Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
13 febbraio 2016

La morte ha il gusto del luppolo: tredicesimo capitolo

La morte ha il gusto del luppolo: tredicesimo capitolo


«Bene» riprese Alberico,«allora, mio caro Peter, che ne dici di iniziare dal principio?»

«Dimmi quello che vuoi sapere, te lo dirò!»

Il corpo di Peter era tutto livido ed il gonfiore non accennava a diminuire, anzi!

Dall’unghia estirpata fuoriusciva copioso e denso il rosso fluido della vita.

Scuro,malsano, con riflessi violacei… quel sangue sembrava corrotto, come il corpo da cui sgorgava.

«Parlami dei traffici che intrattieni, dimmi come sono cominciati e come sei giunto a prendere il posto di Malcom».

Alberico si sedette sulla sedia su cui aveva osservato l’iniziale superba baldanza del frate torturato. In mano teneva sempre ben salda la corda annodata.

Le fece fare un giro, un piccolo vortice, atto a ricordare al malcapitato le conseguenze di una menzogna.

Gli occhi di Peter fecero trasparire tutto il terrore che un essere umano era in grado di  provare, concentrato in un solo istante.

Il martoriato deglutì rumorosamente e, sempre con lo sguardo fisso sull’arnese di tortura, iniziò il suo racconto:

«Malcom è sempre stato avido e corrotto. Questo lo sapevamo tutti, qui al convento. Egli aveva dovuto rifugiarsi nella Casa di Dio, prendendo i voti, per sfuggire ai propri creditori. Giocava d’azzardo, fuori da queste mura, molto prima di divenire Frate. Aveva una cicatrice sul volto, non so se l’hai notata…»

«Era grossa come un pugno; difficile non notarla, soprattutto se si esamina un cadavere. Ma non era legata al decesso, quindi ho ipotizzato che fosse un regalo del passato remoto, magari un baio un po’ troppo indisciplinato».

«Invece no… Quella cicatrice è stata un dono di tale Mastro Frank, un fabbro del villaggio di origine di Malcom, Remisville».

«Debiti di gioco?»

«Esatto. Da quello che narrava lo stesso Malcom, la sua decisione di divenire frate fu maturata proprio in seguito allo sfregio che il fabbro gli fece!»

«Ecco da dove deriva la Vocazione di Malcom!» ironizzò Alberico.

«Già. Lui non parlava quasi mai del suo passato, ma di quel Mastro Frank sì. Ne era spaventato… addirittura terrorizzato! Una volta che si entra in un convento o in una Chiesa, al Servizio di Dio, come ben saprai, tutti i debiti e tutte le colpe commesse prima dell’accettazione dei voti sono soggetti ad Amnistia Ecclesiastica».

«Certo, lo so! Nessuno può essere tratto in arresto e processato per crimini antecedenti la Consacrazione a Dio, poiché la Vocazione cancella i crimini dinnanzi a Nostro Signore. Quindi, chi è l’Uomo per poter giudicare e condannare chi è già stato perdonato da Dio? Questa legge canonica, accettata in tutta la Cristianità, deve le sue origini alla Conversione di San Paolo che, da soldato Romano, aveva giustiziato numerosi Cristiani e che poi, fu Folgorato dalla Luce Divina sulla via di Damasco. Essendo stato lui, uno dei peggiori carnefici di Cristiani del suo tempo, perdonato da Dio Padre, allo stesso modo tutte le pecorelle smarrite che si pentono e divengono membri del Clero, debbono essere perdonati».

Alberico trasse un profondo respiro e poi incalzò nuovamente l’interrogato:

«A parte la dubbia conversione di Malcom, cosa ha a che fare il suo ingresso in convento con questo Frank? E perché ve ne ha parlato?»

«Malcom era bravo anche nel ritrarre i visi ed allora consegnò a tutti noi un disegno raffigurante il volto di Mastro Frank; era convinto che il suo creditore non si sarebbe fermato di fronte alla legge, pur di riottenere il maltolto. Quindi ci chiese, nel caso quel suo creditore avesse bussato alle porte del convento, di non farlo entrare».

«E si fece mai vivo, questo Frank?»

«Oh, sì. Remisville non dista troppe miglia da qui, e fu facile per il fabbro scoprire dove Malcom si era trasferito. La somma dovuta doveva essere molto ingente, visto che il fabbro, a costo di riottenerla, si trasferì qui, per un periodo».

«Addirittura?»

«Sì. Per allontanarlo dal convento e da Malcom, l’Abate accampò la scusa che, per poter essere ricevuto privatamente da un Frate nello specifico, si deve essere residenti qui, a Bullhorne Town, diversamente si può solamente partecipare alle Sante Messe e ricevere il Sacramento della Confessione e, in caso di necessità, quello dell’Estrema Unzione».

«Ma questo non è vero! Nella norma le porte di un convento devono essere aperte a tutti i pellegrini!»

«Lo so anche io, ma l’esigenza della sicurezza di un nostro frate non giustifica, forse, una piccola menzogna veniale?»

«In relazione al comportamento successivo di Malcom… sarei tentato di rispondere no… comunque, prosegui».

«Pensavamo che Frank desistesse dal suo intento, ma quell’uomo si trasferì qui e per alcuni mesi fu il secondo fabbro di Bullhorne Town. A quel punto, perfino l’Abate fu costretto a concedergli l’udienza tanto agoniata».

«E come andò?»

«Solo l’Abate potrebbe saperlo. So solo che si svolse a porte chiuse e, per garantire un baluardo di sicurezza a Malcom, a quell’incontro partecipò anche lo stesso Abate».

«Quindi neppure lui mi ha detto tutta la verità… vai avanti!»

«Da quel giorno in poi un gran numero di persone giunse qui al convento. Vennero spesi gli ultimi risparmi del monastero per acquistare botti e tutto ciò che serve per la produzione di birra. Da quel momento iniziò il commercio che ha reso florido questo luogo».

«Ora so come è iniziato tutto. Qualche idea sul perché, dopo la visita di Mastro Frank, il convento abbia iniziato a produrre e a commerciare birra?»

«No, te lo giuro… magari è solo una coincidenza…»

«Non credo nelle coincidenze… bene, ora che hai terminato il tuo preambolo, raccontami degli illeciti legati al vostro commercio».

«Dopo poche settimane, grazie alle ricette dei primi cinque tipi di birra prodotti, il convento iniziò ad avere una certa fama ed anche degli incassi ingenti. Vennero avviati i lavori di ristrutturazione ed anche quelli per creare una vera e propria cantina per la produzione birraia. E fu in quel momento che a Malcom venne in mente di lucrare su coloro i quali arrivavano per proporgli affari».

«Cioè?»

«La gente arrivava e gli cedeva la propria ricetta per birrificare. Malcom provava a produrre una piccola quantità di birra, la degustava e la valutava. In seguito, se il prodotto finale era di suo gradimento, proponeva un contratto agli ideatori: veniva imposto un pagamento fisso perché la birra fosse prodotta dal convento che acquistava la titolarità della ricetta. In seguito l’ideatore prendeva una percentuale sulle vendite, mentre la parte rimanente andava a Malcom che, a sua volta, divideva questo introito tra sé ed il convento».

Alberico sembrava perplesso:

«Non credo di aver capito bene: i birrai PAGAVANO per cedere la propria idea al convento? Ma è assurdo! Da ché mondo è mondo… quando una persona vende qualcosa lo fa per ricevere denaro… non paga per cedere un bene…»

«Ti sto dicendo la verità!»

«Spiegami il senso».

«Non lo so. Lo giuro!»

«Ma ora sei tu a capo dei traffici di Malcom, dico bene?»

«Mi sono arrogato questo diritto, poiché ero il suo assistente! Ma non so ancora tutti gli accordi che c’erano tra Malcom, Frank, l’Abate e i birrai! Lo giuro! »

«Eppure ti ho sentito litigare, ti ho visto perfino mettere le mani addosso a quel tale, Robert! Non mi mentire, Peter, non sono dell’umore!»

La corda intrecciata iniziò nuovamente a roteare vorticosamente.

Di nuovo il terrore si impadronì del frate:

«TE LO GIURO! NON SO NULL’ALTRO! GIURO! GIURO!»

«E allora perché mi sembravi così cosciente dei traffici di Malcom, nel birrificio?»

«HO SOLO VISTO L’OPPORTUNITA’ DI  LUCRARE DI PIU’! NON SO NULLA DEL PERCHE’ QUEI BIRRAI PAGHINO PER CEDERE LE PROPRIE IDEE! LO GIURO! CHIEDILO ALL’ABATE, LUI LO SAPRA’ DI CERTO!»

«E di Samuel? Il giovane Frate che abbiamo trovato senza vita? Che cosa c’entrava lui in tutta questa faccenda?»

«Non lo so! Di Samuel non so assolutamente nulla! Ha stupito anche me la sua morte! Credevo che l’assassino volesse colpire solo Malcom!»

«Un’ultima cosa, Peter: Robert… è lo stesso individuo che spesso e volentieri si ubriacava con Malcom alla taverna, al Black Horse?»

Il frate ritrovò la calma:

«Che io sappia… no. Lui è solo un poveraccio che approfitta della fama che ha acquisito il convento per vendere meglio il suo prodotto. No, l’uomo con cui si ubriacava Malcom… era proprio Frank!»

Alberico restò di sasso.

Ma che diavolo stava succedendo?

Malcom beveva assieme al suo creditore, il quale si era perfino trasferito a Bullhorne Town per parlare con lui, onde recuperare il proprio credito!

Non solo, Malcom era divenuto di punto in bianco un produttore e commerciante di birra, comprando le ricette altrui, che però gli venivano profumatamente pagate e non il contrario!

L’Abate, coinvolto in quella strana e disdicevole situazione, gli aveva volontariamente mentito…

E poi…

No, non poteva essere che Frank, lo stesso Frank che era in credito con Malcom e che nell’ultimo periodo frequentava la taverna con il frate, lo avesse ucciso… sembrava quasi che la loro diatriba economica si fosse estinta o, per lo meno fosse stata dimenticata…

E quel Robert, lui sì che poteva essere un possibile sospettato… ma dell’omicidio dell’esoso Peter, semmai, non di quello di Malcom…

E poi, ancora, Frà Samuel, quel giovane che tutto sembrava tranne che un corrotto, cosa c’entrava?

Quale ennesimo e turpe segreto nascondeva quel convento che, a ragion veduta, sembrava il luogo più diverso sulla faccia della terra rispetto alla Casa di Dio che doveva essere?

 

Alessio Lilliu
Info autore

Alessio Lilliu

Sono nato a Cuneo, ridente capoluogo di provincia piemontese.
Ho sempre amato la Natura e, seguendo questo amore, ho frequentato l’Istituto Tecnico Agrario ed ho proseguito i miei studi conseguendo, nel 2012, la Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari a pieni voti.
Ho sempre adorato la cultura in ogni sua forma, ma ho sempre odiato gli stereotipi.
In particolare lo stereotipo che ho sempre rigettato è quello che riguarda la relazione tra “persone studiose” e “persone fisicamente poco attraenti”. Per ovviare a tale bruttissimo stereotipo all’età di 11 anni cominciai a praticare Judo e ad oggi sono cintura nera ed allenatore di questa disciplina marziale.

Dal 2010 gestisco un’attività commerciale, l’Edicola della Stazione Ferroviaria di Cuneo.
Ho ricoperto nel 2011 anche il ruolo di Vice-Responsabile della qualità all’ingresso in un macello del cuneese e, una volta terminato il mio percorso di studi, nel 2012 per l’appunto, ho deciso di rendere il settore alimentare parte ancor più integrante della mia vita. Creai la Kwattzero, azienda di cui sono socio e che si occupa di prodotti disidratati a freddo e di produzione di confetture ipocaloriche, ricavate tramite un processo brevettato di mia invenzione e di mia esclusiva proprietà. Obiettivo finale della ditta è quello di arrivare a produrre i propri prodotti con un consumo energetico pari a zero tramite l’installazione di fonti di energia rinnovabile, per esempio pannelli fotovoltaici.

Per quanto riguarda la mia passione per la scrittura, nacque in tenera età ed in particolare attorno ai sette anni, quando rubavo di nascosto la macchina da scrivere di mio padre, una vecchia Olivetti, per potermi sbizzarrire a sognare e fantasticare su terre lontane e fantastici eroi.

La mia passione per la scrittura venne ricompensata nel 2010 quando pubblicai il mio primo romanzo, “Le cronache dell’Ingaan”. La mia produzione letteraria prosegue a tutt’oggi con nuovi romanzi.

Dal 2012 sono Presidente di Tecno.Food, associazione che riunisce i Laureati e gli Studenti delle Scienze alimentari in seno all’Università degli Studi di Torino.

La nuova ed affascinante sfida che sto cominciando ad affrontare con enciclopediadellabirra.it mi permette di unire due mie grandi passioni: la scrittura e la birra!

Adoro sperimentare sempre nuove cose e nuovi gusti e questa è un’occasione davvero unica.