Numero 25/2020

15 Giugno 2020

Ibrida: la Birra di Quartiere creata con il pane invenduto delle panetterie locali di Milano!

Ibrida: la Birra di Quartiere creata con il pane invenduto delle panetterie locali di Milano!

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‘Ibrida vuole promuovere una visione proattiva e riflessiva per far fronte al problema dello spreco alimentare, condividendo i valori della circolarità e favorendo la produzione e il consumo locali’.

Ho scelto di iniziare il pezzo con questa frase che trovate sul sito di Birra Ibrida (www.ibridabirra.com) perchè a mio avviso tali parole confermano ancora una volta come ormai la birra artigianale non sia una semplice bevanda ma un qualcosa di più…un modo di vivere…e in questo caso i valori che Birra Ibrida rappresenta sono quelli dell’innovazione sociale ed economica del territorio, della lotta allo spreco alimentare, del consumo locale in un’ottica di aiuto e sostegno alle piccole panetterie locali di Milano.

Birra Ibrida nasce da un’idea di Francesca De Berardinis, Simone Piuri, Elisa Pirola e Akanksha Gupta. Francesca, intervistata dal Giornale della Birra, ci racconta come è nata Birra Ibrida, i progetti in corso e le prospettive di questa iniziativa che punta a sensibilizzare le persone sul tema della sostenibilità.

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Che cos’è Ibrida?

“Ibrida è una birra artigianale che ha un ingrediente speciale, ossia il pane che i panifici non sono riusciti a vendere. Il pane non ha un particolare secondo utilizzo, a differenza invece di quanto puo’ avvenire con la frutta e la verdura che possono avere una seconda vita. Infatti, in Italia il 19% di tutto lo spreco alimentare è rappresentato proprio dal pane”.

Come è nata l’idea di Ibrida?

“Siamo un team di quattro designer e abbiamo concluso il master in Product-Service System Design al Politecnico di Milano. Nel corso di un laboratorio imprenditoriale, abbiamo avuto l’opportunità di creare una startup coniugando una passione ed un valore sostenibile. Abbiamo scelto il consumo responsabile e ci siamo subito chiesti come avremmo potuto coinvolgere le persone in una nuova situazione di produzione sostenibile e abbiamo così pensato ad una birra al pane”. 

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Come avete concretizzato il progetto?

“Abbiamo iniziato ‘a casa’, appoggiandoci ad un home brewer e devo ammettere che all’inizio eravamo all’oscuro di tutto questo mondo della birra artigianale. Tutto è iniziato nel 2018, poi ad aprile 2019 abbiamo partecipato ad un bando avviato da Cariplo Factory e Fondazione Social Venture, nella sezione Food & Environment: siamo risultati tra i 10 progetti vincitori tra le 150 proposte arrivate dall’Italia. Questo ha rappresentato per noi un trampolino di lancio verso il mercato”. 

Quali sono stati i passi successivi?

“Dopo la vittoria del bando è stato fondamentale intraprendere un percorso di incubazione con Make a Cube, incubatore specializzato in imprese ad alto valore sociale. Concluso il percorso, abbiamo preso parte a una seconda fase di mentorship con Andrea Monti, program director di Hatch CoLab. Avremmo dovuto partecipare ad un investor day, che a causa del coronavirus è stato però rinviato. L’esperienza del Coronavirus, comunque, ci ha spinto a chiederci come avremmo potuto rendere più digitale il nostro progetto. Abbiamo lanciato il nostro sito web e ci siamo concentrati sulla parte di marketing. Siamo attivi su Facebook, Instagram, Linkedin e Vimeo e facciamo consegne a domicilio. Abbiamo partecipato a diversi eventi e interviste online e siamo stati inseriti nella sezione Responsabilità Sociale di Forbes Italia 30 under 30 nell’Edizione di Marzo. Senza fermarci con la produzione, abbiamo appena lanciato un’edizione limitata dalla nostra birra Ibrida con il panificio Davide Longoni”.

Quali saranno i vostri passi successivi?

“Ibrida possiamo definirla come una Birra di Quartiere. La prima edizione che abbiamo lanciato è stata infatti Ibrida x Bovisa, realizzata con il Birrificio La Ribalta. Adesso la nostra idea è di replicare questo modello in altri quartieri. Ci muoviamo secondo due linee di sviluppo: una scegliendo panetterie più piccole che hanno bisogno di supporto e visibilità e l’altra fatta di partner che sono allineati con i nostri valori, come appunto Davide Longoni. Il nostro modello funziona per royalties e facciamo leva sulle realtà esistenti. Al momento abbiamo stretto una partnership con il Birrificio La Ribalta. L’obiettivo, comunque, è di espanderci e muoverci verso altri quartieri, come Piola e Barona; in ogni caso come ho detto, ora stiamo preparando una nuova cotta di Ibrida x Chiaravalle per Davide Longoni. Siamo sempre disponibili per la consegna a domicilio e organizziamo anche diversi eventi, che ovviamente ora sono fermi a causa del Coronavirus. Abbiamo venduto Ibrida a vari clienti business, che sono il nostro target tipo, e anche a clienti B2C. Ad esempio, abbiamo venduto la birra alla clientela dell’acceleratore Plug and Play”.

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Quali sono attualmente le vostre birre?

“Fino ad oggi abbiamo realizzato una pale ale di 5,2% e una porter di 4,5% con il pane di Segale”.

 

Siete ancora ovviamente in fase di startup. Avete bisogno di capitali per crescere?

“Stavamo aspettando questo investor day di cui ho parlato prima per capire se ci sia qualche investitore interessato. Al momento ci siamo concentrati sui canali marketing, ma il prossimo step sarà quello di cercare capitali da spendere in diversi canali: packaging, logicistica, raccolta del pane….”.

 

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