Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
12 maggio 2014

Birra: il prebiotico in un boccale!

Birra: il prebiotico in un boccale!

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La birra, oltre ad essere una bevanda ricca di sostanze antiossidanti, polifenoli, minerali ed a basso tenore alcolico, contiene alcune principi nutrizionali molto importanti per la dieta e la salute umana, tanto da poter essere considerato un alimento prebiotico.
Gli alimenti prebiotici rientrano in quelli che sono definiti cibi funzionali, intendendo per essi quelle sostanze che hanno la capacità, dimostrata su basi scientifiche, di determinare un miglioramento nello stato di salute o una prevenzione nei confronti di condizioni patologiche.

Secondo sempre la definizione del Ministero della Salute il termine prebiotico indica sostanze di origine alimentare non digeribili che, assunte in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività della flora batterica intestinale.
La birra può essere considerata un alimento prebiotico perché contiene inulina, una speciale fibra idrosolubile dell’orzo e fruttoligosaccaridi (FOS) derivati sempre dall’orzo, ingrediente base della birra.  Si tratta di fibre solubili composte da lunghe catene di fruttosio, caratterizzata da un ridottissimo apporto calorico (100kcal/100g). Sono tutti carboidrati non digeribili che agiscono con due meccanismi, da una parte richiamano l’acqua nel colon e idratano il materiale intestinale migliorando le funzioni dell’intestino, dall’altra regolano la digestione degli zuccheri e dei lipidi introdotti con la dieta.  Numerose ricerche hanno dimostrato che favoriscono la digestione, riducono i gas intestinali e migliorano la microflora intestinale.
Inulina e FOS, una volta ingeriti,  non vengono idrolizzati dagli enzimi del tratto digestivo e non vengono assorbiti dalla mucosa gastrointestinale, giungendo intatti nel colon.  A livello dell’apparato intestinale sono metabolizzate preferenzialmente da Bifidobatteri, contribuendo così allo sviluppo e al mantenimento dei microrganismi endogeni benefici, in particolare Bifidobatteri e Lattobacilli.

 

Immagine al microscopio di Bifidobatteri

 

Questa condizione limita la presenza e la crescita dei batteri patogeni e dannosi, come Clostridi, Escherichia coli e di altri ceppi batterici potenzialmente patogeni o dannosi. L’attività prebiotica limita anche la formazione di sostanze lesive all’interno del tubo intestinale, prodotte appunto dai microrganismi patogeni gastrointestinali.
Le fibre idrosolubili contribuiscono, inoltre, a ridurre la colesterolemia sanguigna, per questo la birra è una bevanda a basso indice glicemico. Inoltre, le fibre solubili, in sinergia con le destrine  determinano un’azione protettiva nei confronti del cancro del colon, contribuendo a tutelare la permeabilità intestinale e a causare un graduale assorbimento del glucosio dall’intestino nel sangue.

Redazione Giornale della Birra
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