Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 05/2018

31 gennaio 2018

Piero Colombo, il birraio italiano in New Zeland: un anno di avventura!

Piero Colombo, il birraio italiano in New Zeland: un anno di avventura!

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Una volta lo slogan era: “Alla conquista del West”… ora qualcuno va “Alla conquista di un nuovo mondo”.
Oggi a tenerci compagnia e a raccontarci la sua  avventura è Piero Colombo, un giovane lecchese, birraio di professione, che ha scelto proprio la Nuova Zelanda per vivere una avventura fuori dagli schemi.

Dopo un’intervista risalente a circa un anno fa, rieccolo sulle pagine di Giornale della Birra per raccontarci i dettagli della sua vita lontano da casa.

Piero, rieccoci come promesso. Come prosegue il tuo soggiorno in Nuova Zelanda?? Dove ti trovi e in quanto a birre cosa ci racconti?

Ho lasciato la west-coast, forse la zona più piovosa dell’isola e mi sono fiondato verso la Sunny Nelson!

Qui si coltiva il luppolo ed i nomi dei paesi che passo in sella alla mia bici mi sembrano familiari… Wai-iti, Kothau e Waimea, Motueka…. Motueka è anche famosa per la coltivazione di una pianta della stessa famiglia del luppolo e non a caso è piena di hippy.

Il supermercato “medio” ha uno spazio infinito dedicato alle birre artigianali! Diciamo che in tutta la Nuova Zelanda c’è sempre un’ottima selezione e gli scaffali sono refrigerati. Le birre industriali sono in minoranza mentre le craft dominano la piazza con le etichette colorate ed i cartoni “sixpack” superconvenienti sono la merce preferita dei kiwi. Come prezzi non c’è una grossa differenza tra il “lagerone” pastorizzato ed una buona ale, quindi la scelta è ovvia.

Sulla backroad ho trovato il MoutereInn, il più antico pub della nuova Zelanda, costruito nel 1850… direi che merita una visita visto che ha una buona selezione di birrifici locali.

 

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Arrivato nella incantevole Nelson ho iniziato a visitare uno dopo l’altro i birrifici locali: la LighthouseBrewery è gestita da un anziano signore che produce per hobby con un impiantino da 200 litri. La BaysBrewery, invece, ha un impianto molto grande ma vecchio, le birre sono pulite ed aromatiche ma a mio avviso un po’ stucchevoli, i luppoli locali secondo me sono molto “dolci”.

La Sprig&Fern mi entusiasma per l’aroma sprigionato dalla sala cottura che sento in lontananza e per la bacheca ricca di award. Ho avuto anche il tempo di andare a Riwaka, dove mi  ha accolto Matt della Hop Federation impiantino “sporco” da 600 litri, ma tanta simpatia. L’unica birra che mi ha entusiasmato è la Pilsner, che appartiene alle nzpilsner, categoria che non esiste per il bjcp (comunque ogni birrificio in Aotearoa interpreta le ricette con i luppoli autoctoni al posto dei tedeschi ed una piccola percentuale di malto Crystal).

Il mio “provvisorio” posto di lavoro è stato il raccoglitore di mele: ci si spacca la schiena ma mi pace stare all’aria aperta tutto il giorno e conoscere nuove persone.

Altri birrifici degni di nota tra i venti della zona sono il Golden Bear a Mapua ed Eddyline che è una brewpub-pizzeria ma la birraia di origine belga è forse la più brava nel saper gestire i luppoli e finalmente trovo delle ale ben caratterizzate!

 

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Ero rimasto a un tuo vecchio messaggio , dove ci dicevi di aver trovato impiego in un birrificio. Conosciamolo assieme.

Si esatto. Finita la stagione delle mele ho iniziato a lavorare per Sprig&Fern. Il mio mansionario ha previsto un inserimento a supporto della fase di riempimento, confezionamento, imballaggio e spedizioni, ma ogni tanto mi sposto a dare una mano in produzione.

Qui riempiamo (oltre ai classici keg in acciaio) i “rigger”, i bottiglioni di plastica economici da 1.25 litri che vanno nei supermercati e c’è una gestione molto ordinata del magazzino e consegne visto che danno soli 3 mesi di scadenza dal confezionamento. Nel periodo lavorativo maggio-settembre, che purtroppo qui è inverno ho avuto l’occasione di imparare un sacco dai 3 birrai.

Le birre che fanno sono molto pulite e superattenuate, la linea è molto classica sugli stili inglesi ma fanno una sorprendente harvestpilsner… con i luppoli freschi presi dal giardino, una chocolateporter (che è una moda invernale) con aggiunta di peperoncino.

Una bella esperienza lavorare in birrificio dall’altra parte del mondo!

 

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Bell’esperienza sì. Altri birrifici o birre interessanti lungo il tuo viaggio ?

A Nelson ci sono tre ottimi locali dove bere bene: La Bel-Aire Tavern che all’estero sembra un lounge bar fighetto, una casa lussureggiante con palme e luci soffuse… invece si rivela uno dei migliori pub mai visti nella mia vita! Michael il publican è super appassionato ed esperto, mi consiglia un taste mix di 4 delle 27 spine presenti. Mi fa una lista dei locali e birrifici da visitare, mito! Contraccambio con un tour Italo-Belga per la sua prossima vacanza birraia in Europa.

Al Free house il clima è goliardico e spesso fanno musica live ma è il posto giusto soprattutto per chi vuole bere una buona Real Ale!

Il craftbeerdepot non mi piace per via del publican poco amichevole e dei prezzi folli ma hanno sempre delle perle introvabili ed ogni tanto fanno delle serate col birraio; ho l’occasione di riprovare le birre di reinassance e chiaccherare col mastro birraio, la nuova release è una tripel che però come tutte le belghe bevute qui mi fa domandare: why? Per fortuna fa delle ottime ale tra cui una prepotente xpa… e finalmente mi spiega che cosa sono: xtra pale ale, è una pale ale molto carica di luppolo, in pratica una ipa!

 

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Se in Italia abbiamo fermentobirra, qui non si fanno mancare la rivista mensile “gratuita” che vanta 16000 copie! Veramente simpatico il nome “the pursuit of hoppiness” dove sono amatori ed homebrewer a scrivere e fare recensioni, e questo mese c’è un bell’articolo sui dati nutrizionali inseriti in etichetta. I craft più grandi si sono uniformati ai birrifici industriali mettendo in evidenza “thisbeeris 99% sugar free” ed i puristi hanno giustamente aperto una grossa polemica ma in Nuova Zelanda c’è molta ignoranza sul cibo salutare.

Nell’isola del nord Wellington merita una sosta di qualche giorno per visitare la capitale, il museo ed i migliori birrifici della nazione. Parto con il blasonato garage project, la tap room è invitante con un sacco di ipa ben costruite ed esperimenti particolari però mai estremi. Faccio sosta anche alla cellar door a far scorta di lattine che hanno delle etichette molto colorate e pesano meno… Cosa fondamentale visto che viaggio in bici!

Vado a provare anche tuatara che mi è sempre piaciuta per la forma delle bottiglie “a pelle di lucertola” e per i gusti decisi. Al locale hanno qualche piccola produzione con frutta e barricate, tutto molto buono anche se mi aspettavo di meglio.

Passo a Parrot Dog dove mi accoglie Philip, mi fa fare il giro del birrificio aperto da pochissimo ed ancora in costruzione e mi offre una degustazione di tutta la linea disponibile! Ho forse trovato il numero 1 in nuova Zelanda? Come sempre hanno metà linea che è solo ipa, ma sono tutte ben caratterizzate e pulite, si spingono con qualche esperimento i barrique ed una gose. I prezzi sono accettabili e vedo un sacco di professionalità e pulizia… Cosa che manca in questa nazione.

 

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Al brewpubfork e choice merita una visita perché il birraio ha un piccolo impianto e si spinge nello sperimentare birre con gli ingredienti più stravaganti ma mai estreme e sempre dolcine.

A pochi chilometri da Wellington trovo nella stessa zona industriale ben 3 birrifici, la grande panhead che avevo già apprezzato è purtroppo chiusa e vado da boneface: hanno aperto da poco ma trovo le birre non potabili. Passo amareggiato dal vicino Kererù che entra subito nel mio cuore perché finalmente trovo delle rifermentate in bottiglia! Sarà che per quasi 1 anno ho bevuto birre inglesi ma fanno degli ottimi prodotti, la quadrupel e la imperialstout in due versioni, con cocco e con raspberry sono le mie preferite ma anche le ale hanno quel “tocco magico” dei lieviti in bottiglia e con quel pizzico di carbonazione in più danno uno sprint ai profumi dei luppoli.

Mentre mi avvicino ad Auckland trovo un sacco di birrifici ma vedo la qualità abbassarsi ed i prezzi salire mostruosamente, dagli 8 ai 15$ per una bottiglia da mezzo litro mi sembrano eccessivi quando trovo sempre gli ottimi harrington e brb a 5/6$ e dopo la cattiva esperienza nel birrificio Samwill decido di non bere più…

Ad Auckland trovo comunque birrifici e locali interessanti, al porto c’è il tun 16 dove provo gli interessanti birrifici locali, 8wired sicuramente entra nella lista dei migliori mentre gli altri riflettono sempre il mio pensiero di birre sempre molto simili… Le pale ale, ipa, apa… ecc sempre tendenti al dolce con i luppoli locali che danno un’aroma delicato.

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Penso che ci hai dato non poche dritte riguardo un futuro viaggio birrario  ma non solo in Nuova Zelanda. Ora quale futuro?

In nuova Zelanda fanno buone birre, se ci andate in vacanza per un po’ vale la pena provare i loro prodotti, soprattutto le nzpilsner, ma anche il repertorio british. Tutto il cibo costa caro ed anche la birra…

Nel mio breve viaggio in Australia non ho bevuto nulla di eccezionale ed ora mi trovo in Patagonia dove nei piccoli paesi sperduti ai confini del mondo sto trovando tante cervezeria artisianal!

 

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Christian Schiavetti
Info autore

Christian Schiavetti

Classe 1986, originario di Lecco, città che amo in tutto, dal suo lago alle sue magnifiche montagne.

Ho iniziato presto ad appassionarmi al mondo della birra, grazie ad un amico più grande, che mi regalava i primi sottobicchieri, e mi innamorai poi della collezione di birre del fratello. Iniziai poi io stesso a collezionarle. Oggi ne conto circa 1000 – 1100, oltre a bicchieri e altro.

Un’osteria in paese e le prime birre belghe, Kasteel, Kwack, Delirium, Chouffe, le prime trappiste , la Gouden Draak e le prime Baladin, fu amore. Presa la patente, la mia “ scuola” è stata l’Abbazia di Caprino Bergamasco del grande Michele Galati.

I primi viaggi ho iniziato a farli nel 2010, in Belgio per una settimana e li mi innamorai del Lambic; non ho più smesso di viaggiare: Belgio, Franconia, Baviera, Austria, Irlanda, Francia del nord e ovviamente Italia.

Navigo e leggo spesso sul web riguardo questo mondo, dal 2011 faccio birra in casa. Dopo i kit, grazie a un corso MOBI e a due giorni con Pietro del Carrobiolo, sono passato a all grain con buoni risultati.

Come detto, amo viaggiare appena posso e la birra non manca mai, da singoli eventi a locali famosi, dai piccoli birrifici a ben più lunghi beer tour che mi auto-programmo.

Amo le birre luppolate, e quelle parecchio alcoliche, che spesso dimentico in cantina per anni.

Da gennaio 2015 è nato quasi per gioco il mio blog, BIRREBEVUTE365 , supportato dalla mia pagina facebook, dove scrivo singole recensioni di birra, oltre ai miei viaggi e alle partecipazioni a fiere ed sagre, oltre ad un calendario eventi sempre aggiornato.

In futuro vorrei, visto che tra gli amici c’e già chi lavora in questo campo, poter fare della birra un lavoro dalla beer firm al birrificio, o un beer shop, o perchè no scrivere e viaggiare per la birra!!

Potete visitare anche il mio blog: www.birrebevute365.blogspot.it