Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 13/2018

30 marzo 2018

PassionBrewery: passione e amicizia, dietro bevute d’eccellenza

PassionBrewery: passione e amicizia, dietro bevute d’eccellenza

Tweet


Da pochi giorni, il capoluogo trentino si è arricchito di un nuovo riferimento brassicolo artigianale; è il birrificio PassionBrewery e siamo venuti a scoprirlo grazie alle parole di Marco, Marzio e Michele, i 3 soci fondatori.

 

.

.

 

Ragazzi, ci capita spesso di raccontare storie di giovani appassionati che, dopo anni rinchiusi in garage tra pentoloni improvvisati e fermentatori di plastica, concretizzano il loro sogno di aprire un birrificio. Alle spalle di PassionBrewery, però, c’è uno sviluppo un po’ più articolato…

Diciamo innanzitutto che, agli albori del nostro progetto, ci sono principalmente due cose: l’amicizia ultraventennale che ci lega e il libro “Birra. Le migliori 500” di Michael Jackson. Quest’ultimo, in particolare, è quello che, circa 10 anni fa, ha scatenato la mia [Ndr: di Marzio] curiosità per questo prodotto; da quel momento, in cascata, la stessa curiosità ha toccato tutti quanti, facendo diventare ordinaria amministrazione la ricerca costante di qualche novità da provare, specialmente durante i viaggi intrapresi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Dal punto di vista più prettamente produttivo, prima di gettare le basi di PassionBrewery, avevamo ovviamente sperimentato anche la produzione casalinga mediante i tradizionali kit con gli estratti ma, in realtà, è stato proprio il viaggio in America ad “illuminare” Marco sul suo futuro professionale, portandolo a manifestare con determinazione la sua volontà di diventare birraio professionista. Volontà che, a conti fatti, ha sancito l’inizio di quello che oggi è il nostro legame imprenditoriale; infatti, dopo aver individuato nel diploma in “Brewing Technologies”, organizzato dalla Brewlab di Sunderland in Inghilterra, complice un impegno economico oneroso fra costo del corso e permanenza in loco per la sua intera durata, Marco ci ha chiesto se desiderassimo investirvi insieme a lui, in vista di aprire un nostro birrificio a percorso didattico e formativo completato.Michele ed io abbiamo accettato questa proposta e lo abbiamo “spedito” in UK per studiare; una volta conseguito il diploma ed affiancati nelle attività di produzione, per un certo periodo, i birrai di diversi birrifici britannici, quali ad esempio Brewdog e Beavertown, Marco è quindi tornato in Italia – anche se, in realtà, siamo andati materialmente a riprenderlo noi, con un lunghissimo viaggio in macchina! – portando al seguito le sue produzioni personali, realizzate durante il percorso di studi, ed un piccolo impianto pilota per la sperimentazione e l’affinamento delle sue ricette. Il resto è storia più recente e ci porta, prima, a luglio 2016 – mese in cui ha inizio la ricerca del capannone adatto alla realizzazione del birrificio e della per noi imprescindibile annessa tap room – e, successivamente, a novembre 2016, mese in cui, dopo decine e decine di spazi visti e scartati, abbiamo firmato il contratto per la sede che, dopo molti mesi e numerosi lavori, è stata appena inaugurata.

 

La line-up iniziale di PassionBrewery prevede 5 birre di estrazione anglo-americana, con diverse produzioni in stili non propriamente convenzionali; accanto, infatti, ad una Session Ale e ad una American Pale Ale, troviamo le più particolari Mild Ale, New England Double IPA e Imperial Oatmeal Milk Stout. Marco, come nasce l’idea di queste prime birre e, letteralmente, “cosa bolle in pentola” per il futuro?

Queste prime 5 birre nascono innanzitutto da quella sorta di DNA produttivo che ho, inevitabilmente, sviluppato nel prolungato periodo di permanenza formativa in Gran Bretagna. A questo, poi, si aggiungono un paio di altri aspetti: in primis una grande passione ed un enorme rispetto verso l’estro e la maestria tecnica con cui vengono realizzate quelle produzioni craft degli ultimi anni che, a fronte di stili fuori dal comune e talvolta senza limiti, hanno saputo mantenere e garantire ottimi livelli di bevibilità, e, in secondo luogo, l’intenzione di trasmettere da subito il nostro imprinting, la nostra personalità, anche apparendo un po’ “voce fuori dal coro” rispetto a numerose altre stimabili realtà locali. Su quest’ultimo aspetto si basano anche i progetti in cantiere per le prossime creazioni; a breve, infatti, per venire incontro alle esigenze di una clientela più “tradizionale” ma anche per cercare di stimolarne la curiosità verso le altre nostre produzioni, realizzeremo una Pils che, tuttavia, si discosterà parzialmente dai parametri classici, assumendo la personalità di “PassionBrewery”. Più avanti, invece, mi piacerebbe rivolgere nuovamente le mie attenzioni verso stili più particolari, ad esempio Gose e BreakfastStout, o rispolverarne e rivisitarne alcuni più vecchi, quali Alt e Indian Porter. Di sicuro, infine, potendo contare sulla tap room, non mancheranno delle oneshot.

 

.

.

 

 

Michele, debuttate sul mercato craft nazionale in un periodo storico in cui la birra artigianale raccoglie sicuramente molti consensi fra nuovi e vecchi consumatori, ma anche in cui consumi e volumi di vendita restano relativamente bassi. A tutto ciò, si aggiunge un panorama molto ampio e capillare di competitors. Non ti chiedo di giocare a carte scoperte col vostro piano marketing, ma se vuoi darci un’idea di cosa avete in mente…

Penso di poter sintetizzare l’idea del nostro piano marketing con una frase: parlare di noi stessi e della nostra passione. A noi piace l’interazione col pubblico, coi nostri clienti, acquisiti o potenziali che siano, e ci piace coinvolgerli regolarmente nella nostra attività, mettendoci la faccia. In questo senso, sin dall’inizio dei lavori a metà 2017, abbiamo adottato una comunicazione costante e trasparente sui social media, per rendere partecipi dell’evoluzione dei lavori del birrificio tutte le persone che hanno avuto voglia di seguirci sin dall’inizio. Ecco perché, a nostro avviso, ricopre grande importanza la tap room che abbiamo deciso di realizzare immediatamente; chi viene a trovarci, infatti, ha la possibilità di parlare direttamente con noi e di scoprire le nostre birre, non solo da un punto di vista squisitamente gustativo, ma anche dal punto di vista storico, tecnico, dei motivi che ci hanno spinto a realizzarle e di quelli per cui le abbiamo create in un certo modo piuttosto che in un altro. Ci piace l’idea che chiunque entri qui dentro, dal consumatore finale al potenziale rivenditore, possa conoscerci a 360° e respirare il nostro concetto di “PassionBrewery”.

.

.

 

Marzio, a te tocca forse la patata più bollente, ossia lo sviluppo commerciale della vostra azienda. A quali mercati strizzate l’occhio con maggior interesse?  Avete deciso di puntare su un’espansione a macchia d’olio, dal centro verso la periferia, o di andare dritti al sodo, esplorando immediatamente quelle piazze, nazionali o internazionali, in cui possa esserci maggior appeal verso le vostre produzioni?

 Abbiamo optato per uno sviluppo circolare, partendo dalla nostra zona, con l’intenzione di allargare progressivamente la nostra area di gravitazione commerciale. E’ chiaro, poi, che non chiudiamo la porta ad eventuali opportunità che possano giungere, da subito, anche da fuori regione; ma l’idea resta quella di intraprendere un percorso progressivo. Ovviamente, riprendendo quanto detto poco fa da Michele, puntiamo molto sulla tap room e sulla possibilità che essa offre di ospitare potenziali clienti interessati ai nostri prodotti.

.

.

 

Per concludere, vi pongo un inevitabile quesito relativo alla scelta di materie prime per le vostre produzioni. Molte di quelle trentine, infatti, si avvalgono di prodotti “a chilometro zero”, grazie soprattutto ad interessanti coltivazioni di luppolo che si stanno diffondendo in regione. Siete già o pensate di diventare in futuro anche voi utilizzatori di risorse locali?

Per quanto riguarda i luppoli, al momento no; troviamo che il rapporto qualità/prezzo non sia ancora livellato con quello dei nostri attuali fornitori esteri. Ma, se un domani dovessimo apprezzare un miglioramento di questo parametro, rendendoli competitivi a quanto utilizziamo, potremmo sicuramente prenderli in considerazione. Discorso diverso, invece, per eventuali materie prime secondarie, quali bacche, frutti, etc.; è tutt’altro da escludere, infatti, la possibilità di rivolgerci a coltivatori di nostra conoscenza per la fornitura di questo tipo di prodotti.

 

 

Maggiori informazioni su PassionBrewery all’indirizzo www.passionbrewery.com.

Tweet

Davide Savorgnani
Info autore

Davide Savorgnani

Milanese di nascita, classe 1975, vengo adottato a 40 anni dalla città di Trento.

Parallelamente agli studi, prima, e, successivamente, alle attività lavorative di carattere commerciale che si susseguono negli anni, coltivo un profondo rapporto sentimentale con la birra; galeotto è l’assaggio di una bottiglia di Chimay tappo blu che, durante un tranquillo pranzo domenicale in età adolescenziale, mi apre le porte di questo meraviglioso universo. La miccia, ormai accesa, porta all’esplosione di una passione totale nei primi anni 2000, quando vengo portato per la prima volta in “Pazzeria”, una birreria di Milano che cambierà definitivamente la mia vita birraria e che diventerà la mia seconda casa; è qui, infatti, che entro in contatto per la prima volta con l’universo craft e che si sviluppa la mia curiosità di conoscere più a fondo quello che amo bere.

Partecipo, così, a decine di degustazioni guidate, a presentazioni di nuovi birrifici e ad altri eventi birrari, consumo libri tematici, organizzo il mio primo (e, purtroppo, per ora ancora unico) tour birrario all’estero – nello specifico in Vallonia – e frequento, in primis, il corso “5° livello cervoisier – Lagermeister” con il compianto Franco Re presso la sua “Università della Birra” (superando con il massimo dei voti l’esame finale per poter accedere al corso successivo) e, successivamente, il “Corso di specializzazione per publican” con Stefano Baladda e Silvana Giordano – docenti accreditati dalla Regione Lombardia – presso UniBirra.

Questa serie di esperienze mi portano ad accantonare la mia predilezione iniziale per un numero limitato di stili, tendenzialmente di estrazione belga, ed estendono i miei orizzonti anche a quelli “meno facili” dei quali, inevitabilmente, mi innamoro. E’ grazie a questa evoluzione che, oggi, a chi mi chiede quale sia la mia birra preferita, ho oggettivamente difficoltà a rispondere…

Slàinte! (dal gaelico “Alla salute!”)