Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 52/2018

25 Dicembre 2018

Oro, incenso e… birra!

Oro, incenso e… birra!

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Tutti nella vita, in occasione delle Feste natalizie, hanno scherzato sull’assonanza tra birra e mirra. Ma se è assodato che i tre Re Magi non si sono messi in viaggio verso Betlemme con una cassa della migliore bevanda, un celebre artista italiano ha giocato su questa assonanza, intitolando addirittura un album musicale. Vi sovviene il nome del cantante?

Adelmo Fornaciari, meglio conosciuto con lo pseudonimo artistico di Zucchero.
“Oro incenso & birra” è il quinto album di inediti di Zucchero, pubblicato in Italia il 13 giugno 1989. Prodotto da Corrado Rustici, è stato per sette anni l’album italiano più venduto nel mondo, con oltre 8 milioni di copie vendute, tanto da essere presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia alla posizione numero 26.

 

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I giochi di parole caratterizzeranno da tale album in poi tutta la carriera del bluesman reggiano. La presenza di eccellenti musicisti, come il produttore Corrado Rustici, Jimmy Smith, Clarence Clemons ed Eric Clapton, contribuì al raggiungimento del genere rhythm and blues con contaminazioni gospel, ma anche di musica leggera, ricercato da Zucchero, tanto che l’album, a detta di buona parte della critica musicale, può essere considerato il punto più alto della sua attività musicale, ed uno delle più alte espressioni di questo genere in Europa, insieme al precedente Blue’s, con il quale è in continuità.  Lo stile sposa perfettamente lo stato d’animo dell’autore, in quel periodo soggetto ad una profonda crisi personale, mettendo in luce una “rabbia” che si avverte anche dai testi e dal timbro di voce del cantante. Ad esso si alterna la presenza di intense ballate. Le tematiche svariano dall’amore perduto, al sesso, passando per l’amicizia e le radici emiliane.
La maggior parte delle registrazioni sono state effettuate presso gli “Umbi Studios” di Modena, da Gordon Lyon e Maurizio Maggi.

 

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Le tracce, nove in tutto, sono ancora tra i brani più conosciuti e rappresentativi di Zucchero tanto da rendere Oro, incenso e birra un album cosiddetto di “all hits”. L’introduzione di Overdose (d’amore), alla realizzazione della quale ha collaborato Rufus Thomas, getta le basi per le atmosfere gospel di tutti i brani successivi. Da sottolineare, inoltre, il contributo del “pioniere” dell’organo Hammond Jimmy Smith. Nice (Nietzsche) che dice, pezzo rock veloce con aperture melodiche, è una critica sarcastica nei confronti della moglie Angela Figliè, la quale era solita citare il filosofo Friedrich Nietzsche durante i litigi prima dell’imminente separazione, e un elogio dei piaceri terreni, sesso in primis. Quest’ultimo aspetto è centrale anche nella canzone Il mare, citazione dal poeta Piero Ciampi. Con Madre dolcissima l’album piega verso toni meno accesi e atmosfere decisamente blues, in cui si avverte una sorta di preghiera indirizzata a Dio, ma anche alla madre del cantante. La successiva famosa Diavolo in me, il cui sermone di apertura è affidato ad Arthur Miles, ritorna tempestivamente agli aspetti più lussuriosi della vita e rappresenta uno spartiacque dell’intero album.

 

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I successivi quattro brani, infatti, presentano una ritmica meno incalzante. Iruben Me, in cui Zucchero esprime al massimo le proprie qualità vocali, contiene forse il più celebre assolo di Corrado Rustici alla chitarra. La canzone, partendo da atmosfere paludate e soffici, prosegue in un crescendo di tensione fino ad un picco finale in cui il turbamento interiore è ben rappresentato dai riferimenti alla natura. Il titolo fa riferimento al suono del nome di una ragazza danese che Zucchero ha incontrato durante un giorno di pioggia. Dopo la più leggera A Wonderful World, in cui suona Eric Clapton, si trova Diamante, celebre ballata del cantante emiliano, il cui testo fu affidato a Francesco De Gregori. La canzone è una dedica alla nonna di Zucchero, appunto Diamante, ed è imperniata sui colori e i sapori della campagna emiliana del Dopoguerra. L’album si chiude con Libera l’amore, il cui testo, quasi inesistente, lascia ampio spazio alla musica composta da Ennio Morricone.

Con questo aneddotico approfondimento musicale, la Redazione di Giornale della Birra augura a tutti i propri lettori i migliori auguri di serene Feste!

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