Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 39/2017

30 settembre 2017

I Contrabbandieri di Birra: Capitolo 50

I Contrabbandieri di Birra: Capitolo 50


 

L’accampamento non era un brulicare di attività, come invece si sarebbe potuto supporre di un presidio partigiano.

Era piuttosto una sonnecchiosa avanguardia di provincia che attendeva gli ordini che provenivano di tanto in tanto da Torino.

Le missioni dei partigiani a cui Giuseppe e Pietro si erano uniti, erano per lo più furti di armi e di vettovaglie provenienti da Torino e dirette a Cuneo e nelle valli di frontiera.

I partigiani erano riusciti, negli anni, ad infiltrare delle loro spie nelle caserme e nei centri di comando del regime nell’ex Capitale d’Italia.

Da quelle spie, infatti,provenivano le soffiate che permettevano al gruppo di attaccare i convogli, ben certi dell’entità del carico e della propria superiorità numerica.

Compiti facili, insomma, anche se non di poco conto!

Ma quella mattina, tutt’a un tratto, il caos iniziò a dilagare per l’accampamento.

Pietro venne svegliato di soprassalto e, con una pacca tutt’altro che delicata, riportò il fratello nel mondo reale.

«Ma che diavolo fai?»

«Non senti?»

Giuseppe aguzzò le orecchie e percepì la reale entità dell’affermazione di Pietro.

«Merda! Saranno i fasci? Hanno scoperto l’accampamento?»

Non seppe perché, ma nonostante il rancore che ancora provava per lei, al ragazzo venne subito in mente Beatrice:

cosa stava facendo?

Era forse in pericolo?

E se i fascisti l’avessero catturata, cosa le avrebbero fatto?

«Fratello,dobbiamo muoverci! Fucile in spalla ed usciamo da questa maledetta tenda!»

I due si precipitarono fuori e, con enorme sorpresa, videro che il caos era sì reale, ma non sembrava causato da un’incursione fascista!

Tutta la gente si stava dirigendo verso lo spiazzo centrale,in terra battuta, una specie di piazza d’armi, di centro del villaggio.

Da lì i capi del gruppo parlavano alla gente ed illustravano le missioni.

Ma l’aria che tirava non era quella delle grandi occasioni, quella in cui si illustrava un furto facile facile…

«Ehi, che succede?» chiese Pietro ad uno che correva verso la piazza.

«Ci sono novità!»

«Chissà cosa sarà,un altro convoglio pieno di munizioni?» rispose il ragazzo sarcasticamente.

«No,pare che ci sia qualcosa di diverso,di veramente grosso…»

I due fratelli si guardarono complici e si lanciarono anche loro di corsa.

Giunsero tra gli ultimi e non spintonarono per passare avanti.

Si assieparono semplicemente in fondo.

«Compagni… Fratelli…» esordì il partigiano sulla quarantina, quello che stava con Beatrice…

Giuseppe non si ricordava neppure il suo nome, o forse lo rigettava dagli anfratti della memoria…

Gelosia?

Poco male, lui era uno dei capi di quella marmaglia mal addestrata che si ostinava a chiamarsi “squadrone partigiano” e, come “ospite”, lui doveva obbedirgli.

Ascoltò, anche se non pienamente attento.

«Ci giungono notizie tragiche da Fossano!»

«Tragiche?» chiese qualcuno dalle prime file.

«Sì… eme ne rammarico…»

«Avanti,che cosa è successo?»

«Si, non tenerci sulle spine!»

«I fasci… i fasci hanno scoperto che Toni la “pera” è uno dei nostri!»

Lo sgomento fu generale.

Toni, Antonio detto la “pera”,inteso come”pietra in Piemontese”, era soprannominato così perché non brillava in intelligenza, tanto che, fin da bambino, tutti sostenevano che fosse, appunto, intelligente come una pietra.

Ma era un brav’uomo, in vero!

La natura, laddove lo aveva privato di un fine intelletto, gli aveva però donato un fisico statuario, che lui aveva sfruttato imparando a forgiare i metalli!

In guerra, quasi nessun mestiere era utile come quello del fabbro; i partigiani lo rispettavano per questo!

«Ora: quei porci hanno deciso che ammazzeranno tutta la sua famiglia a mezzogiorno, sul sagrato del duomo. Non possiamo permetterlo!»

«NO! NO!»

«In realtà… in realtà sappiamo che questa è una trappola per catturare Toni e, magari, qualcuno di noi!»

Brusii e sconcerto dilagarono.

«Per questo, vi chiedo… c’è qualche volontario per andare ad uccidere un po’ di fasci? Io sarò tra di voi, naturalmente! Sappiamo che è una trappola… se obbligassi qualcuno a seguirmi nelle fauci del leone… sarei uguale ai fasci che tanto odiamo… se nessuno verrà con me,andrò da solo,incontro a morte certa! Quindi,con il cuore in mano, ve lo richiedo: c’è qualche volontario?»

Giuseppe,nel suo cervello,egoisticamente penso: vai, vai da solo e fatti ammazzare! Così Beatrice sarà di nuovo mia!

Era innamorato, ora ne era più che mai conscio!

Sperava che nessuno desse la propria disponibilità,quando, senza rendersene conto, per motivi che neppure lui seppe spiegare, si trovò con la mano alzata a dire:

«IO! Vengo io a massacrare un po’di figli di scrofa!»

Alessio Lilliu
Info autore

Alessio Lilliu

Sono nato a Cuneo, ridente capoluogo di provincia piemontese.
Ho sempre amato la Natura e, seguendo questo amore, ho frequentato l’Istituto Tecnico Agrario ed ho proseguito i miei studi conseguendo, nel 2012, la Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari a pieni voti.
Ho sempre adorato la cultura in ogni sua forma, ma ho sempre odiato gli stereotipi.
In particolare lo stereotipo che ho sempre rigettato è quello che riguarda la relazione tra “persone studiose” e “persone fisicamente poco attraenti”. Per ovviare a tale bruttissimo stereotipo all’età di 11 anni cominciai a praticare Judo e ad oggi sono cintura nera ed allenatore di questa disciplina marziale.

Dal 2010 gestisco un’attività commerciale, l’Edicola della Stazione Ferroviaria di Cuneo.
Ho ricoperto nel 2011 anche il ruolo di Vice-Responsabile della qualità all’ingresso in un macello del cuneese e, una volta terminato il mio percorso di studi, nel 2012 per l’appunto, ho deciso di rendere il settore alimentare parte ancor più integrante della mia vita. Creai la Kwattzero, azienda di cui sono socio e che si occupa di prodotti disidratati a freddo e di produzione di confetture ipocaloriche, ricavate tramite un processo brevettato di mia invenzione e di mia esclusiva proprietà. Obiettivo finale della ditta è quello di arrivare a produrre i propri prodotti con un consumo energetico pari a zero tramite l’installazione di fonti di energia rinnovabile, per esempio pannelli fotovoltaici.

Per quanto riguarda la mia passione per la scrittura, nacque in tenera età ed in particolare attorno ai sette anni, quando rubavo di nascosto la macchina da scrivere di mio padre, una vecchia Olivetti, per potermi sbizzarrire a sognare e fantasticare su terre lontane e fantastici eroi.

La mia passione per la scrittura venne ricompensata nel 2010 quando pubblicai il mio primo romanzo, “Le cronache dell’Ingaan”. La mia produzione letteraria prosegue a tutt’oggi con nuovi romanzi.

Dal 2012 sono Presidente di Tecno.Food, associazione che riunisce i Laureati e gli Studenti delle Scienze alimentari in seno all’Università degli Studi di Torino.

La nuova ed affascinante sfida che sto cominciando ad affrontare con enciclopediadellabirra.it mi permette di unire due mie grandi passioni: la scrittura e la birra!

Adoro sperimentare sempre nuove cose e nuovi gusti e questa è un’occasione davvero unica.