Numero 41/2021

15 Ottobre 2021

Raccolta ed essiccazione hobbistica del luppolo: alcuni coinsigli

Raccolta ed essiccazione hobbistica del luppolo: alcuni coinsigli

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Finalmente, dopo tanti mesi di attesa, siamo riusciti a raccogliere i coni del nostro luppolo. Verificata la giusta consistenza che, come detto in un precedente articolo, dev’essere cartacea, ed eventualmente verificata la presenza di luppolina tagliando a metà un cono in senso longitudinale, possiamo passare alla fase di conservazione. Questa è una fase molto importante per garantire che il luppolo arrivi alla produzione di birra integro dal punto di vista del contenuto di luppolina e privo di contaminanti quali muffe e batteri.

 

La cosa migliore è procedere alla sua essiccazione, come d’altra parte si usa anche in ambito industriale. Per le esigenze limitate di un homebrewer casalingo può essere sufficiente un essiccatore domestico, che si trova facilmente in commercio a prezzi più che accessibili. I modelli sono svariati. Io ho scelto un modello a cestelli rotondi traforati da impilare uno sopra l’altro. È importante che l’apparecchio monti un selettore di temperatura, in modo da poter selezionare quella più adatta. Una volta staccati i coni dalla pianta madre, aiutandosi con le forbici, si posizionano nei cestelli, ricoprendo poi il tutto con il coperchio. La temperatura dev’essere abbastanza bassa, trattandosi di materiale molto delicato. Io ho optato per i 40°C per una notte. L’aria calda ricircola continuamente ottenendo un’essiccazione omogenea.

 

I coni essiccati vanno poi riposti in freezer fino all’utilizzo. La cosa ottimale sarebbe di inserirli in un sacchetto sottovuoto. A questo scopo esistono anche in questo caso dei piccoli apparecchi domestici che consentono di aspirare l’aria da sacchetti appositi. In alternativa si possono semplicemente pressare i coni in un sacchetto di plastica trasparente espellendo quanta più aria possibile contemporaneamente e chiudendo poi il sacchetto con un legaccio.

Una volta riposti in freezer, i coni sono pronti all’utilizzo. All’homebrewer casalingo dà una grande soddisfazione poter produrre una birra utilizzando luppolo prodotto da lui stesso, vantandosene naturalmente con gli amici!

Al prossimo e ultimo articolo dedicato alle cure invernali delle piante.

 

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Enrico Garda
Info autore

Enrico Garda

Sono nato a Torino nel 1961 (ormai viaggio per i 60!), ma mi considero lombardo di adozione, perché abito in provincia di Lecco da ben 45 anni, dove mi sono sposato con Patrizia e ho avuto 3 figli (ho già anche 2 nipotine). Sono stati proprio i miei figli, conoscendo la mia passione per la birra, che un Natale di due anni fa mi hanno regalato un kit per fare la birra in casa. La scintilla devo dire che non è scoccata subito. Il kit è rimasto in cantina per qualche mese. In questo tempo ho meditato, mi sono informato, ho letto e poi…mi sono lanciato nel vuoto. E dico proprio nel vuoto perché “Nessuna esperienza precedente può averti preparato per assistere alla carneficina a cui assisterai fra poco”, come dice Dan Aykroyd a Eddie Murphy in Una poltrona per due. Naturalmente esagero, però i problemi che si devono affrontare durante la preparazione della nostra bevanda preferita sono tanti e a volte difficili da risolvere. Ho pensato allora di mettere a disposizione la mia piccola esperienza (ho fatto fino ad ora una decina di birre diverse, provando tecniche e stili vari) di homebrewer molto casalingo a chi vuole entrare in questo mondo veramente affascinante. Ho una predilezione per le birre tedesche, che sono, come loro, intendo i tedeschi, asciutte e di poche parole. Pochi fronzoli, niente gusti strani, il malto ed il luppolo che dominano su tutto. Ma mi piace anche sperimentare. Se qualcuno vorrà poi condividere con me le sue esperienze ben venga. Ho poco da insegnare e tanto da imparare.