Numero 42/2021

18 Ottobre 2021

Macchine ed impianti della birra: filtrazione e stabilizzazione

Macchine ed impianti della birra: filtrazione e stabilizzazione

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La birra, dopo la fermentazione secondaria con relativa maturazione, subisce dei processi atti ad eliminare tutte le impurità ancora presenti in essa; in particolare i lieviti in eccesso, la cosiddetta feccia, eventuali sedimenti e flocculi e residui di luppolo (potenzialmente molto presenti se si esegue il dry hopping).
I processi a cui si sottopone la birra artigianale finita sono:
– stabilizzazione a freddo;
– filtrazione non amicrobica;
– centrifugazione.

La stabilizzazione a freddo consiste nel raffreddamento della birra a temperature prossime a quelle di congelamento e nel mantenimento per alcuni giorni del liquido a tale temperatura in condizioni statiche: questo causa il deposito e la sedimentazione di buona parte dei colloidi e dei solidi sospesi. In buona parte dei birrifici artigianali questo sistema è l’unico sistema attuato per stabilizzare il prodotto.

Housing di filtrazione a campana

La filtrazione è un processo che consiste nella eliminazione, attraverso una azione di setacciatura meccanica, delle cellule di lievito ed di altri prodotti intorbidanti, ancora presenti nella birra matura. Lo scopo di questo processo è di stabilizzare la birra, in modo che non si verifichino cambiamenti visibili per la durata della shelf-life del prodotto. Nell’industria birraia c’è una forte necessità di ottimizzare i processi di filtrazione; infatti, la filtrazione è una operazione critica per la qualità del prodotto finito che ha importanti risvolti sulla gestione dell’intero processo: da una parte può svilire il prodotto se realizzata non correttamente, dall’altra può garantire alta efficienza del processo con costi ridotti. Esistono molti sistemi e tipologie di filtro, che si adattano a volumi di prodotto da trattare ed investimenti economici molto differenziati. I sistemi più diffusi nei piccoli birrifici sono i cosiddetti housing a cartucce, ovvero delle piccole campane con degli elementi filtranti sostituibili a porosità determinata. Si tratta di impianti compatti, di piccole dimensioni, idonei a lavorare piccoli volumi di prodotto, anche gasato, evitando il contatto con l’aria e la relativa ossidazione.

I filtri a cartoni sono anche sistemi economici ed efficaci, ma decisamente più complessi da gestire e sempre meno diffusi. I sistemi che impiegano coadiuvanti, come le farine o il PVPP, uniscono ad una maggior efficienza e minor costi di gestione la necessità di funzionare su grandi volumi e generano alte quantità di scarti, con difficoltà di smaltimento.

 

Filtro a cartoni

 

La birra stabilizzata e filtrata può essere direttamente imbottigliata, oppure viene immessa in un tank polmone a pressione ed a temperatura refrigerata in attesa di essere imbottigliata o infustata. In questi serbatoi la birra deve sostare per un tempo minore possibile per evitare riscaldamenti che potrebbero pregiudicare la stabilita microbiologica e quindi organolettica. Buona norma è che la birra deve stazionare per massimo di 2-3 giorni prima di essere confezionata.

 

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Dopo aver frequentato la celebre Scuola enologica di Alba, ho conseguito le lauree in Scienze viticole ed enologiche, Scienze e tecnologie alimentari e Biotecnologie vegetali presso l’Università degli Studi di Torino. Più per vocazione che per professione, mi dedico all’insegnamento tecnico di settore alimentare come docente presso l’IIS Umberto Primo, l’ITS Academy Agroalimentare e l’ITS Academy Turismo del Piemonte. Amo, inoltre, lavorare come consulente di innovazione nelle cantine, nei birrifici e nelle aziende agroalimentari, anche grazie all’esperienza maturata con il Birrificio contadino Cascina Motta, di cui sono proprietario, dove ho messo a punto la produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione brassicola completamente a filiera aziendale (maltazione compresa). Inoltre sono editore di Giornale della Birra, Giornale del Caffè e Giornale del Cioccolato e divulgatore scientifico come collaboratore presso altre riviste e giornali tecnici di settore. Grazie ad un po’ di gavetta, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo giornale: a distanza di oltre 10 anni dalla messa on-line, non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Informazioni di contatto professionale: massimo.prandi@giornaledellabirra.it