Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 15/2018

9 Aprile 2018

Ognuna il suo stile: Meditate gente…meditate!

Ognuna il suo stile: Meditate gente…meditate!

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“Birra, e sai cosa bevi! Meditate gente, meditate!” Era il 1980 quando Renzo Arbore invitava gli italiani a fidarsi della bontà e genuinità di questa bevanda antica come la storia dell’uomo in una memorabile campagna pubblicitaria per AssoBirra entrata nella storia del costume italiano.

Il noto clarinettista foggiano non sapeva che era uno dei migliori consigli che si possano dare.

I benefici della meditazione sono tali da sembrare, francamente, incredibili.

 

Tradizionalmente per meditazione si intende la concentrazione della mente in un sol punto mentre, per contemplazione si intende la capacità di lasciar riposare la mente nel suo stato naturale. È una pratica volta quindi all’auto-realizzazione. Lo scopo religioso, spirituale, filosofico o il miglioramento delle condizioni psicofisiche nella meditazione sono una scelta prettamente personale.

 

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Nel mondo brassicolo, parere del tutto personale, meditare e contemplare coincidono con la degustazione attenta, rispettosa, educata coscienziosa di birre trappiste. Un momento in cui il tempo si ferma per dare spazio ad un momento magico.

 

Si definisce birra trappista una birra brassata da monaci trappisti o sotto il loro diretto controllo.

I cistercensi della stretta osservanza, o trappisti (in latino Ordo Cisterciensis Strictioris Observantiae), sono un ordine monastico di diritto pontificio.

La nascita dell’ordine si deve ad Armand Jean Le Bouthillier de Rancé (1626-1700). Di nobile famiglia, entrò nello stato ecclesiastico senza vocazione, condusse vita mondana e dissoluta e accumulò numerosi benefici: fu abate commendatario di Notre-Dame de la Trappe. Attorno al 1657 decise di convertirsi, iniziò a disfarsi dei suoi averi e vendette il suo castello di Véretz. Il 26 giugno 1664 prese i voti.

 

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Dei 176 monasteri trappisti nel mondo (Censimento di Gennaio 2015) solo dodici producono birra (sei in Belgio, due nei Paesi Bassi, uno negli Stati Uniti, uno in Austria e uno in Italia). Solo questi undici birrifici sono autorizzati ad etichettare le loro birre con il logo Authentic trappist product (“Autentico prodotto trappista”) che indica l’osservanza di una serie di regole stabilite dall’Associazione Internazionale dei Trappisti nata nel 1997 per prevenire l’uso improprio del marchio trappista da parte di compagnie commerciali non autorizzate. Quest’associazione creò un logo che può essere assegnato a vari prodotti (formaggio, birra, vino, etc.) che rispettino precisi criteri di produzione. Per le birre i criteri sono i seguenti:

 

  • La birra deve essere prodotta all’interno delle mura di un’abbazia trappista, da parte di monaci trappisti o sotto il loro diretto controllo.
  • La produzione, la scelta dei processi produttivi e l’orientamento commerciale devono ovviamente dipendere dalla comunità monastica.
  • I ricavi della produzione di birra devono essere diretti al sostentamento dei monaci e alla beneficenza e non al profitto.
  • L’associazione ha valore legale e il logo serve a dare precise garanzie al consumatore sul prodotto offerto e sulla sua fabbricazione.

 

Nome

Nazione

Sito Web
Engelszell Austria www.stift-engelszell.at
Achel Belgio www.achelsekluis.org
Chimay Belgio www.chimay.com
Orval Belgio www.orval.be/en/8/Brewery
Rochefort Belgio www.abbaye-rochefort.be
Westvleteren Belgio http://sintsixtus.be
Westmalle Belgio www.trappistwestmalle.be/en/page/brouwerij.aspx
Mont des Cats Francia www.abbaye-montdescats.com
Tre Fontane Italia www.abbaziatrefontane.it
La Trappe Olanda www.latrappetrappist.com
Zundert Olanda www.zunderttrappist.nl
Spencer U.S.A. www.spencerbrewery.com

 

Tripel (o anche Trippel) era originariamente il nome che, convenzionalmente, usavano i mastri birrai trappisti del Belgio per descrivere la loro birra più forte. Erano infatti divise in tre categorie: enkel (di base), dubbel (doppie), e tripel (triple). Nonostante l’importanza della “Santa Trinità” nella Chiesa, la scelta dei tre tipi di birra fu dettata dal caso.

Uno dei motivi per cui nacque la Tripel fu il Vandevelde Act del 1919, una legge belga che non fu abrogata fino al 1983, che proibiva la vendita e la somministrazione di superalcolici, in particolare del gin. Dal momento che la legge non prevedeva nulla riguardo vino e birra, iniziarono ad essere commercializzate delle birre più forti.

 

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Le Dubbel (esempio la Rochefort 6) sono di colore ambrato carico tendente al bruno, con sentori di frutta secca e disidratata (prugne, uva passa, ciliegie), una più che discreta carbonazione e un finale secco che attenuano con decisione la percezione dell’alcol (il cui valore  è tra 6 e 7.6%).

Le Tripel (esempio la Chimay Tappo Bianco) sono invece dorate e decisamente alcoliche (7,5-9,5% in volume). Al naso, nette sono le sensazioni fruttate (arancia, banana) e speziate (pepate e anche fenoliche) conferite dal lievito, che s’intrecciano e “giocano” con gli apporti di malto e luppolo (fiori); mentre il finale moderatamente amaricante, di taglio secco – con il calore etilico reso appena percettibile anche grazie alla generosa gasatura – e il retrogusto delicatamente gestito le rendono birre “pericolose”, in quanto estremamente facili da bere.

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Giovanni Messineo
Info autore

Giovanni Messineo

Giuliano di adozione di origini siciliane (nato a Palermo nel 1972), dal 2009 vivo a Gorizia.

Perito elettrotecnico mancato ho un diploma informatico e prediligo tutto ciò che riguarda la tecnologia a supporto delle attività umane (senza però sostituirle).

Lavoro nel settore della siderurgia da anni occupandomi di Operation e formazione del personale italiano ed estero.

Sono appassionato della nostra bella lingua italiana e credo fermamente in una comunicazione che sia chiara, diretta e concisa per evitare dubbi e/o incomprensioni.

Mi piace affrontare nuove sfide cercando i miei limiti. Mi dedico con passione, sempre da autodidatta alla musica (suono l’armonica a bocca e la batteria), “fai da te” in generale. Incido il legno con il pirografo dedicandomi alla mtb, corsa e sport vari.

La passione per l’homebrewing nacque per caso nel 2012.

Al mio rientro da una lunga permanenza in Cina, mia sorella e mio cognato per il mio compleanno mi regalarono il primo KIT.

Dopo un paio di anni di pratica, esperimenti, assaggi, degustazioni, mi sono appassionato passando al metodo “E+G” in quanto permette di esprimere un pò di più la mia creatività di Mastro Birraio (da cui il nome MMB).

Da allora progetto, sperimento e realizzo una vasta gamma di prodotti per i quali creo in modo autonomo anche le relative etichette che hanno un filo conduttore con la birra e la sua storia.

Non ho mai smesso perchè lo trovo un passatempo che rilassa, mi diverte, mi soddisfa e riempie la casa di ottime fragranze.

Inoltre amici e parenti apprezzano. Le loro critiche mi danno modo di migliorare sempre.

Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma…(in birra)