Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 21/2018

23 maggio 2018

La Locanda della Birra: una piccola birreria padovana lungo la via del mare

La Locanda della Birra: una piccola birreria padovana lungo la via del mare

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Una gita domenicale lungo la via del mare che collega Padova e Vicenza con Chioggia e Sottomarina è stata l’occasione per una sosta di buone bevute presso una piccola e graziosa birreria, dal nome tanto tradizionale per l’italianità, quanto curato nell’accoglienza. A servire al bancone un giovane appassionato, Matteo Pellegrin, con il quale viene spontaneo soffermarsi a discutere di birra e della sua professione.
Il locale, davvero molto piccolo per essere un pub, è nato all’inizio dello scorso anno e punta ad essere un punto di riferimento per la cultura birra nella zona in cui ha sede, Civè di Correzzola.
La piacevole conversazione con Matteo, è stata l’occasione per dedicare una breve intervista a questo publican dalle lungimiranti prospettive.

 

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Matteo, raccontaci la tua esperienza personale: come è nato il progetto di avviare il locale?
Massimo, è stata una esperienza divertente. Avevo già un locale a Chioggia, ma un giorno un mio amico e collega, titolare di un bar nel piovese mi chiama e mi dice che c’è un locale chiuso da quasi un anno a causa dell’ultima gestione disastrosa e che secondo lui è un locale ideale per me. Non esito e la settimana successiva vado a vederlo. Non è il massimo, sembra una donna bellissima ma rimasta trascurata per anni. Mi piace però da subito, un vero colpo di fulmine e ci credo fortemente, nonostante nessuno ci avrebbe scommesso un euro. Ma sai bisogna essere a volte anche un po’ incoscienti e pazzi nella vita, così contro il parere di tutti decido quindi di prenderlo, rimetterlo in sesto, e riaprirlo come piccola birreria. E’ stato un vero successo, tanto che dopo poco ho chiuso il bar di Chioggia per dedicarmi completamente alla Locanda. Il 2017 è stato un anno ricco di soddisfazioni con numeri davvero importanti, e vogliamo che anche il 2018 lo sia, nonostante un inizio anno un po’ a rilento, vuoi per il meteo, vuoi per una situazione economica non delle migliori, vuoi per la tanta concorrenza (anche sleale) in giro. Ma sono fiducioso che qualità e professionalità paga sempre.

 

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Come è nata la tua passione per il tuo attuale lavoro? E quale il tuo percorso di crescita professionale?
La passione nasce dal connubio di altre due passioni: il bere bene e alcuni dei miei più cari amici/colleghi che mi hanno insegnato tanto.
Ricordo che appena presi la patente mi fiondai in un pub a poca distanza da casa mia, hamburger e Guinness in solitaria. Ero il più felice del mondo e volevo fortemente un giorno essere io dietro quel banco a consigliare e servire le migliori birre. Sicuramente poi, ogni volta che potevo, visitavo locali diversi, con innumerevoli esperienze anche all’estero. In Repubblica Ceca ho conosciuto nel lontano 2002 la birra che amo e ho sempre voluto fortemente nei miei locali, ovvero la Pilsner Urquell. Sicuramente dietro le birre ed i locali, ci sono in primo luogo le storie di uomini, quindi tutto quello che oggi ho costruito è anche merito di ciò che tanti miei amici/colleghi mi hanno trasmesso come esperienza. Tra gli altri, non posso non citare fratelli Bosello, che da decenni sono professionisti assoluti del settore e con cui ci scambiamo consigli quotidianamente, Zoppellaro titolare di uno dei bar più storici del piovese, e poi Roberto e Matteo con cui collaboro da anni e che sono rispettivamente il responsabile di zona del gruppo Peroni ed il mio fornitore di birre, esperti massimi nel mondo birra e beverage.

 

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Quali sono le birre “cavallo di battaglia” del tuo locale? E quali quelle che suscitano maggiore curiosità ed attenzione da parte del consumatore?
Le birre più apprezzate sono sicuramente la Pilsner Urquell, che non ha certo bisogno di presentazioni, ma stiamo vendendo alla grande nell’ultimo mese la nuova Nastro Azzurro Prime Brew, una bionda non filtrata, che al primo assaggio in Peroni a Padova mi ha sorpreso in maniera piacevolissima. Il “cognac delle birre”, poi, l’inglese Fuller’s Golden Pride, una rossa doppio malto ad alta gradazione (8.5%) riesce ad accontentare i palati più esigenti e nel dopo cena si vende tantissimo. Per il gentil sesso consiglio sempre una Blanche (St. Benoit) che serviamo con una fettina d’arancia ed è perfetta per il palato femminile… ed anche per i selfie!

 

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La gamma di referenze in bottiglia come è strutturata?
In bottiglia poco perché puntiamo molto a far lavorare le spine… in stagione arriviamo a consumare 40 fusti al mese, che non sono affatto pochi per un piccolo locale in una piccola frazione…

Quali sono le richieste più comuni e quali quelle più particolari dei tuoi avventori? Quali peculiarità contraddistinguono la visione della birra di un pubblico di provincia, rispetto a quello delle grandi città?
Le richieste più comuni e particolari che riceviamo ogni giorno non riguardano tanto la tipologia di birra, bensì come la spilliamo. Spilliamo le nostre birre con la cosiddetta spillatura in 3 colpi (alpino tedesca), che si rende necessaria per eliminare il gas in eccesso aggiunto per motivi di conservazione. Non ti dico le prime volte i clienti quanto erano stizziti per i tempi di attesa: “Ma allora quanti ci vuole?!” “Ma devo andare di là a bere?” Per non parlare poi della schiuma, che sappiamo quanto importante sia per la birra. Però la credenza comune, specie in piccoli paesini, è quella che la schiuma non sia birra e quindi li stai “fregando”. Delle lotte che non ti dico all’inizio (ride, ndr). Poi però tutti apprezzano e capiscono. Il lavoro è anche quello, di prendere il cliente per mano, farlo crescere e fargli capire la tua professionalità rispetto ad altri improvvisati.
Credo sia anche questa una peculiarità che contraddistingue la visione della birra di un pubblico di provincia, rispetto a quello delle grandi città. Oltre al fatto prezzi. Purtroppo in piccoli paesi, il cliente è abituato a birre commerciali in bottiglia, vendute ai prezzi che conosciamo. E’ chiaro che non puoi vendere prodotti da centinaia di euro a ettolitro ai prezzi di queste bottiglie, ed a volte si fatica a spiegare il perché. Ma ripeto, basta un po’ di pazienza e tanta cordialità e professionalità, e poi tutti apprezzano e capiscono che come nel vino, come in una buona cena, come in qualsiasi cosa, vale sempre la pena spendere un euro in più ma avere una qualità eccelsa ed il top della professionalità.

 

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Il tuo locale ha compiuto poco più di un anno di attività: quali prospettive e progetti ti poni per il futuro?
Per il futuro a breve termine ho tante idee, alcune delle quali sono fantastiche, anche se non posso svelarle tutte: la concorrenza copia…. Ma stiamo discutendo con le istituzioni di Correzzola di organizzare assieme a Pilsner Urquell, Peroni ed altri fornitori una settimana di musica e birra in uno spazio proprio di fronte alla Locanda per l’estate.
Al Venerdì sera nella nostra sala 2, abbiamo i giocatori di carte più forti della zona, che tra un birra e l’altra vengono a sfidarsi in qualche gioco tipico veneto. Stiamo organizzando un grande torneo dove 64 persone si sfideranno ed i vincitori si porteranno a casa casse di birra e premi che La Locanda regalerà.
A Luglio abbiamo già fissato una serata con una band importantissima che nel plateatico esterno farà sobbalzare animi e cuori con del sano Rock’N’Roll.
Ad Ottobre in Repubblica Ceca ci sarà il Pilsner Fest Plzeň, noi ci saremo e vogliamo regalare questa esperienza ad alcuni clienti. E poi siamo sempre sul pezzo per essere un passo avanti con prodotti e materiali. Non a caso, il nostro motto è: atterraggio lento! Perché siamo come un Airbus che decolla e prova andare più alto di tutti per poi atterrare lentamente all’aeroporto della Locanda! Ringrazio pubblicamente tutto il mio staff (Federico ha una pazienza immensa!) , tutti i miei fornitori di food e beverage (che sono veramente squisiti) ed i nostri clienti che sono i migliori dell’universo!

Maggiori informazioni alla pagina facebook: La Locanda della Birra.

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!