni cominciai a praticare Judo e ad oggi sono cintura nera ed allenatore di questa disciplina marziale.

Dal 2010 gestisco un’attività commerciale, l’Edicola della Stazione Ferroviaria di Cuneo.
Ho ricoperto nel 2011 anche il ruolo di Vice-Responsabile della qualità all’ingresso in un macello del cuneese e, una volta terminato il mio percorso di studi, nel 2012 per l’appunto, ho deciso di rendere il settore alimentare parte ancor più integrante della mia vita. Creai la Kwattzero, azienda di cui sono socio e che si occupa di prodotti disidratati a freddo e di produzione di confetture ipocaloriche, ricavate tramite un processo brevettato di mia invenzione e di mia esclusiva proprietà. Obiettivo finale della ditta è quello di arrivare a produrre i propri prodotti con un consumo energetico pari a zero tramite l’installazione di fonti di energia rinnovabile, per esempio pannelli fotovoltaici.

Per quanto riguarda la mia passione per la scrittura, nacque in tenera età ed in particolare attorno ai sette anni, quando rubavo di nascosto la macchina da scrivere di mio padre, una vecchia Olivetti, per potermi sbizzarrire a sognare e fantasticare su terre lontane e fantastici eroi.

La mia passione per la scrittura venne ricompensata nel 2010 quando pubblicai il mio primo romanzo, “Le cronache dell’Ingaan”. La mia produzione letteraria prosegue a tutt’oggi con nuovi romanzi.

Dal 2012 sono Presidente di Tecno.Food, associazione che riunisce i Laureati e gli Studenti delle Scienze alimentari in seno all’Università degli Studi di Torino.

La nuova ed affascinante sfida che sto cominciando ad affrontare con enciclopediadellabirra.it mi permette di unire due mie grandi passioni: la scrittura e la birra!

Adoro sperimentare sempre nuove cose e nuovi gusti e questa è un’occasione davvero unica.