Numero 47/2017

24 Novembre 2017

1° Maggio 2013 – Massimo Moncini e la sua “Birra Nostrale”

1° Maggio 2013 – Massimo Moncini e la sua “Birra Nostrale”

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Nostrale è ciò che è caratteristico dei nostri luoghi, che ci regala la nostra terra, che cresce nei nostri campi.

Nostrale è il rispetto delle tradizioni, quello che ci guadagniamo col lavoro, ciò che ci spetta.

Nostrale è un vento del Quarto Stato che trasporta un amore “sereno, calmo e ragionato” come deve essere anche la lotta per ciò che è di qualità.

Nostrale è un po’ anche Massimo Moncini, fedele alla linea, con i suoi tempi, le sue idee e le sue birre.
Dove e quando è nata la tua passione per la birra artigianale e qual è stato il tuo percorso fino ad oggi?

Questa è una passione che nasce da molto lontano, per l’esattezza dal 1983 quando sono entrato per la prima volta da Principe, un locale vicino Montecatini, il cui proprietario girava col camper in estate per Germania, Belgio e Olanda. Grazie ai suoi racconti mi si è aperto un mondo nuovo. Poi per molti anni ho passato l’estate a Londra, girovagando per i piccoli pub molti dei quali producevano direttamente le loro birre e questo ha ulteriormente contribuito a formarmi. Ah, quante bitter mi son bevuto! Infine il primo kit e la conoscenza di Manuel del Mosaic.

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Una domanda che faccio sempre: che significato ha per te la parola Birra?

Birra per me ha molteplici significati: dalla bisboccia con gli amici alla degustazione. Oggi è soprattutto scoperta, nuove birre, nuovi modi di produzione, nuovi aromi, nuovi ingredienti. Bere una birra oggi è sicuramente un gran piacere. E’ un mondo in fermento e trovi sempre cose sorprendenti.
Di solito ogni birra ha una storia alle spalle, puoi raccontarcene una?

La birra che ha alle spalle la storia più divertente è sicuramente la Shout, perché è “colpa sua” se poi è iniziata la mia esperienza. Tutto nacque nel 2013, il primo maggio di quell’anno è nata la mia azienda agricola, ovviamente una data scelta non a caso. Poco tempo dopo tramite un’amica comune ho conosciuto Massimo Zamboni, co-leader e chitarrista dei CCCP e CSI, che stava registrando l’album assieme ad Angela Baraldi. Parlando con lui di quello che facevo mi disse che cercava prodotti dove poter usare il farro che produceva e che la birra poteva essere una buona idea. Fu così che dopo un paio di prove nel mio impiantino casalingo nacque la Shout. La decisione di produrla nacque sui gradoni di piazza San Francesco a Ravenna. Ancora oggi la Shout viene venduta da entrambi. Il suo farro è praticamente in ogni mia birra.

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Qual è fra le birre che produci quella di cui vai più fiero?

Le mie IPA e la Yra sono le birre di cui vado orgoglioso. Ovviamente un gradino sopra sta la Spara Jurij, la mia prima IPA realizzata con luppoli sloveni e australiani e dedicata alla canzone che più amo dei CCCP. La Yra poi è la prima barricata, dedicata al mio cane che ha vissuto con me 14 anni, la Yra appunto.
Hai delle passioni che hanno influenzato il tuo modo di vivere e operare nel mondo birrario? Certamente la musica ha influito molto, ma anche il gusto della scoperta, visitare e conoscere posti brassicoli in giro per l’Europa.

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Ci parli della tua collaborazione con Burla?

Quando decisi di cambiare le etichette delle mie prime birre volevo uno stile di strada, più consono alle mie idee. Cominciai a guardare ogni graffito sui muri delle strade. Un giorno ne vidi alcuni che mi piacquero subito. Fortunatamente erano firmati e quindi facendo una ricerca su internet trovai l’autore. Da quel momento, a parte la Spara Jurij, Burla ha fatto tutte le mie etichette e ha seguito tutta la grafica. Sono molto contento di collaborare con lui perché abbiamo molto in comune quindi c’è un’intesa perfetta.
Brassare in Italia è diventata anche una moda?

Secondo me “brassare per moda” significa farlo senza cuore. E’ produrre una birra senza un’anima ed è innegabile che alcuni lo fanno. A me piace pensare che chi vive questo mondo abbia un amore viscerale per questa bevanda. Io quando preparo una birra mi dico sempre che prima di tutto deve piacere a me perché se poi non la vendo almeno la finisco io.

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Come può un piccolo microbirrificio distinguersi dagli altri?

Accidenti che domandona… Secondo me la regola base è che devi essere autentico e non artefatto, altrimenti anche il prodotto finale ne risentirebbe. Io sono un nano, attualmente produco 250 ettolitri all’anno, pochi ma buoni.

 

Sour, Iga… in futuro pensi di sperimentare uno di questi due stili?   

Iga già fatta e quest’anno ci organizzeremo per poterne fare di più. La Birrella l’anno scorso è piaciuta molto. Viene realizzata col mosto di Albana dell’agriturismo “Il Farneto” che si trova sulle colline romagnole. La sour sicuramente sarà una parte importante del mio futuro, ma di questo ne parleremo dopo

 

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Parlando di festival in giro per l’Italia, ho notato che oggi quelli dedicati alla birra artigianale hanno subito un incremento. Quanto pensi siano importanti per il vostro mestiere?

I festival se ben organizzati son importanti perché servono a piccole realtà tipo la mia per farci conoscere. Ovviamente alcune volte son organizzati bene altre volte meno.
Nostrale è un Beerfirm. Segui la tua produzione in un’altro birrificio, consegni, partecipi alle manifestazioni… come riesci a contemplare tutti questi ruoli? Non si rischia di trascurarne qualcuno? Tecnicamente è vero e dimentichi che faccio anche il contadino. Come beerfirm mi limito ad un certo numero di cotte mensili. La gestione più difficile è la stesura e preparazione di una nuova ricetta. Bisogna mettere a punto ogni cosa. La gestione della distribuzione, data la mia produzione limitata, è abbastanza facile. Filippo poi mi dà una gran mano.

 

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Per intraprendere il tuo mestiere ci vuole tanto coraggio e non sottovalutare le paure. Come vivi questo binomio?

Facile, con incoscienza, nel senso che non guardo molto alla concorrenza che sta crescendo in quantità e qualità. Continuo cercando di fare sempre ogni birra al meglio. Quando qualcuno beve le mie birre spero possa provare piacere. Per questo cerco di promuoverle dove so che saranno servite bene, così chi le consuma le berrà esattamente come se le spillassi io.

 

Un tuo sogno? 

Eccoci alla domanda topica: cosa vuoi fare da grande? Ebbene… Udite! Udite! Da 5 mesi stiamo trattando col comune dove ho l’azienda agricola per cercare di realizzare il mio birrificio e la cantina per le barrique. Un altro sogno nel cassetto è quello di aprire un piccolo locale dove distribuire le mie birre. Chissà quale dei due riuscirò a realizzare per primo.

 

I don’t know what I want but I know how to get it “ (Anarchy in the U.K. – Sex Pistols)

Massimo non è Johnny Rotten, ha iniziato il suo cammino, sa cosa vuole e sa come ottenerlo.

E’ consapevole che camminerà nella “fiumana” delle persone che credono nel lavoro.

 

Maggiori informazioni: www.birranostrale.com

 

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Piero Garoia
Info autore

Piero Garoia

Sono nato nel lontano millenovecentosess… il secolo scorso, a Forlimpopoli, paese natale di Pellegrino Artusi padre della cucina italiana.
Appassionato di musica, cinema, grafica e amante della fotografia.
La passione per la Birra Artigianale nasce tra gli scaffali di una libreria sfogliando un piccolo manuale per fare la birra in casa.
I disastrosi tentativi di produrla mi hanno fatto capire che diventare homebrewer non era proprio la mia strada.
Ho scelto allora di gustare la birra con gli amici, tutti appassionati, “credenti” che artigianale sia significato di unicità e qualità.
Non sono un docente, nemmeno un esperto, ma ho un obiettivo, mantenere vivo un piccolo mondo romantico dove la cultura della birra sia sinonimo di valori, socializzazione e condivisione di esperienze.
Coltivo le mie conoscenze partecipando a eventi, degustazioni, incontri e collaboro con l’Unper100 un’associazione di homebrewer forlivesi.
Mi affascina il passato delle persone, ascoltare le loro storie e capire come vivono le loro passioni.
Gestisco anche un mio blog semiserio www.etilio.it e mi piace pensare che questo possa contribuire a “convertire” più persone possibili al pensiero che “artigianale è meglio”.
Ho ancora tanti sogni nel cassetto e altrettanta voglia di concretizzarli.
Far parte del “Giornale della Birra” cosa significa? Vuol dire avere l’opportunità di comunicare a molte più persone quello che penso e mi appassiona.